Archivia 28/03/2013

Le donne parlano di violenza

In questa pagina pubblichiamo alcuni brani delle interviste realizzate nel corso del progetto Prenditi per mano. Campagna informativa per contrastare la violenza contro le donne. Un progetto di contrasto alla violenza contro le donne realizzato nel 2010 dall’Associazione BLIMUNDE, con i Comuni di Cernusco S/N, Pioltello, Vimodrone.

Perché le donne sono insicure?

le motivazioni sono tante perché ci si può sentire deboli perché non abbiamo avuto mai situazioni alla pari con chi si confronta con noi. Sul lavoro per esempio o quando sei già mamma devi fare la mamma e non puoi fare altro, invece non è vero e lì ti senti diversa, meno avanti rispetto al compagno.

(…) per quanto riguarda il subire la violenza che non vedo come violenza fisica in questo caso, sono … i sensi di colpa … nel mio caso gioca molto .. del tipo .. se io penso di aver fatto una cosa non del tutto giusta, se poi vengo ripresa, mi si fa notare, oppure vedo qualcosa che non approvo fino in fondo, io non lo faccio presente, sto zitta perché secondo me prima ho sbagliato e quindi il senso di colpa mi schiaccia. … Perché non esco da questo giro? (F1-e)

Perché le donne subiscono violenza?

a me la violenza fa venire in mente la guerra e la guerra che cos’è se non un modo per conquistare, avere più potere? Quando si fa violenza su una persona è perché io ho più potere di te, posso farlo perché sono più forte, devo controllarti. Secondo me è una caratteristica culturale più tipica dell’uomo che della donna, quella di voler affermare il proprio potere (F3-m);
Quando io subisco una violenza reagisco, se non reagisco è perché non ne ho i mezzi: economici e non ho l’attenzione (degli altri intende) perché se una donna scompagina l’ordine che secondo la società è quello che deve essere, ha il deserto intorno. … (F1-r)
(…) però non abbiamo gli strumenti, non siamo allenate come potrebbero essere gli uomini e poi appunto abbiamo tutta la società intorno che ci colpevolizza. La società non vuole che cambi niente, perché deve cambiare? (F 1f)

Cos’è la violenza contro le donne?

È distruttiva perché lascia le donne da sole, le copre di vergogna, le fa sentire diverse da chi la violenza non la subisce.

Subire violenza è quasi una colpa… e anche psicologicamente una si sente inferiore per aver subito una violenza di tipo psicologico e sono proprio quelle che ti fanno sentire inferiore, stupida per averla subita. Quindi è una specie di gatto che si morde la coda (F2-l).
la violenza presuppone la mancanza di rispetto delle persone. … La violenza può essere fisica ma anche più sottile, come affermare il proprio potere su quella persona, di predominio (F3-m).

Le immagini della violenza

Terrore, odio, paura, rancore, disgusto, disprezzo.
(riferendosi alla morte del padre) io non odio, io non ho provato niente, il niente totale e penso che sia la cosa peggiore. … Ho avuto paura di questo niente totale. (…) Il niente è niente. È’ la cosa più brutta di questo mondo. (F3-f)

I luoghi della violenza

La gran parte delle violenze contro le donne avviene tra le mura domestiche ma, spesso, sono indicati i luoghi esterni come quelli che maggiormente “mettono paura”.

Le donne declinano sapientemente quest’apparente contraddizione, imputando ai media e a certi stereotipi culturali l’immagine della violenza come “luogo esterno”, e anche contestualizzando gli avvenimenti:

Penso che le donne possano sentire la paura secondo la loro situazione personale: la persona che vive un contesto familiare insicuro avrà paura anche in casa immagino, se vive una situazione difficile nel lavoro vivrà una situazione di angoscia anche andando al lavoro (F3-m).

Cosa vogliono le donne? E cosa suggeriscono?

Desiderano servizi adeguati, con operatori opportunamente preparati ad accogliere le donne vittime di violenza e molte lamentano la scarsità/assenza di questi servizi sul loro territorio:

creare, a mio giudizio, dei modi (sportelli, telefoni, questi …) accessibili per le donne che si sentono in difficoltà e sole, soprattutto, in modo da non lasciarle da sole, in modo da favorire lo scambio delle informazioni. (F3-p).

Chiedono informazione,

le donne devono sapere con chiarezza quali sono le loro tutele, i loro diritti e riferimenti in materia di violenza. Ma anche quel sapere che aiuta le persone a fare, a cambiare:
innanzitutto spendere più soldi per programmi di questo tipo (rif. al progetto in atto), meno omertà, e più consapevolezza che un abusato può essere un abusante. (…) La violenza non è sempre degli altri, gli altri non sono sempre gli altri, possiamo essere noi (F3-f).

Vogliono un cambiamento educativo e culturale:

La questione culturale, connessa a quella educativa è molto importante:
per me questa è la parte fondamentale: mettere le donne, istruirle fin da piccole, in condizione di scegliere, sapere cosa è giusto per l’uno o per l’altra … (F2-mc)
Anche le famiglie, nel loro piccolo, devono promuovere modelli di parità tra maschi e femmine, di rispetto, condivisione e di scoraggiamento dei comportamenti aggressivi e violenti.

Suggeriscono di costituire dei gruppi di donne volti alla ricerca del lavoro e dello scambio di attività, che possano permettere loro di costruirsi l’indipendenza economica;

Suggeriscono di costruire la solidarietà tra le donne, intesa come momenti collettivi, di auto-mutuo aiuto e anche di azione nel contrasto alla violenza, per la costruzione della consapevolezza di sé e del proprio vissuto, per la promozione di comportamenti e attitudini virtuose:

prendere consapevolezza di sé, avere più autostima, confrontarsi di più con le altre (F2-l);

A cura di Lia Lombardi

Vedi l’abstract della ricerca e la presentazione della campagna

Immagine:
www.repubblica.it/2006/05/gallerie/cronaca/corteo-violenza-donne/1.html

Padre violento e decadenza della potestà genitoriale

Padre violento, separazione e patria potestà. I timori di una mamma rispetto alla possibile “ricomparsa” del padre in futuro.

Nel 1997 ho sposato il padre di mia figlia, che oggi ha 13 anni. Il matrimonio è sempre stato difficile poiché costellato da ogni tipo di violenza fisica e psicologica, tanto che numerose denunce sono state presentate alle autorità nel corso del tempo. Ho divorziato oramai da parecchi anni da quest’uomo che è sempre stato aggressivo, indolente e dedito all’uso di sostanze stupefacenti, insomma un delinquente.

I procedimenti di separazione e di divorzio sono stati lunghi e molto sofferti, in particolare in relazione all’affidamento di mia figlia che, fortunatamente, è stata affidata in via esclusiva a me, con possibilità del padre di vederla alla presenza dei servizi sociali. Da qualche tempo, il padre non ha più contatti con nostra figlia e non corrisponde neanche il mantenimento! Nonostante ciò, temo che il medesimo possa ricomparire all’improvviso e pretendere di assumere decisioni importanti sul suo futuro.

Gentile Signora,

la normativa prevede che i figli restino soggetti alla potestà dei genitori sino alla maggiore età e che la stessa sia esercitata di comune accordo dal padre e dalla madre. La potestà genitoriale, però, deve essere rivolta all’esclusiva e totale cura dei figli, al loro benessere psico-fisico e ogni carenza quale l’assenza, il disinteresse, la superficialità nei rapporti oltre naturalmente alle carenze materiali, devono essere considerati elementi da cui può dedursi l’inadeguatezza del genitore all’esercizio dell’incarico a lui spettante.

A tal proposito, l’art. 330 c.c. prevede la possibilità che il Giudice possa pronunciare la decadenza dalla potestà dei genitori tutelando, in tale modo, il minore da condotte gravemente pregiudizievoli. La giurisprudenza, invero, per condotta pregiudizievole intende non solo maltrattamenti fisici, gravissime trascuratezze, disinteresse e/o incapacità di un comportamento assistenziale verso la propria prole, ma tutte quelle condotte che non danno in sé affidamento circa la capacità di mantenere, istruire, educare la prole .

Ove, dunque, sussista una reale minaccia per lo sviluppo psico-fisico della minore potrà proporre avanti il Tribunale dei Minori territorialmente competente domanda volta alla declaratoria di decadenza della potestà nei confronti della figura paterna.

Cordiali saluti

Avv. D.M. Sportello Donna Cernusco sul  Naviglio

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Enrica e le sue amiche di carta

Sabato 23 in Biblioteca a Cernusco si è tenuta la presentazione del libro Enrica e le sue amiche di carta delle Edizioni Libera Università delle donne. Si tratta di Ricordi, lezioni e scritti di Enrica Tunesi, una delle insegnanti della nostra associazione, la Libera università delle donne, morta nel 2009.

La presentazione del libro è stata voluta da chi l’aveva incontrata e apprezzata, soprattutto per celebrare il ricordo di un’amicizia e di uno scambio durati dieci anni, dal 1998 al 2008.

La sala Camerani era quasi piena, insolitamente affollata per un sabato pomeriggio: parenti, amici, associate della LUD, ma anche ascoltatori che non avevano né conosciuto Enrica né letto il libro, tante facce nuove, un pubblico vario insomma. E’ stato un bell’incontro, un’esperienza significativa, una comunicazione realizzata. Enrica aveva scritto:

“Penso agli amici come a un coro greco: capaci di accompagnarmi, di ascoltare, di piangere, di gioire, di commentare con me la vita. Naturalmente la parte è intercambiabile: certe volte non io sono protagonista, ma loro, e la funzione di accompagnamento passa a me”.

Credo che in Biblioteca siamo stati un po’quel “coro greco”: tanti e tante sono intervenuti con il loro apporto personale. Mi sembra che sia avvenuto uno scambio autentico: il mondo interiore di Enrica con le persone e le cose che amava è diventato un po’ anche quello dei presenti.

Nel corso degli anni il gruppo Lud di Cernusco aveva costruito con lei un potentissimo legame fatto di carta stampata che le faceva dire:

“Noi che leggiamo, ci inseriamo in un mondo che sentiamo vivo, vero, anche se non è il nostro mondo”.

La sua predilezione andava alle scrittrici di area anglosassone, il suo scopo era quello di farle rivivere e più ci riusciva con noi, più ci sentiva vicine, anche se in passato aveva dichiarato di non desiderare né maestre né allieve. Io invece la consideravo una maestra capace di trasmettere l’amore per i libri:

“…Il fuoco vero alla mente lo dà la poesia, la filosofia, la letteratura. Amo di me le letture che ho fatto, le cose che so attraverso di loro, certo più di mie eventuali qualità morali…”.

E diceva ancora:

“Io vivo di parole e per le parole in continuazione. Io impazzisco di gioia se ascolto una bella poesia… Amo le parole che diventano coscienza, carne e sangue, emozioni…”.

Non so pensare a una più appassionata dichiarazione d’amore, a una più netta assegnazione di valore. Le sue amiche di carta sono le scrittrici ottocentesche come Jane Austen, Emily e Charlotte Bronte, Mary Shelley, la Marchesa Colombi, ma anche le autrici moderne e contemporanee: Margaret Atwood, Alice Munro, Amelie Nothomb, Anna Kavan, Angela Carter, Irene Nemirovski, solo per citarne alcune.

Enrica mirava a cogliere la specificità della loro scrittura:

“cioè quello che le donne in quanto tali sanno esprimere e che non è di tutte le scrittrici”.

E non solo le loro parole le si stampavano in testa, come dichiarava, ma anche le storie inventate o tratte da materiale autobiografico si imprimevano in lei. Alice Munro ha detto in un’intervista:

“Le situazioni non sono autobiografiche, tutte le emozioni certamente lo sono”.

Questo mi sembra particolarmente vero per Enrica. Amiche di carta sono anche i personaggi femminili cui le autrici avevano dato vita: Jane Eyre, la sposa Denza, la pazza Bertha, la ragazzina Antoinette, la signorina Fubuki Mori e tante altre più e meno note. Donne che raccontano e donne raccontate erano davvero diventate parte del suo mondo interiore e questo lo si capiva al volo sentendola parlare.

scansione0002Ci ha insegnato, con quello che sapeva e con quello che era. E noi abbiamo imparato. Ora c’è anche un libro suo, nato dal lavoro di recupero e trascrizione dei suoi manoscritti. Il mio ricordo di lei non ha vacillato in questi anni dopo la sua morte, ma certamente il libro che raccoglie i suoi appunti per le lezioni e altri scritti autobiografici, gli ha dato forza, ha aggiunto emozione, ha fatto crescere il sentimento dell’amicizia che è una preziosa forma d’amore.

Vorrei invitare a leggere il libro di Enrica, a entrare in contatto col “tono della sua voce” che propone una lettura, un personaggio o una scrittrice; per me questo tono aveva finito per contare quasi di più delle storie che ci presentava.

Sono sicura che Enrica, donna intelligente e ironica, borghese e trasgressiva, ricca di spirito e di buon senso, amante del gotico del noir e delle fiabe, possa comunicare molto di sé anche a chi non l’ha conosciuta . Nel penultimo scritto del libro, intitolato Feminist woman?, parla del suo particolare percorso nel femminismo a partire dall’iniziale fastidio provato quando, donna stanca e annoiata, aveva cominciato a sentirne parlare, all’accostamento alle dissidenti del Movimento di Liberazione della Donna alla palazzina Liberty. Di quel periodo annota questa riflessione:

“Apparentemente io ero fortunatissima: avevo un marito in carriera, due figli bellissimi e una tranquilla vita famigliare. Il vuoto che sentivo dentro e che era la mia infelicità era difficile da dire: non mi possedevo e quindi non potevo raccontarmi.”

Erano gli anni ’70:

“mi ci voleva un grande coraggio a piantar lì i bambini e a uscire di sera per tornare a casa tardissimo… Mio marito si aspettava invano che da queste uscite venisse fuori qualcosa di buono per lui… Io ero animata da una specie di puntiglio disperato …”

In seguito l’esperienza della Libreria delle Donne, poi abbandonata, l’aveva incentivata a leggere di tutto in pochi anni, comperava i libri che entravano a far parte della sua biblioteca e dava loro una chiave di lettura femminista; anche al cinema esercitava la stessa ottica e le sembrava di capire e gustare meglio.

Quando l’abbiamo conosciuta noi, oltre vent’anni più tardi, scriveva: aveva imparato a raccontarsi, quindi voglio pensare che finalmente si possedeva.

Ora il libro di Enrica è l’occasione di un ultimo abbraccio che è sempre possibile rinnovare: basta riaprirlo ogni volta che lo desideriamo. E contemporaneamente se ne aprono decine di altri dove incontriamo di nuovo le sue e le nostre amiche di carta.

Rosaura Galbiati

Non è amore

L’amore non c’entra niente.

Femminicidio: una guerra.Prevenire o curare?

Interviene Alessio Miceli, della Associazione Maschile plurale
Coordina Eleonora Iula, sezione Anpi di Melzo (Associazione nazionale partigiani italiani)
Dibattito organizzato da Anpi Melzo in collaborazione con il Comune di Melzo e il Liceo Giordano Bruno
Letture a cura di Tino Danesi
Martedì 26 marzo ore 20.30
palazzo Trivulzio, Sala Vallaperti, via Dante 2, Melzo
In questo incontro il femminicidio è visto dalla parte degli uomini che si interrogano e provano valutare cosa fare per  cambiare la cultura il modo di pensare maschile. Spiega Maria Piccirillo, dell’Anpi di Melzo:

Appenderemo alle pareti i nomi delle donne uccise nel 2012 ed evidenzieremo, come risulta dai dati forniti dalla Casa delle donne maltrattate di Bologna, che gli omicidi sono compiuti da mariti, figli, conviventi, nipoti.., tutte persone vicinissime alle donne.

L’incontro fra parte di una collaborazione che inizia nel 2012 tra Anpi e liceo scientifico G.Bruno e precisamente con il gruppo teatrale Paersonaetis.
Il progetto prevede di approfondire 3 date (uguali ogni anno: 27 gennaio, 8 marzo, 25 aprile).
Ogni data  è articolata in questo modo: è previsto uno spettacolo teatrale eseguito dal gruppo teatrale coordinato dalla prof.ssa Cristina Ballotta, a cui segue un incontro aperto sul tema inerente la data trattata.
Per l’otto marzo la sera del 9 i ragazzi e le ragazze hanno rappresentato L’ALTRA META’ DEL CIELO al Teatro Trivulzio di Melzo.

Nero

Occhi Neri D’Ebano
il tuo sguardo è molle
Mi riga il petto, lo asciuga
graffi duri come solchi
non c’è un seme che germogli.
L’alito azzurro dei rami è breve
e onde nel grano tacciono
Spighe minute, infrante
da massi di miserie
come macina, il tempo
Ma tu lasciami i giorni
se son fragile
fior di vetro in inverno
basta un soffio a piegarmi
e temo la rugiada.
Ogni Notte Dev’Essere
scura
L’ombra lunga del lampione è un urlo
senza voce
si arrampica al cielo
E stelle cadono, a vedere me
che aspetto
la sera calma in cui spiccare il volo
libera
fra i denti radi d’un castello.
L’attesa è fiato, pane e cammino
e onde e memoria il mio treno
Occhi e naso non bastano
lo vedo
A capire la notte
l’odore del silenzio
Ma ci si abitua a tutto
com’è vero
alla cenere più che al fuoco acceso
e il buio è mite
placa il cuore e  i flutti
Sull’argine di un giorno, il mio
senza orizzonte ormai
senza più tempo…
Ti ascolto.
È così vicina, qui
la luna!
Sabrina Calzia
 

Image: 'Noche de luna llena - Full moon night'
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Libriamoci a Bussero

Il 28 marzo, alle ore 21 il gruppo Libriamoci di Bussero discuterà del libro di Jeanette Winterson:

Perchè essere felice se puoi essere normale?

Appuntamento alla biblioteca pubblica di Bussero. Libriamoci è un gruppo di lettura che Paola Gioffredi descrive così:
Le nostre serate di lettura sono gestite in maniera rilassata. Una delle partecipanti (di solito chi ha proposto il libro) prepara una breve scheda e poi si procede alla discussione.  Quasi sempre si rimane sul libro un’oretta, leggendo anche dei brani significativi e poi ci si sposta spontaneamente sulle tematiche che il libro percorre.
Non è necessario aver letto il libro per partecipare alla serata, spesso vengono signore che hanno voglia di fare quattro chiacchere e ricevere qualche buon titolo da leggere.
Alle nostre serate c’è sempre la tisana e un dolce preparato da una di noi.
Il gruppo è tutto femminile, non perchè abbiamo volutamente lasciato fuori gli uomini, ma perchè è difficilissimo coinvolgerli in questo genere di iniziative. Collaboriamo molto con i gruppi culturali e teatrali di Bussero quindi le contaminazioni maschili ci sono, ma attualmente, Libriamoci è composto solo da donne.

Settimana nazionale di prevenzione oncologica

La lotta al tumore comincia dalla prevenzione. Su questo tasto batte e ribatte la Lega italiana della lotta ai tumori, che in occasione della Settimana nazionale della prevenzione oncologica (dodicesima edizione) organizza da sabato 16 marzo una serie di iniziative e di appuntamenti per fare il pieno di salute tra le quali visite gratuite di diagnosi precoce oncologica, laboratori di cucina salutare e al ristorante piatti studiati per valorizzare una sana alimentazione.

Il tumore al seno rappresenta il 25% dei tumori che colpiscono il sesso femminile, con un’incidenza di 37.000 nuovi casi/anno in Italia, 1 donna su 10. Solo il 5%-7% dei tumori della mammella sono dovuti a fattori genetici riconosciuti e con un’adeguata diagnosi precoce le possibilità di vincere questo tipo di tumore sono altissime (fonte: legatumori.it).

La prevenzione si divide in primaria e secondaria.

E’ prevenzione secondaria, ad esempio, la mammografia per le donne e l’esame del PSA per gli uomini. Questi esami servono per la diagnosi precoce del tumori, rispettivamente del seno e della prostata. Secondo la Lilt

La diagnosi precoce di alcune patologie neoplastiche, grazie al perfezionamento delle indagini diagnostiche, permette di migliorare la prognosi della malattia (cioè le prospettive di vita della persona), favorendo il trattamento tempestivo che può condurre, in taluni casi, ad una riduzione della mortalità.

Con la prevenzione primaria si vogliono colpire le cause delle malattie, quali l’inquinamento dell’ambiente (aria, acqua, suolo), la cattiva  alimentazione, alcune sostanze utilizzate nei processi industriali. Se dal punto di vista medico la via è tracciata, la strada della prevenzione primaria, quella che va alle cause, è molto più complessa da affrontare, perché chiama in causa il piano soggettivo e il piano politico, gli stili di vita e le politiche ambientali.

L’importanza della prevenzione è spesso disattesa dagli italiani. Come emerge da una ricerca commissionata dall’Osservatorio della Sanità, il 43% degli italiani con più di 30 anni si occupa di questioni legate alla propria salute solo in presenza di un sintomo o di un dolore.

L’evento della Lilt interesserà le principali piazze italiane ed avrà l’obiettivo prioritario di educare la popolazione alla lotta attiva contro il cancro, attraverso uno stile di vita sano, che ha come cardini la prevenzione e la diagnosi precoce. Filo conduttore dell’iniziativa: l’educazione a una alimentazione corretta ed equilibrata, un alleato prezioso per mantenersi in buona salute.

MANGIARE BENE, FA BENE

Per l’occasione la Sezione milanese della LILT ha organizzato una serie appuntamenti aperti a tutti i cittadini: laboratori di cucina salutare, Piatti salutari in collaborazione con il Consorzio Cuochi e Ristoratori di Lombardia; visite gratuite di diagnosi precoce alla cute, al seno, al cavo orale e alla prostata sull’unità mobile in tour e negli Spazi Prevenzione LILT; stand con materiale informativo.

Ecco tutti gli appuntamenti nella zona di Milano e provincia

•    LA PREVENZIONE IN TOUR:
•    Visite gratuite alla cute, al seno, al cavo orale e alla prostata sull’unità mobile per cui NON è necessaria la prenotazione.
16 marzo MILANO- Via Luca Beltrami 10,30 / 19,30
20 marzo SESTO S. GIOVANNI – Via Fante d’Italia 10,00 / 13,30 – 14,30 / 18,00
•    Visite gratuite Spazio Prevenzione LILT fino ad esaurimento dei posti disponibili:
CERNUSCO S/N  – visita gratuita prostata (Via Fatebenefratelli 7 – Tel. 02 9244577)
•    LABORATORI  DI CUCINA SALUTARE- Imparare a cucinare negli Spazi Prevenzione scoprendo l’importanza della sana alimentazione e dei sapori naturali. La partecipazione ai laboratori è gratuita e su prenotazione obbligatoria via mail a: prevenzione@legatumori.mi.it
19 marzo CERNUSCO S/N           10,00 / 11,30 (Via Fatebenefratelli 7 – Tel. 02 9244577)
•    I RISTORANTI con i MENÙ della  SALUTE – Dal 16 al 24 marzo scegli i Piatti della salute nei ristoranti di Milano e provincia che aderiscono alla Settimana Nazionale per la Prevenzione Oncologica promossa dalla LILT. Per ogni Piatto della Salute ordinato, il ristorante donerà una quota alla Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori. Potrai così riscoprire i sapori della tradizione mediterranea e sostenere le attività di prevenzione della LILT. Con i Piatti della Salute le buone abitudini alimentari diventano ancora più buone.

Per informazioni su tutte le iniziative tel. 02 70603263 oppure visitate il sito www.legatumori.mi.it

Di Silvia Di Pietro

E lee la va in filanda, il video

Video sulla serata di presentazione del libro di Serena Peregodi E lee la va in filanda, una ricerca storica  sulle giovani donne e bambine nelle filande di Cernusco s/N tra ‘800 e ‘900. Durante la serata sono intervenute, oltre a  Serena Perego, anche Mara Caligiuri, autrice del video Il filo femminile della memoria che presenta testimonianze di donne anziane che lavorarono in filanda, Ernestina Galimberti, del gruppo UDI di Cernusco, Rita Zecchini, assessora pari opportunità. Letture di Gaia Formenti.
Le presentazione si è svolta l’8 marzo 2013 presso la biblioteca pubblica.

 

Immagine del post: www.asscolombera.it/progetti/filande/gruppo3.htm

Successo per il 1° Trofeo Moroni

E’ riuscita alla grande la prima riunione pugilistica tutta al femminile nella boxe italiana. Si è svolta con successo il 9 marzo scorso la prima edizione del Trofeo Moroni, organizzato dalla Palestra The Ring nella palestra di Cassina de Pecchi. Ospiti un parterre degno di un titolo mondiale: due campionesse del mondo, una campionessa europea, il sindaco, 2 tv locali, collegamento con emittenti radio, diversi giornalisti di testate importanti e decine di fotografi.

Le più forti atlete della Lombardia, delle quali 6 vincitrici di vari tornei nazionali o regionali, si sono confrontate con 7 pari peso provenienti da Veneto, Liguria, Emilia e Umbria, anche loro vincitrici di confronti importanti e quasi tutte ragazze di prima serie nazionale. Sono state le lombarde ad avere la meglio.

Vissia Trovato e Valentina CalzavaraDei 7 match, il più atteso ed emozionante è stato tra la padrona di casa Vissia Trovato (The Ring), fenomeno emergente della boxe femminile lombarda, e la giovane atleta veneta Valentina Calzavara (Union boxe Mestre). La Calzavara si è presentata preparatissima e vogliosa di prendersi la rivincita dopo l’incontro di dicembre a Mestre, da cui era uscita sconfitta. Niente da fare neanche questa volta: vince il match la squadra lombarda con 4 punti a 3.

Sul ring Vissia Trovato, “la rossa leonessa” è una versione di un Tyson di 56 kg brevilinea, braccia e gambe forti, ganci pesanti e un’abilità nello schivare rarissima; Valentina Calzavara, fisico perfetto per la boxe, alta, gambe asciutte, spalle e braccia toniche, scaglia centinai di colpi senza mai calare e incassa qualsiasi colpo senza mostrare il minimo turbamento, un’avversaria pericolosa per chiunque. Veramente lode ad entrambe le ragazze, hanno fatto onore alla boxe femminile dando dimostrazione di tecnica, coraggio e tattica. Vissia raggiante dice dopo l’incontro:

Sono felicissima del mio incontro, ho dato il meglio di me, conoscevo l’avversaria e sapevo che avrebbe dato tutto per riprendersi la vittoria, ma ho avuto la fortuna di prepararmi con delle compagne d’allenamento fuori dal comune e dire forti è un eufemismo

Le compagne d’allenamento di Vissia sono state Simona Galassi e Loredana Piazza numero 13 al mondo e sfidante al titolo mondiale a Tokyo tra un mese. Commento di Vissia:

La cosa che mi ha davvero inorgoglito è stato vedere che Loredana mi ha trovato così all’altezza di confrontarmi con lei sul ring che per allenarsi si è fatta 320 km per fare sparring con me, ma ti rendi conto? Una sfidante al titolo che mi fa l’onore di farmi sentire brava abbastanza di potere simulare la campionessa del mondo. Io di professione sono cantante Blues ed è come se BB king mi chiedesse di provare qualche pezzo mentre lui suona… a proposito tra poco esce il mio primo disco, non è detto che in copertina non metta un paio di guantoni da cui escono due microfoni…”

In bocca al lupo Vissia!

Vissia Trovato e Alfredo Farace

   Viscanta2

Ansia e panico il corpo racconta

Giulia si racconta come una persona poco interessante, sembra vivere ‘in punta di piedi’, per non disturbare. La sua vita è caratterizzata dal suo lavoro in laboratorio, un corso di yoga, tempo dedicato ai nipotini, una cara amica con la quale ogni tanto si incontra nel tempo libero e sabati pomeriggio trascorsi ad accompagnare la madre a fare la spesa. Ha trentanove anni e vive a casa con i suoi genitori. Arriva allo Sportello donna perché ha avuto episodi di attacco di panico che le hanno lasciato vissuti di ansia (tachicardia, fame d’aria, agitazione…) quasi quotidiani.

Nel corso dei colloqui con Giulia emerge come l’insorgenza degli attacchi di panico, e l’accentuazione delle sue manifestazioni di ansia, siano sempre accaduti in concomitanza di processi di autonomizzazione delle persone significative intorno a lei. Giulia invece sembra essere bloccata, niente nella sua vita fa pensare ad un’evoluzione.

Cosa ci dice l’ansia che l’accompagna costantemente? Cos’è che non può dire con le parole? Cosa invece il corpo vuol dire attraverso il malessere?

Il disagio che esprime nell’arco dei colloqui si scopre essere funzionale al suo sistema di riferimento familiare, infatti si era innestato un circuito vizioso tale per cui il non poter legittimare la sua autonomizzazione, portava a stati di ansia, che a loro volta rinforzavano l’idea che ‘non si può andare a vivere da soli, perché se mi viene un attacco cosa faccio?’, autoalimentandosi all’infinito. Infatti il blocco evolutivo era funzionale a mantenere la presenza di Giulia all’interno della sua famiglia di origine così da mantenere il suo ruolo di mediatrice e controllore del difficile rapporto coniugale dei suoi genitori.

Mostrando a Giulia e condividendo con lei quale potrebbe essere il significato della ansia e legittimando il suo bisogno e diritto di autonomia il sintomo è lentamente regredito e la ricerca per l’acquisto di una casa è iniziata.

Talvolta i compiti di sviluppo, caratteristici delle diverse fasi del ciclo vitale, comportano una rinegoziazione dei ruoli, delle funzioni e la riorganizzazione delle relazioni. Se la famiglia non sarà in grado di modificare il suo stile relazionale e la sua organizzazione strutturale, non riuscirà a superare la crisi bloccando così il processo evolutivo.

 Chiara Bertonati, psicologa e psicoterapeuta, Sportello donna Cernusco s/N

Immagine:
PACITA ABAD. Black and White Stones in Old Sanaa, 1998
www.brooklynmuseum.org/eascfa/feminist_art_base/gallery/pacita_abad.php?i=3573