Archivia 04/04/2013

Botanica degli affetti

“Primavera è sempre per la prima volta”

Sinora non sembra, ma è primavera, la stagione dove la natura si risveglia. Anche, così dicono, i cuori. La luce che allunga i giorni, il tepore nell’aria, danno una mano a bulbi, semi e rami a cacciar fuori nuovi germogli e a far spuntare mille fiori colorati. Sembra anche che chi non alberghi un inverno perenne dentro di sé trovi in questa stagione motivi per ridare forza ai propri sentimenti.

L’essere umano è sempre rimasto affascinato da questo rifiorire, da quest’appuntamento ciclico e dalla moltitudine di specie diverse. Come sempre ha fatto, ha tentato sia di dare nomi, sia di classificare questa moltitudine. Perché gli è utile, e perché in fondo ne ha paura. Ha inventato la Botanica, sin dal IV secolo a.C. e sempre, più o meno coerentemente e coscientemente, ha unito questo studio ai moti del cuore e dell’animo umano, in una sorta di psicologia vegetale.

E’ questo lo spunto del bellissimo romanzo di Beatrice Masini, famosa e prolifica autrice per ragazzi che ha voluto cimentarsi in una storia per grandi, il recente Tentativi di botanica degli affetti, uscito per Bompiani.

Ambientato a partire da una primavera del Primo Ottocento, in una Lombardia che comincia a ribellarsi agli austriaci. Bianca Pietra, giovane donna di buona educazione e scarsi mezzi, lascia la casa natale sul lago di Garda per approdare a Brusuglio, ospite di un poeta di chiara fama: don Titta (Alessandro Manzoni) ha l’estro dell’agricoltura sperimentale in più coltiva fiori e piante esotiche nel parco della villa. Bianca, abile acquarellista, è chiamata a ritrarre il patrimonio botanico del padrone di casa. Ardente e irrequieta, si accinge al compito con slancio, entrando a far parte di una famiglia grande quanto complicata. Disegna, dipinge, esplora i giardini e studia con interesse la miriade di personaggi che popolano la grande dimora.

Si affeziona a Pia, servetta orfana di acuta intelligenza e garbo innato che gode di singolari privilegi. Curiosa fino all’impudenza, Bianca si convince che le origini di Pia nascondano un segreto e che don Titta con tutta la famiglia si stia dando molta pena perché esso resti tale: quanto basta per darle il desiderio di scoprire la verità avviando un’indagine appassionata. Ma Bianca, così acuta nell’interpretare e ritrarre la natura, si ostina a non comprendere che questa ricerca vede in gioco i suoi stessi sentimenti: ed è un gioco pericoloso, perché la botanica degli affetti non è una scienza esatta, non conosce regole e può rivelarsi profondamente ingannevole.

La lettura scorre veloce e curiosa dello svolgersi degli eventi, anche grazie a una scrittura distesa che gode dell’esperienza dei libri per l’infanzia. Ma le singole pagine nascondono anche momenti di grande profondità e verità. ci siamo molto affezionati a Bianca, riflessi nel suo tentativo di dare nomi e forme a qualcosa che nome e forma spesso non ha, e che quando prende pubblicamente nome e forma spesso perde vitalità. Godere di un fiore finché vive è cosa bella e giusta, rimirarlo secco in una cornice è altra cosa.

 Non possiamo tacere, a proposito del parallelismo tra fiori e sentimenti la poesia di Michele Mari, che conclude l’imperdibile raccolta Cento poesie d’amore a Lady Hawke, ossia Fior di giaggiolo è fior di tenerezza. È troppo lunga da riportare qui, leggetela su www.astercenter.net

A cura della Biblioteca civica L. Penati di Cernusco s/N.

Immagine:
elblogderedacciona.com/2011/09/01/encuentra-en-redacciona-tu-propia-enciclopedia-botanica/