Archivia 18/12/2017

I libri da regalare a Natale. Cinque titoli con un unico filo conduttore: le donne, tra vite spezzate e storie di grande speranza

L’ultima settimana prima del Natale è sempre accompagnata dell’ansia per gli ultimi regali. Molto spesso ci si riduce all’ultimo per poi comprare qualcosa di impersonale e inutile. Per questo abbiamo deciso di darvi qualche consiglio per i regali che portino con sé uno spunto di riflessione su un fenomeno così radicato nella nostra società, la violenza sulle donne.
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La pillola anticoncezionale? In Francia e Germania gratuita, In Italia a pagamento. Ecco perché è un problema

In Francia, Germania e in Belgio i contraccetivi sono gratuiti, in Italia sono interamente a pagamento. L’anomalia del nostro Paese è dovuta alla decisione, presa oltre un anno fa, del Ministero della Salute di far passare gli anticoncezionali dalla classe A dei rimborsabili a quelli a pagamento. Da allora in tanti hanno provato a fare pressione sulle istituzioni affinché tornassero su quella decisione che crea tanti problemi a molte donne. Il 6 dicembre è anche una petizione su Change.org.
“Chiediamo a tutta la società civile, cittadine e cittadini, di far sentire la propria voce firmando il nostro appello”, sostiene Marina Toschi, ginecologa consultoriale e portavoce del “Comitato per la contraccezione gratuita e consapevole”.
Il collega Pietro Puzzi aggiunge: “Le campagne pubbliche di informazione sulla fertilità lanciate negli ultimi anni si basano sul fondamento comune della procreazione responsabile, diritto che nel 2017 nessuno metterebbe mai in discussione in un Paese democratico. Tuttavia oggi in Italia il costo della contraccezione risulta troppo oneroso per tante donne, coppie e famiglie in condizioni di disagio economico, acuite dalla crisi. La concreta difficoltà di regolare la propria fertilità, programmando e distanziando adeguatamente le gravidanze, ma anche la scelta obbligata del contraccettivo meno adatto, hanno un evidente impatto negativo sulla salute fisica e psicologica di queste donne, accentuando ulteriormente i loro problemi economici e sociali”.
La petizione è attiva solo da pochi giorni ma sono state raggiunte già 12mila firme. Chiunque volesse firmare può andare a questo linkhttps://www.change.org/p/contraccezione-gratuita-e-consapevole. Tenere alto il prezzo degli anticoncezionali rischia di escludere da questi medicinali tutte quelle donne in difficoltà economiche, giovani e non, italiane e straniere.

Cernusco celebra la giornata contro la violenza sulle donne. Alla Bottega del libro un drappo e decine di scarpe rosse ci ricordano che non bisogna abbassare la guardia

La giornata internazionale contro la violenza sulle donne è il 25 novembre ma Cernusco sul Naviglio ha giocato d’anticipo e ha voluto celebrare questa importante appuntamento con due giorni d’anticipo.
Giovedì 23 novembre, infatti, alla “Bottega del libro” si è svolta la presentazione del libro “Dipende da dove vuoi andare” di Stefania Convalle
Un romanzo che tratta il tema del femminicidio e dell’amore violento senza soffermarsi sui particolari più morbosi attaverso la storia di due donne Anna e Maria. Alla presentazione erano presenti anche il sindaco di Cernusco, Ermanno Zacchetti, l’assessora alla cultura Mariangela Mariani e quella alle Pari opportunità, Luciana Gomez che ha presentato lo Sportello Donna.
Davanti alla libreria è stata anche montata un’installazione per denunciare tutte le violenze sulle donne: un drappo rosso e molte scarpe rosse, lasciate da chiunque vuole partecipare all’iniziativa. Un fenomeno quello del femminicidio che non accenna a diminuire. Nei primi 10 mesi del 2017, infatti, sono state uccise 114 donne quasi quanto in tutto il 2016. 

Il parlamento si dimentica degli orfani dei femminicidi. La legge rimane bloccata in Senato con il rischio concreto che non venga mai approvata

In Italia ogni 48 ore una donna viene uccisa dal marito, fidanzato o compagno. Secondo l’Istat nel 2016 ci sono stati 120 casi di femminicidio e nell’anno in corso non ci sono segni di calo. Ma nella maggior parte dei casi ad avere la vita distrutta non è solo la donna uccisa ma anche i figli che rimangono orfani di madre e con un padre omicida. Nel nostro paese sono circa 1600 i bambini e gli adolescenti in questa condizione.
A complicare un quadro già di per sé drammatico c’è anche un vuoto normativo. La legge italiana, infatti, non prevede tutele nei loro confronti. Dopo la grande attenzione che i media hanno rivolto ai tanti casi di femminicidio, il parlamento si è mosso per colmare questo vuoto ma non è detto che si riesca ad approvare una legge entro la fine di questa legislatura.
A marzo 2017 la Camera ha approvato una proposta di legge a tutela degli orfani di femminicidio. A oltre sei mesi di distanza lo stesso testo non ha avuto l’ok da Senato. A bloccare l’approvazione definitiva della legge c’è un veto dei partiti del centrodestra, contrari a che le tutele siano applicate anche ai figli delle unioni civili
Ma quali sono queste tutele? In primo luogo economiche. Gli orfani potranno, infatti, accedere al patrocinio dello Stato, indipendentemente dal reddito. Il p.m. avrà l’obbligo di richiedere il sequestro conservativo dei beni dell’indagato. Il giudice dovrà poi assegnare ai figli una somma pari almeno al 50% del presumibile danno. Sono poi previste misure per garantire il diritto allo studio e l’avviamento al lavoro per il quale è stato creato un fondo di due milioni di euro. 
Per quanto riguarda le misure non economiche, invece, gli orfani avranno un’assistenza psicologica gratuita e la possibilità di cambiare il proprio cognome se è lo stesso dell’omicida della madre. La legge contiene inoltre l’inasprimento delle pene per i colpevoli, fino all’ergastolo. Infine l’omicida non potrà godere né della pensione di reversibilità né dell’eredità della vittima.
Tutto queste misure per ora sono sulla carta e se non si riuscirà a concludere tutto l’iter legislativo entro primavera, si ripartirà da zero nella prossima legislatura. E gli orfani di femminicidio continueranno a vivere nel dolore e senza tutele da parte dello Stato.
 

Save the date: il 12 novembre incontro a Milano con la blogger femminista Eretica

Se siete appassionate di parità di genere e femminismo prendete l’agenda e segnatevi l’appuntamento. Domenica 12 novembre a Milano ci sarà un’intera giornata con Eretica, femminista che attraverso il suo blog “Al di là del buco” e la sua pagina Facebook “Abbatto i muri” ha dato un notevole contributo al dibattito pubblico sul tema. Eretica è anche autrice di due libri: “La fabbrica degli umani” e “Limbo: l’industria del salvataggio”.
L’evento si terrà al collettivo Ri-Make in via Astesani 47. Dopo il pranzo con la Blogger alle 12.30 , alle 14 inizierà la presentazione. L’incontro sarà moderato dal Collettivo Femminista Grrramigna. Tutta la giornata sarà un’occasione per parlare di femminismo, ruoli di genere e maschilismo.

Sulle pari opportunità continuiamo ad arrancare: Italia al 14° in Europa. Ma è in tutto il vecchio continente che qualcosa non funziona

L’Italia sulle pari opportunità arranca. A sostenerlo è uno studio compiuto dall’Istituto europeo per l’uguaglianza di genere (Eige). Al primo posto in Europa c’è un paese scandinavo, la Svezia, all’ultimo la Grecia.
Per stabilire la classifica l’Eige ha creato uno speciale indice articolato in sei domini principali: lavoro, denaro, conoscenza, tempo, potere e salute. Oltre a questi ci sono due domini satelliti: violenza contro le donne e diseguaglianze intersezionali. La situazione dell’Italia rimane ancora critica ma qualche progresso c’è stato: tra i domini principali dell’indice di Eige il nostro paese ha registrato un lieve miglioramento per quanto riguarda il potere e la conoscenza.
Ma a preoccupare è il livello troppo basso di pari opportunità in tutta l’Europa. “Stiamo avanzando a passo di lumaca – ha affermato Věra Jourová, commissaria per la giustizia, i consumatori e la parità di genere. – I nuovi risultati dell’indice sull’uguaglianza di genere ci dicono che la disuguaglianza è presente in tutti gli ambiti di vita; ciò significa che l’Europa ha il dovere di agire. Quest’anno proporrò ulteriori misure per promuovere il ruolo delle donne e assicurare pari retribuzione a parità di mansione. Puntare all’uguaglianza non vuol dire cercare di rendere le donne più simili agli uomini, ma creare un ambiente in cui entrambi i sessi abbiano pari opportunità di scelta e piena partecipazione alla vita sociale, lavorativa e familiare”.
 

Donne in politica? La parità di genere è un miraggio. In Italia siamo indietro di un secolo

Donne in politica? La strada da fare ancora lunga. Questa, in sintesi estrema, l’analisi della componente femminile nelle istituzioni del nostro paese. Nella seconda puntata dell’inchiesta di Cernuscodonna.it sul mondo del lavoro abbiamo scelto come focus la politica, la stanza dei bottoni dove vengono prese le decisioni fanno andare in un verso o in un altro la nostra società.
Il dato più evidente è che mai nella storia repubblicana del nostro paese una donna è stata presidente del consiglio, a differenza di quanto è succede nei paesi del nord Europa o della stessa Germania dove la leader della politica tedesca è da ormai 12 anni Angela Merkel.
Nell’attuale governo Gentiloni le ministre sono 5 su 18 (27,78%) di cui 2 senza portafogli. D’altronde basta guardare al passato per capire come le donne in politica non abbiano mai avuto vita facile. Dei 60 governi della storia repubblicana, infatti, i primi 29 non comprendevano neanche una donna. La prima a ricoprire questo ruolo fu Tina Anselmi, nominata ministro del Lavoro nel 1976 da Giulio Andreotti.
Le cose vanno di poco meglio a livello parlamentare. La XXVII legislatura (che ormai è nella sua fase conclusiva), era stata presentata come quella con la maggior presenza femminile. Tuttavia la parità di genere è ancora lontana: alla Camera le deputate sono il 31,30 del totale mentre nell’altro ramo del parlamento le senatrici sono il 29,60% (Dati Openpolis).
Ma anche nelle istituzioni locali le donne fanno fatica a ritagliarsi un ruolo di rilievo. Le Regioni governate da una donna sono soltanto due: il Friuli-Venezia Giulia di Deborah Serracchiani e l’Umbria di Catiuscia Marini. E delle 21 regioni italiane sono solo 8 quelle con almeno il 40% di donne all’interno delle giunte. Ancora peggiore la situazione nei consigli regionali dove al massimo si raggiunge il 32% di consigliere in Emilia Romagna. Infine impossibile non citare due casi eclatanti: da una parte il Molise dove non c’è neanche una donna in giunta e dall’altra la Basilicata dove non c’è neanche una donna nel consiglio regionale.
Il trend viene confermato, infine, anche a livello comunale. Su 106 comuni capoluoghi di provincia le sindache sono solo 9, tra le quali Chiara Appendino e Virginia Raggi, elette nell’ultime amministrative. Tanti numeri che confermano un problema strutturale nella nostra società. Anche perché se sono poche le donne in politica più difficilmente verranno approvate delle norme che aiutino a raggiungere la parità di genere e a contrastare la violenza di genere.

Donne ai vertici nel mondo del lavoro? In Italia qualcosa si muove ma la parità di genere è ancora un miraggio

Forse non in tanti si ricordano che nel 2011, quando ancora al governo c’era Silvio Berlusconi, fu approvata una legge (120/2011, cosiddetta Golfo-Mosca) che introduceva le quote di genere nei consigli di amministrazione. Appena entrata in vigore si accese una discussione su i favorevoli e i contrari. Ma a distanza di sette anni si può fare un bilancio sugli effetti per la carriera delle donne?
Un primo dato può spiegare bene quanto ha inciso la Golfo-Mosca: nel 2008 le donne che sedevano nei consigli di amministrazione erano 170, il 5,9% del totale delle poltrone. Otto anni dopo, nel 2016, il numero è salito a 687, il 30,3% del totale (dati Openpolis).
Tuttavia è importante non fermarsi al freddo numero ma analizzare cosa c’è dietro. In primo luogo è necessario sottolineare che la legge prevede un obbligo di quote di genere dal primo rinnovo del cda e per tre mandati consecutivi; dal quarto decade l’obbligo. Un punto voluto da chi ha scritto la legge con un obiettivo preciso: generare un cambiamento di mentalità nel mondo del lavoro italiano tale da, in un futuro non troppo lontano, non dover più obbligare per legge delle quote di genere. Solo tra qualche anno, quando le società entreranno nella fase del quarto rinnovo, si potrà scoprire i reali effetti di questa legge.
Ma c’è un altro dato da analizzare: Se è vero che sono aumentate le donne nei consigli di amministrazione è altrettanto vero che solo pochissime di queste hanno dei ruoli rilevanti. Sono solo 17, infatti, le donne le amministratrice delegate; il 2,5% degli incarichi femminili. In conclusione si può quindi affermare che la 120/2011 è stata una legge necessaria per smuovere l’immobilismo del mondo del lavoro italiano ma che è solo il primo passo per arrivare alla parità di genere.

Le donne nel mondo del lavoro: fare carriera è ancora una lotta impari con i colleghi maschi?

In Italia quando la questione femminile è associata alla soprattutto al dibattito sulla violenza di genere. Un dibattito necessario dato la grande diffusione dei femminicidi, dello stalking e della violenza domestica. Ma un altro tema che merita di essere approfondito è la condizione delle donne nel mondo del lavoro.
Nel 2017 donne e uomini giocano ad armi pari nella possibilità di far carriera? Quanto è difficile per una donna arrivare ai vertici del proprio settore?  Per rispondere a queste domande Cernuscodonna.it pubblicherà un approfondimento a più puntate dedicato a due mondi completamente diversi ma ugualmente fondamentali nella nostra società: le aziende quotate in borsa e la politica.
Si parte con il primo tema. In particolare abbiamo cercato di analizzare come è cambiato il ruolo delle donne nei consigli di amministrazione delle società quotate in borsa negli ultimi 10 anni. Abbiamo cercato di capire quanto e come hanno influito le nuove leggi e quali possono essere le proiezioni per il futuro delle donne. Buona lettura.

Le donne lombarde tornano in piazza per un aborto libero sicuro e gratuito. Appuntamento a Milano il 28 settembre alle 18e30

In Italia l’aborto libero e sicuro è un diritto acquisito? Per legge sì ma l’alto tasso di obiezioni di coscienza tra i medici italiani lo mette fortemente a rischio. Per questo il 28 settembre, Giornata internazionale per l’aborto libero e sicuro, le donne di tutta la Lombardia tornano in piazza per riaffermare la libertà di scelta.
L’appuntamento è per le 18e30 in piazza Duca d’Aosta a Milano davanti al Pirellone. Tra i punti più importanti della manifestazione organizzata dalla rete Non una di meno è la contestazione delle politiche Regione Lombardia che favoriscono l’obiezione di coscienza negli ospedali e nei consultori. Il corteo inizierà alle 19 e si concluderà alle 21 in piazza XXV aprile dove inizierà una festa con musica, balli dal vivo.