Archivia 29/03/2017

Femminicidi: altri 3 casi in due giorni. Il problema è culturale ma intanto la politica italiana si muove

Non si può più chiamarla emergenza. Il femminicidio un tratto culturale radicato nella società italiana difficile da estirpare. A rafforzare questa tesi basta dare uno sguardo alle notizie di cronaca nera delle ultime ore. 
Il 28 marzo in Piemonte in poche ore due donne sono state vittime di violenza.. Nel primo caso a Borgo Vercelli un uomo ha speronato l’auto dell’ex moglie e poi le ha inferto 21 coltellate. Nella notte tra il 28 e il 29 marzo la donna è stata operata all’intestino a causa delle profonde ferite ed è ancora in prognosi riservata
E’ andata peggio a una donna di Pinerolo (Pinerolo) che, sempre il 28 marzo, è stata accoltellata a morte dal marito disoccupato che l’accusava di spendere troppi soldi. Dopo l’aggressione è stato lo stesso uomo a chiamare i carabinieri e a confessare. 
Mercoledì 29 marzo è stato un altro giorno tragico. A Felegara (Parma) un uomo ha ucciso la moglie, anche in questo caso a coltellate, e poi si è tolto la vita. A dare l’allarme dell’omicidio-suicidio è stata la figlia che era andata a casa a trovare i genitori.
Sarebbe però falso affermare che nessuno fa niente per contrastare il fenomeno. Oltre le molte iniziative su tutto il territorio (a partire da Cernusco sul Naviglio) la politica sta cercando di colmare i vuoti legislativi e aggiornare le norme. La Camera ha infatti già approvato una legge che inasprisce le pene per gli autori dei femminicidi e prevedono maggiori tutele per gli orfani. Ora si aspetta il sì del Senato.

Femminicidio, sterepotipi e i rischi sui social. Se ne parla il 13-14 ottobre a Rimini al convegno Affrontare la violenza sulle donne

Dal femminicidio, alla violenza sui social network. L’appuntamento è ancora lontano, ma sarà un evento così ricco di spunti e di riflessioni che è necessario iniziare a parlarne. Il 13-14 ottobre 2017 al Palacongresso di Rimini si terrà il convegno internazionale “Affrontare la violenza sulle donne“.
E’ un’occasione per affrontare e approfondire tutti i temi legati alla violenza di genere. Nella due giorni romagnola ci saranno 2 assemblee plenarie e 20 workshop in cui verranno trattati tantissimi argomenti. Ecco i temi principali:
Femminicidio
Educazione alle differenze di genere
Lavoro con uomini maltrattanti
Linguaggio dei media
Violenza e social network
Stereotipi nella vita di tutti i giorni
Percorsi di uscita dalla violenza
Valutazione del rischio
Violenza assistita
Violenza nelle giovani coppie
Vittime della tratta
Separazioni conflittuali
Metodo Scotland
Genere e identità
Il ruolo dei Centri antiviolenza
Linee guida internazionali
Strumenti normativi di contrasto
Culture diverse e violenza
Affido dei figli in casi di violenza
Sostegno economico alle vittime
Il convegno sarà un′occasione per condividere esperienze, visioni e saperi diversi conoscere iniziative e realtà sia italiane che straniere,  incontrare professionisti del settore.e far acquisire strumenti per interventi efficaci. Ci si può iscrivere già adesso ma l’evento è a numero chiuso per cui ci si può prenotare fino a esaurimento posti. Ulteriori informazioni a questo link: http://bit.ly/2nsKoIp.

La filosofia al femminile protagonista a Cernusco. Il 23 marzo incontro su Simone Weil alla biblioteca civica

La filosofia protagonista a Cernusco sul Naviglio. Giovedì 23 marzo dalle ore 21 presso la biblioteca civica per la rassegna “Vivere con Filosofia” si terrà un’incontro con la dott.ssa Federica Negri. Il tema della serata sarà “Dal reale al soprannaturale. Introduzione al pensiero di Simon Weil“.
Simone Weil è una filosofa francese d’inizio ‘900 molto vicina al pensiero anarchico e all’eterodossia marxista celebre anche per aver lasciato l’insegnamento per fare l’operaia prima e la partigiana poi.
“E’ una pensatrice che non smette e non smetterà probabilmente mai  di interrogarci – spiega la dott.ssa Negri – perché presenta una tale complessità da renderla potenzialmente luogo di infinita ermeneutica. Nel bene e nel male, proprio la possibilità di interpretazioni così radicalmente diverse, ha permesso di mantenere viva l’interrogazione sul pensiero della Weil, e di ereditarne il «deposito d’oro puro» contenuto nella sua opera.”

La cultura maschilista sbarca al sabati pomeriggio di Rai Uno. Indignarsi è giusto e doveroso, stupirsi non ha senso

“Ci sono una serie di stereotipi e di linguaggi che noi utilizziamo abitualmente senza renderci conto che riproducono le diseguaglianze di genere“. Era questo l’avvertimento di Lia Lombardi, presidente di Blimunde e sociologa dell’Università degli Studi di Milano, fatto solo qualche mese durante l’intervista a Cernuscodonna.it.
Parole che sono sempre di attualità: lo erano 20 anni fa e lo sono oggi. Ma assumono un significato ancora più importante dopo che sabato 18 marzo su Rai Uno durante “La vita in diretta” è andata in onda il dibattito dal titolo: “La minaccia arriva dall’est. Gli uomini preferiscono le straniere” con sottotitolo: “Sono rubamariti o mogli perfette”?.
A fare polemica in particolare è stato un cartello in cui venivano elencati i motivi per cui un uomo italiano dovrebbe scegliere una donna dell’est.
1) Sono tutte mamme, ma dopo aver partorito recuperano un fisico marmoreo
2) Sono sempre sexy, niente tute né pigiamoni
3) Perdonano il tradimento
4) Sono disposte a far comandare il loro uomo
5) Sono casalinghe perfette e fin da piccole imparano i lavori di casa
6) Non frignano, non si appiccicano e non mettono il broncio
La Rai ha deciso di chiudere il programma in modo immediato ma questo non cambia le cose. Il programma andato in onda sulla prima rete pubblica nazionale è infatti solo la punta dell’iceberg di una cultura maschilista profondamente radicata nella nostra società.
“Serve un salto culturale per sconfiggere la violenza di genere in tutte le sue forme – continuava Lia Lombardi nella sua intervista – Abbiamo delle ottime leggi contro le diseguaglianze di genere. Ma questo non basta perché c’è una cultura politica e istituzionale che non aiuta”. Il programma di Rai Uno è figlio di quella cultura.

Le ragazze che dopo le superiori scelgono università scientifiche? Ancora troppo poche. Ecco cosa si nasconde dietro queste scelte

Donne e scuola un rapporto non semplice da spiegare. Almeno in Italia. Da una parte c’è il miglior rendimento scolastico delle ragazze rispetto ai colleghi maschi; un divario dovuto secondo l’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico) anche a un maggior impegno delle donne con tre ore in più dedicate allo studio alla settimana rispetto agli uomini.
Dall’altra parte però c’è da sottolineare un’altra tendenza ben marcata: le ragazze, infatti, sono poco propense a indirizzarsi verso studi scientifici a livello universitario. In poche si iscrivono a ingegneria, matematica, scienze o informatica. Secondo gli ultimi dati del Miur (realitivi all’anno 2014/2015) nelle facoltà scientifiche solo il 26% degli studenti totali sono di sesso femminile. Una percentuale che scende ancora di più a ingegneria (23%).
Finite le scuole superiori, infatti, le ragazze si orientano in altri settori. Verso percorsi che riguardano l’insegnamento sono il 92%, le lingue (81,3%) la politica e la società (64,5%) e le discipline mediche (62%). La rivista online Ingenere.it ha intervistato Irene Biemmi, formatrice e ricercatrice presso il Dipartimento di Scienze della formazione e psicologia dell’Università di Firenze, per capire dinamiche si nascondono dietro questi dati.
Secondo la prof. Biemmi dietro le scelte di tutti gli studenti c’è un condizionamento di genere che influisce nel passaggio dalle superiori all’università. “La variabile di genere – spiega – in Italia condiziona pesantemente i percorsi scolastici delle ragazze e dei ragazzi, in modo molto più marcato che in altri paesi europei”.
Perché una ragazza sceglie con più difficoltà una facoltà scientifica? “Perché non le interessa, è la risposta ricorrente. – continua Biemmi – E invece gli studi sociologici ci dicono da anni che l’Italia è uno dei paesi europei in cui la famiglia e il contesto sociale e territoriale incidono più pesantemente sulle scelte formative individuali dei singoli, e il condizionamento di genere incide trasversalmente su tutti questi contesti”.
In ogni caso anche se una minoranza, ci sono ragazze che vedono nel loro futuro una vita lavorativa legata al sapere scientifico. La prof Biemmi ha provato quindi a tracciare un profilo delle studentesse che hanno fatto questa scelta, purtroppo ancora troppo controcorrente nel nostro paese: “Di solito sono state ottime studentesse alle superiori, molte provengono dai licei scientifici e vivono la scelta in perfetta continuità con il loro percorso. Non sono consapevoli della maschilizzazione del settore che hanno scelto perché sono completamente concentrate sull’obiettivo, questo le rende eccellenti nei risultati ma fa perdere loro la capacità di analizzare il contesto“.

Anoressia e bulimia: un problema di 3 milioni di ragazze. Il 15 marzo a Cernusco una serata per capire come vincere la battaglia

Si inizia per piacere più a sé stesse o per piacere più agli altri. All’inizio sembra andare tutto a gonfie vele, poi si perde il controllo. I disturbi alimentari, dall’anoressia alla bulimia, iniziano così per cercare più sicurezza, magari facendo una dieta fai-da-te. Poi si comincia a centellinare il cibo, a spezzare il boccone in mille parti e calcolare le calorie giornaliere in modo maniacale. Da lì all’inizio dell’inferno è un attimo.
Difficile dare un contro preciso ma si calcola che in Italia a soffrire di disturbi alimentari siano 3 milioni di giovani di cui il 95,9% sono ragazze. Un fenomeno che non accenna a diminuire e su cui si fa poca informazione.
Per questo, il comune di Cernusco sul Naviglio in collaborazione con C.I.D.A Onlus (Centro Italiano Disturbi Alimentari e e Dipendenze) organizza una serata di confronto tra cittadinanza e professionisti del settore su questo fenomeno. L’appuntamento è mercoledì 15 marzo dalle ore 21 alla biblioteca civica “Lino Penati” di via Fatebenefratelli.
Tra i relatori ci saranno il Dottor Emmanuele De Paoli, psicologo clinico, la Dott.ssa Valentina Carretta, psicologa psicoterapeuta, Dott. Pietro Bertolotti, psichiatra, Dott.ssa Elena Gerli, biologa Nutrizionista, Dott. Simone Zullo, chinesiologo massoterapista, Dott. Aldo Castoldi, collaboratore. 

8 marzo. 10mila persone si prese Milano per una giornata di protesta e sensibilizzazione contro ogni violenza di genere

10mila persone in piazza a Milano. Milioni di altre sparse in tutto il mondo. E’ stato un 8 marzo partecipato grazie alla mobilitazione spontanea del movimento “Non una di meno” e allo sciopero a cui hanno preso parte tantissime donne. Unico obiettivo: sensibilizzare la società sui problemi legati a tutte le forme di discriminazione delle donne, dalla violenza di genere alla negazione dei diritti nel mondo della scuola e del lavoro.
Nel capoluogo lombardo la giornata è iniziata al mattino con il corteo che attraversato la città da piazza Cairoli fino al palazzo della regione. Tanti gli slogan urlati e scritti sugli striscioni. Da “Le strade libere le fanno le donne che le attraversano” a “Women’s rights are human rights, human rights are women’s rights”.
Durante il corteo ci sono state azioni mirate: una contro la catena di negozi “Zara” accusata di stereotipare il corpo delle donne. Un altro blitz pacifico organizzato dall’Usb ha preso di mira l’ospedale Fatebenefratelli per protestare contro l’obiezione di coscienza, una scelta di molti medici che secondo i manifestanti toglie libertà alle donne.
Nel pomeriggio dalle 18 in poi c’è stato un altro corteo davanti al Palazzo Pirelli, sede del consiglio regionale della Lombardia. Ma per tutto il giorno eventi iniziative si sono susseguite in tutta la città. Come in piazza Duomo dove è stata organizzata una maratona no stop tra letture, incontri e dibattiti. Infine chiunque volesse lanciare un messaggio contro la discriminazione della donna ho potuto scrivere un suo pensiero sul maxi telone portato davanti al Duomo. Una giornata di sensibilizzazione e di protesta, tanti cortei colorati e rumorosi ma senza nessun momento di tensione.
 

8 marzo, anche Cernusco celebra la festa della Donna con lo spettacolo Questa casa non è una azienda

Quest’anno la Festa della donna avrà un significato particolare. Il movimento “Non una di meno” è riuscito ad arrivare in 40 paesi diversi e ha attirato l’attenzione dei media nazionali ed internazionali.
Come ogni anno anche la città di Cernusco sul Naviglio, da sempre sensibile ai temi legati alla parità di genere, organizza iniziative per ricordare una battaglia più che mai attuale in questo periodo.
Uno dei fenomeni più diffusi nella nostra società e nel nostro paese è la violenza maschile contro le donne. Per questo il gruppo UDI, Donnedioggi, organizza lo spettacolo ad ingresso libero ‘Questa casa non è un’azienda‘. La serata si terrà mercoledì 8 marzo a partire dalle ore 21.00 alla Casa delle Arti di Cernusco sul Naviglio, in via Alcide De Gasperi 12.
La performance teatrale è organizzata dall’associazione ‘L’una e l’altra‘ di Trieste, nata dall’incontro fra Adriana Giacchetti e Francesca Carsori, Elisa Forcato e Rosangela Pesenti le 4 attrici dello spettacolo.
La trama parte da un incontro fra 4 donne, distanti per età e origine e ognuna con un mestiere diverso: c’è la farmacista, la colf, la mamma manager e la profuga sognatrice. 4 profili che ricostruiscono gli stereotipi sul rapporto fra donne ed economia e che con ironia offrono uno spaccato della nostra società.
Lo spettacolo parte dalle teorie di Lidia Menapace, una delle voci più importanti del femminismo italiano, insegnante ed ex senatrice con Rifondazione Comunista. Una donna che per tutta la sua vita si è spesa per modernizzare la definizione di economia della riproduzione: un modello alla base di una società in cui la figura femminile è legata ai lavori domestici in un totale concetto di gratuità.

La Camera approva la legge per tutelare gli orfani di femminicidio: ergastolo per chi uccide il coniuge. Ora il testo passa al Senato

Gli orfani dei femminicidi saranno più tutelati. Mercoledì 1 marzo, è arrivato il via libera della Camera che ha approvato la nuova legge con 376 voti favorevoli e nessun contrario. Ora si attente il Sì del Senato.
Come avevamo già scritto sul blog, chi uccide il coniuge, l’ex coniuge, il convivente ma anche il componente di un’unione civile verrà punito con l’ergastolo invece che con 11 anni di carcere. La legge, infatti, equipara questo tipo di omicidio con quello di un genitore o di un figlio.
Le nuove norme, inoltre, prevedono a beneficio dei familiari delle vittime, l’assistenza medico-psicologica, il patrocinio legale gratuito e la creazione di un fondo di due milioni all’anno per borse di studio e l’inserimento lavorativo. I bambini e gli adolescenti italiani orfani per un femminicidio sono oltre 1600.

Non una di meno prepara lo sciopero generale: il 2 marzo conferenza stampa a Milano. Tutte presenti dai sindacati ai collettivi universitari e le associazioni femministe

Prosegue la marcia di avvicinamento allo sciopero dell’8 marzo del movimento “Non una di meno“. Il 2 marzo alle 10e30 presso la Casa di Accoglienza delle donne maltrattate di Milano (via Piacenza 14) si terrà una conferenza stampa in cui verranno presentate tutte le iniziative dell’8 marzo.
L’iniziativa è trasversale e sta coinvolgendo realtà molto diverse tra loro ma unite da un unico obiettivo: rivendicare i diritti delle donne e ripudiare la violenza di genere in tutte le sue forme. A dimostrazione della trasversalità del movimento femminista, questo l’elenco delle partecipanti alla conferenza stampa:
Laura Fontanella – Collettivo Ri-make e Collettivo femminista Grrramigna
Cantiere e Collettivo Universitario The Take
Carlotta Cossutta – Collettivi Ambrosia e Macao
Marisa Guarneri – Casa di Accoglienza delle Donne Maltrattate
Lea Melandri – Libera Università delle Donne
Cesarina Damiani – Casa delle Donne
Dafne Anastasi – USB
Silvia Tagliabue – Sial Cobas
Caterina Spina – Flc-Cgil Milano
Tatiana Cazzaniga – Fp Cgil Comune di Milano