Archivia 28/06/2017

In Italia non esiste più una pillola anticoncezionale gratuita. Così le donne in difficoltà economiche hanno smesso di prenderla

In Italia evitare gravidanze non volute diventa è sempre più complicato. E soprattutto costoso. Da ormai quasi un anno, infatti, la pillola anticoncezionale non è più gratuita essendo passate dalla fascia A, quella a carico del Servizio sanitario nanzionale, alla fascia C, a carico delle donne. 
Questa riclassificazione riguarda le pillole di terza generazione, circa il 10% di quelle in vendita sul mercato italiano. Il resto era già a pagamento. Un cambiamento che stando ai numeri potrebbe sembrare di poco conto ma che in realtà ha degli effetti molto tangibili.
La maggior parte delle donne che fino al 2016 utilizzavano le pillole in fascia A, appartenevano alla fascia più debole della popolazione: ragazze giovani e meno giovani senza un reddito, precarie e donne straniere. Tutte persone che nel bilancio di fine mese anche pochi euro risparmiati potevano fare la differenza. 
Il risultato di questa politica è una netta diminuzione delle pillole prescritte e un conseguente calo di donne che le usano. Nel 2017, in Italia, l’unico anticoncezionale a carico della sanità pubblica è l’aborto.

è facile abortire in Italia? Ecco la mappa che ti dice quanti e dove sono i medici obiettori di coscienza nel nostro paese

L’Italia è il paese che il più alto numero di medici obiettori negli ospedali. Per questo il diritto all’interruzione di gravidanza non sempre riesce ad essere garantito. Da Nord a Sud sono tante le strutture in cui la percentuale di obiettori è altissima, così come sono tante le farmacie sparse su tutto il territorio dove non vengono vendute le pillole del giorno dopo.
Per questo motivo è nata Obiezione respinta“, una piattaforma nazionale dove è possibile trovare tutte le informazioni, le segnalazioni sul tema ma anche per scambiarsi opinioni, consigli ed esperienze legate all’interruzioni di gravidanza. L’iniziativa è nata l’8 marzo in occasione del sciopero nazionale delle donne “Non una di meno“. L’obiettivo è quello di colmare un vuoto informativo. I dati del ministero non sono aggiornati e quindi per le donne non è facile capire dove e quanto sia garantito il diritto all’interruzione volontaria di gravidanza.
La piattaforma è di semplice utilizzo: c’è una cartina dell’Italia e a ogni ospedale e farmacia corrisponde un bollino: verde se viene garantito il servizio, viola per le esperienze positive mentre è rosso per quelle negative. La piattaforma è in continuo aggiornamento perché chiunque tramite mail o facebook può contribuire ad aggiornarla con le informazioni provenienti dal proprio territorio.

Sei intrappolata in una relazione violenta? Il primo passo per combatterla è riconoscerla. Ecco come fare

Ammettere a sé stessa che nella relazione con il proprio partner si è innescata una componente violenta non è facile. E non è facile riconoscerla. Quando la relazione è disturbata da un po’ di gelosia e quando, invece, inizia la violenza? Nel seguente articolo cercheremo di fornire tutti quegli elementi che devono far accendere un campanello d’allarme. Perché, purtroppo, nella nostra società, la violenza domestica può colpire tutte le donne indipendentemente dalla propria condizione sociale ed economica e il proprio livello d’istruzione.
In primo luogo bisogna chiedersi come ci si relaziona con il proprio partner e come si vive il proprio rapporto di coppia. In particolare è importante rispondere a queste domande.
Hai paura del tuo compagno/marito/partner il più delle volte?
Eviti di fare o dire alcune cose perché hai paura che farebbero arrabbiare il tuo compagno?
Senti di non fare niente che soddisfi il tuo compagno o i suoi familiari?
Ti sembra di essere l’unica ad esser colpevole ogni volta?
Ti senti indifesa o emotivamente paralizzata?
Piangi di più sia di giorno che di notte?
Un altro passo molto importante è analizzare i comportamenti che il tuo partner assume nei tuoi confronti. Per questo bisogna rispondere alle seguenti domande.
Ti umilia urlandoti contro?
Sminuisce i tuoi traguardi (studio, lavoro, ecc.)?
Ti incolpa di renderlo violento nei tuoi confronti? Ad esempio dicendoti: “tu mi provochi”
Ti tratta come una sua proprietà o un oggetto sessuale?
E’ eccessivamente geloso o possessivo anche se stai parlando con un parente o un amico di sesso maschile?
Controlla dove sei e cosa fai?
Ti impedisce di vedere amici o familiari?
Ti obbliga a cancellare degli amici dal tuo profilo Facebook e leggi tuoi messaggi sul cellulare?
Ti forza ad avere rapporti sessuali invece di chiederti se hai voglia di avere un rapporto?
Se anche solo ad alcune di queste domande hai risposto in maniera affermativa hai bisogno di aiuto. Le donne che abitano a Cernusco sul Naviglio possono rivolgersi allo Sportello Donna del Comune che offre gratuitamente sia l’assistenza psicologica che legale. L’apertura al pubblico è il martedì dalle 16.30 alle 18.30.
 

Il ciclo della violenza domestica: dalle minacce alle umiliazioni del partner fino agli abusi fisici e sessuali

Pubblichiamo la seconda puntata dell’approfondimento dedicato alla violenza di genere, dedicato in particolare alla violenza domestica. In questo articolo verranno descritte le varie fasi di questo fenomeno.
In primo luogo cerchiamo di capire cosa s’intende per  violenza domestica. Questo termine comprende ogni tipo di violenza fisica, psichica, economica e sessuale all’interno di una relazione affettiva o di una relazione di tale tipo passata. La violenza domestica viene agita prevalentemente dagli uomini contro le donne.
Il termine violenza può essere fuorviante. Rientrano, infatti, in questo concetto non solo gli abusi fisici e sessuali, ma anche anche  quelli verbali, emotivi, psicologici e finanziari. In qualunque modo si esprimano tutti questi comportamenti sono finalizzati all’affermazione del potere e del controllo sull’altra persona.
Gli atti che l’uomo compie ai danni della compagna (o ex) si articolano in più fasi. La prima è quella dell’intimidazione. L’obiettivo è fare vivere il proprio partner in uno stato di paura costante. Le intimidazioni vengono portate avanti tramite minacce spesso legate a una possibile fine della relazione. Per questo motivo molte persone sottovalutano la situazione scambiandola per una semplice manifestazione di gelosia.
A questo primo stadio segue un periodo d’isolamento in cui la vittima tende ad allontanarsi da tutti i suoi affetti compresi gli amici e la famiglia. E’ in questa fase che comincia a crescere la tensione all’interno della coppia che sfocia in una vera violenza psicologica in cui il partner cerca di sminuire e umiliare l’altro e di ridurre al minimo le relazioni con il mondo esterno.
Solo dopo queste prime due fasi comparirà la violenza fisica e sessuale. All’interno di questa fase, in certi momenti alla vittima sembra di aver recuperato una normalità apparente grazie a improvvisi pentimenti del partner che in realtà sono solo apparenti riappacificazioni. Ma dopo poco tempo la situazione torna a precipitare nuovamente. 
Come già ricordato in un precedente articolo, in Italia il 31,5 % delle donne della fascia 16-70 anni, corrispondenti a oltre 6 milioni, hanno subito una forma di violenza fisica o sessuale durante la loro vita. Nella prossima puntata verranno forniti gli elementi per riconoscere una relazione violenta e cosa si può fare per uscirne.