Archivia 26/09/2017

Le donne lombarde tornano in piazza per un aborto libero sicuro e gratuito. Appuntamento a Milano il 28 settembre alle 18e30

In Italia l’aborto libero e sicuro è un diritto acquisito? Per legge sì ma l’alto tasso di obiezioni di coscienza tra i medici italiani lo mette fortemente a rischio. Per questo il 28 settembre, Giornata internazionale per l’aborto libero e sicuro, le donne di tutta la Lombardia tornano in piazza per riaffermare la libertà di scelta.
L’appuntamento è per le 18e30 in piazza Duca d’Aosta a Milano davanti al Pirellone. Tra i punti più importanti della manifestazione organizzata dalla rete Non una di meno è la contestazione delle politiche Regione Lombardia che favoriscono l’obiezione di coscienza negli ospedali e nei consultori. Il corteo inizierà alle 19 e si concluderà alle 21 in piazza XXV aprile dove inizierà una festa con musica, balli dal vivo.
 
 
 

La Regione Lombardia limita la libertà dei Centri antiviolenza? Se sei vuoi far sentire la tua voce firma la petizione su Change.org

Dopo la manifestazione del 12 settembre per protestare contro le politiche della Regione Lombardia sui centri antiviolenza le mobilitazioni continuano in rete. Su Change.org infatti è possibile firmare la raccolta di firme online lanciata dalla Rete lombarda dei Centri antiviolenza: le adesioni sono già oltre 5mila.
L’obiettivo è denunciare le politiche della Regione che, secondo molte realtà lombarde, limitano l’autonomia dei centri antiviolenza. In particolare viene contestato l’obbligo per le operatrici dei centri a registrare il codice fiscale delle donne che chiedono aiuto e a segnalare i casi di abuso indipendentemente dalla volontà delle vittime
Per firmare la petizione basta cliccare a questo link: https://www.change.org/p/la-rete-lombarda-dei-centri-antiviolenza-contro-le-politiche-di-regione-lombardia

I centri antiviolenza in piazza contro la Regione Lombardia: Vogliono farci schedare le donne che chiedono aiuto

“Invitiamo tutti le cittadine e tutti i cittadini a manifestare il dissenso contro le politiche di Regione Lombardia che minano la libertà di azione dei centri antiviolenza e con questa quella delle donne“. Con questo appello la Rete Lombarda dei Centri Antiviolenza ha voluto contestare la Regione Lombardia. La manifestazione si è svolta martedì 12 settembre sotto la sede della Regione è stata promossa anche la “Casa delle donne maltrattate” con l’appoggio della rete “Non una di meno“.
L’accusa è di voler obbligare i centri a segnalare i casi di violenza indipendentemente dalla volontà delle vittime. “I centri antiviolenza offrono accoglienza, ascolto, auto-aiuto. – denunciano – Non possono essere confusi con luoghi di erogazione di prestazioni o servizi, né le loro pratiche possono essere forzate da automatismi che ne snaturerebbero la funzione e ne ridurrebbero l’efficacia”. Contestata inoltre l’imposizione ai centri della compilazione di una scheda con nome, cognome e codice fiscale per ogni donna che chiede aiuto. 
Tra i motivi della protesta anche i fondi sempre più risicati per i centri: “La violenza contro le donne non accenna a diminuire – spiegano dalla piazza – mentre l’autonomia d’azione ed economica dei centri antiviolenza viene sempre più limitata dalle scelte politiche che Regione Lombardia vuole imporre”.