Archivia 21/09/2017

La Regione Lombardia limita la libertà dei Centri antiviolenza? Se sei vuoi far sentire la tua voce firma la petizione su Change.org

Dopo la manifestazione del 12 settembre per protestare contro le politiche della Regione Lombardia sui centri antiviolenza le mobilitazioni continuano in rete. Su Change.org infatti è possibile firmare la raccolta di firme online lanciata dalla Rete lombarda dei Centri antiviolenza: le adesioni sono già oltre 5mila.
L’obiettivo è denunciare le politiche della Regione che, secondo molte realtà lombarde, limitano l’autonomia dei centri antiviolenza. In particolare viene contestato l’obbligo per le operatrici dei centri a registrare il codice fiscale delle donne che chiedono aiuto e a segnalare i casi di abuso indipendentemente dalla volontà delle vittime
Per firmare la petizione basta cliccare a questo link: https://www.change.org/p/la-rete-lombarda-dei-centri-antiviolenza-contro-le-politiche-di-regione-lombardia

I centri antiviolenza in piazza contro la Regione Lombardia: Vogliono farci schedare le donne che chiedono aiuto

“Invitiamo tutti le cittadine e tutti i cittadini a manifestare il dissenso contro le politiche di Regione Lombardia che minano la libertà di azione dei centri antiviolenza e con questa quella delle donne“. Con questo appello la Rete Lombarda dei Centri Antiviolenza ha voluto contestare la Regione Lombardia. La manifestazione si è svolta martedì 12 settembre sotto la sede della Regione è stata promossa anche la “Casa delle donne maltrattate” con l’appoggio della rete “Non una di meno“.
L’accusa è di voler obbligare i centri a segnalare i casi di violenza indipendentemente dalla volontà delle vittime. “I centri antiviolenza offrono accoglienza, ascolto, auto-aiuto. – denunciano – Non possono essere confusi con luoghi di erogazione di prestazioni o servizi, né le loro pratiche possono essere forzate da automatismi che ne snaturerebbero la funzione e ne ridurrebbero l’efficacia”. Contestata inoltre l’imposizione ai centri della compilazione di una scheda con nome, cognome e codice fiscale per ogni donna che chiede aiuto. 
Tra i motivi della protesta anche i fondi sempre più risicati per i centri: “La violenza contro le donne non accenna a diminuire – spiegano dalla piazza – mentre l’autonomia d’azione ed economica dei centri antiviolenza viene sempre più limitata dalle scelte politiche che Regione Lombardia vuole imporre”.

Per dire no alla violenza di genere scendono in campo le donne di Roma: a San Lorenzo il torneo di calcio contro il femminicidio

Un’iniziativa lontana centinaia di chilometri da Cernusco sul Naviglio, ma non per questo meno significativa; perché quando si parla di lotta alla violenza di genere non esiste nord, sud, città o periferia.
Il 18 luglio scorso al quartiere San Lorenzo di Roma si è svolto il 1° torneo di calcio a 5 contro il femminicidio e l’omofobia. Un torneo, organizzato grazie alla generosità di tante realtà sportive ma anche politiche come l’Anpi, che è riuscita a coinvolgere 80 atlete più centinaia di spettatori. “L’unico possesso che ci piace è quello di palla”, questo lo slogan per spiegare il senso dell’iniziativa.  
“Abbiamo deciso di organizzare questo torneo perché viviamo in una società dove purtroppo le differenze di genere sono sempre più rimarcate – spiega Nora Inwinkl una delle organizzatrici – Ogni giorno c’è da fare un lavoro nel riconoscimento delle parità dei diritti e delle opportunità. Io sono donna e sono fiera di esserla e non voglio essere uguale a un uomo ma vogliamo le stesse libertà e gli stessi diritti”.
Una manifestazione sportiva locale che tuttavia fa bene alle donne (e agli uomini) di tutta Italia. Questo il video dell’iniziativa.

In Italia non esiste più una pillola anticoncezionale gratuita. Così le donne in difficoltà economiche hanno smesso di prenderla

In Italia evitare gravidanze non volute diventa è sempre più complicato. E soprattutto costoso. Da ormai quasi un anno, infatti, la pillola anticoncezionale non è più gratuita essendo passate dalla fascia A, quella a carico del Servizio sanitario nanzionale, alla fascia C, a carico delle donne. 
Questa riclassificazione riguarda le pillole di terza generazione, circa il 10% di quelle in vendita sul mercato italiano. Il resto era già a pagamento. Un cambiamento che stando ai numeri potrebbe sembrare di poco conto ma che in realtà ha degli effetti molto tangibili.
La maggior parte delle donne che fino al 2016 utilizzavano le pillole in fascia A, appartenevano alla fascia più debole della popolazione: ragazze giovani e meno giovani senza un reddito, precarie e donne straniere. Tutte persone che nel bilancio di fine mese anche pochi euro risparmiati potevano fare la differenza. 
Il risultato di questa politica è una netta diminuzione delle pillole prescritte e un conseguente calo di donne che le usano. Nel 2017, in Italia, l’unico anticoncezionale a carico della sanità pubblica è l’aborto.

è facile abortire in Italia? Ecco la mappa che ti dice quanti e dove sono i medici obiettori di coscienza nel nostro paese

L’Italia è il paese che il più alto numero di medici obiettori negli ospedali. Per questo il diritto all’interruzione di gravidanza non sempre riesce ad essere garantito. Da Nord a Sud sono tante le strutture in cui la percentuale di obiettori è altissima, così come sono tante le farmacie sparse su tutto il territorio dove non vengono vendute le pillole del giorno dopo.
Per questo motivo è nata Obiezione respinta“, una piattaforma nazionale dove è possibile trovare tutte le informazioni, le segnalazioni sul tema ma anche per scambiarsi opinioni, consigli ed esperienze legate all’interruzioni di gravidanza. L’iniziativa è nata l’8 marzo in occasione del sciopero nazionale delle donne “Non una di meno“. L’obiettivo è quello di colmare un vuoto informativo. I dati del ministero non sono aggiornati e quindi per le donne non è facile capire dove e quanto sia garantito il diritto all’interruzione volontaria di gravidanza.
La piattaforma è di semplice utilizzo: c’è una cartina dell’Italia e a ogni ospedale e farmacia corrisponde un bollino: verde se viene garantito il servizio, viola per le esperienze positive mentre è rosso per quelle negative. La piattaforma è in continuo aggiornamento perché chiunque tramite mail o facebook può contribuire ad aggiornarla con le informazioni provenienti dal proprio territorio.

Sei intrappolata in una relazione violenta? Il primo passo per combatterla è riconoscerla. Ecco come fare

Ammettere a sé stessa che nella relazione con il proprio partner si è innescata una componente violenta non è facile. E non è facile riconoscerla. Quando la relazione è disturbata da un po’ di gelosia e quando, invece, inizia la violenza? Nel seguente articolo cercheremo di fornire tutti quegli elementi che devono far accendere un campanello d’allarme. Perché, purtroppo, nella nostra società, la violenza domestica può colpire tutte le donne indipendentemente dalla propria condizione sociale ed economica e il proprio livello d’istruzione.
In primo luogo bisogna chiedersi come ci si relaziona con il proprio partner e come si vive il proprio rapporto di coppia. In particolare è importante rispondere a queste domande.
Hai paura del tuo compagno/marito/partner il più delle volte?
Eviti di fare o dire alcune cose perché hai paura che farebbero arrabbiare il tuo compagno?
Senti di non fare niente che soddisfi il tuo compagno o i suoi familiari?
Ti sembra di essere l’unica ad esser colpevole ogni volta?
Ti senti indifesa o emotivamente paralizzata?
Piangi di più sia di giorno che di notte?
Un altro passo molto importante è analizzare i comportamenti che il tuo partner assume nei tuoi confronti. Per questo bisogna rispondere alle seguenti domande.
Ti umilia urlandoti contro?
Sminuisce i tuoi traguardi (studio, lavoro, ecc.)?
Ti incolpa di renderlo violento nei tuoi confronti? Ad esempio dicendoti: “tu mi provochi”
Ti tratta come una sua proprietà o un oggetto sessuale?
E’ eccessivamente geloso o possessivo anche se stai parlando con un parente o un amico di sesso maschile?
Controlla dove sei e cosa fai?
Ti impedisce di vedere amici o familiari?
Ti obbliga a cancellare degli amici dal tuo profilo Facebook e leggi tuoi messaggi sul cellulare?
Ti forza ad avere rapporti sessuali invece di chiederti se hai voglia di avere un rapporto?
Se anche solo ad alcune di queste domande hai risposto in maniera affermativa hai bisogno di aiuto. Le donne che abitano a Cernusco sul Naviglio possono rivolgersi allo Sportello Donna del Comune che offre gratuitamente sia l’assistenza psicologica che legale. L’apertura al pubblico è il martedì dalle 16.30 alle 18.30.
 

Il ciclo della violenza domestica: dalle minacce alle umiliazioni del partner fino agli abusi fisici e sessuali

Pubblichiamo la seconda puntata dell’approfondimento dedicato alla violenza di genere, dedicato in particolare alla violenza domestica. In questo articolo verranno descritte le varie fasi di questo fenomeno.
In primo luogo cerchiamo di capire cosa s’intende per  violenza domestica. Questo termine comprende ogni tipo di violenza fisica, psichica, economica e sessuale all’interno di una relazione affettiva o di una relazione di tale tipo passata. La violenza domestica viene agita prevalentemente dagli uomini contro le donne.
Il termine violenza può essere fuorviante. Rientrano, infatti, in questo concetto non solo gli abusi fisici e sessuali, ma anche anche  quelli verbali, emotivi, psicologici e finanziari. In qualunque modo si esprimano tutti questi comportamenti sono finalizzati all’affermazione del potere e del controllo sull’altra persona.
Gli atti che l’uomo compie ai danni della compagna (o ex) si articolano in più fasi. La prima è quella dell’intimidazione. L’obiettivo è fare vivere il proprio partner in uno stato di paura costante. Le intimidazioni vengono portate avanti tramite minacce spesso legate a una possibile fine della relazione. Per questo motivo molte persone sottovalutano la situazione scambiandola per una semplice manifestazione di gelosia.
A questo primo stadio segue un periodo d’isolamento in cui la vittima tende ad allontanarsi da tutti i suoi affetti compresi gli amici e la famiglia. E’ in questa fase che comincia a crescere la tensione all’interno della coppia che sfocia in una vera violenza psicologica in cui il partner cerca di sminuire e umiliare l’altro e di ridurre al minimo le relazioni con il mondo esterno.
Solo dopo queste prime due fasi comparirà la violenza fisica e sessuale. All’interno di questa fase, in certi momenti alla vittima sembra di aver recuperato una normalità apparente grazie a improvvisi pentimenti del partner che in realtà sono solo apparenti riappacificazioni. Ma dopo poco tempo la situazione torna a precipitare nuovamente. 
Come già ricordato in un precedente articolo, in Italia il 31,5 % delle donne della fascia 16-70 anni, corrispondenti a oltre 6 milioni, hanno subito una forma di violenza fisica o sessuale durante la loro vita. Nella prossima puntata verranno forniti gli elementi per riconoscere una relazione violenta e cosa si può fare per uscirne.
 

La violenza di genere? Un fenomeno che ha colpito almeno una volta nella vita oltre sei milioni di donne. Ecco come combatterla

I femminicidi sono sempre sulle prime pagine dei giornali. E’ giusto così perché è sempre importante denunciare e non abbassare la guardia su un fenomeno da sempre radicato nella nostra società. Tuttavia i femminicidi sono solo un parte di un fenomeno più grande e più complesso, la violenza di genere
Una recente ricerca dell’Istat aiuta a inquadrare il fenomeno sia dal punto di vista quantitativo che dal punto di vista qualitativo. Il 31,5 % delle donne della fascia 16-70 anni, corrispondenti a oltre 6 milioni, hanno subito una forma di violenza fisica o sessuale durante la loro vita.
Spesso si pensa che le vittime appartengano alla fasce di popolazione in difficoltà economica o meno istruite. In realtà i dati Istat descrivono una situazione molto diversa. Il 42% delle donne che hanno subito violenza sono laureate e il 40,3% sono dirigenti o libere professioniste.
La maggior parte di questi episodi avvengono all’interno delle mura domestiche e lì rimangono perché non vengono mai denunciate. Per questo Cernuscodonna.it nelle prossime settimane pubblicherà una serie di articoli interamente dedicati a questo fenomeno per aiutare a prevenire, a riconoscere e a denunciare qualsiasi forma di violenza consumata in casa.
 

La lettera aperta del gruppo Udi Donne di oggi ai candidati/e sindaco di Cernusco sul Naviglio. Che programmi avete per le donne del nostro territorio?

Giovedì 11 maggio dalle ore 21 alla Biblioteca di Cernusco sul Naviglio si terrà un incontro aperto con i candidati sindaci per approfondire le tematiche legate al mondo femminile. L’incontro è organizzato dal Gruppo UDI ‘Donnedioggi‘– Cernusco e Martesana. Per questo motivo pubblichiamo in questa pagina la lettera aperta scritta dall’Udi a tutti i candidati.
Gent. candidata
Egr. candidato
Vi invitiamo, in vista delle prossime elezioni amministrative a Cernusco, ad un incontro/confronto pubblico sui temi a noi cari che riguardano la condizione femminile.
La nostra associazione opera sul territorio cernuschese da circa 8 anni affrontando le problematiche delle donne sia sul piano culturale che politico e sociale.
Sul piano culturale siamo impegnate perché le relazioni tra uomini e donne siano basate sul riconoscimento del valore di ciascuno e sul rispetto reciproco e perché ogni donna viva l’autodeterminazione sul proprio corpo. Abbiamo promosso iniziative di approfondimento con la cittadinanza e prese di posizione su vari temi che riguardano le donne, dalla violenza fisica e psicologica fino al femminicidio, dalle disuguaglianze sul lavoro alla promozione della presenza delle donne in tutti gli ambiti della società, fino ai servizi che devono intercettare e affrontare difficoltà e problematiche concrete.
Crediamo che ogni istituzione possa e debba svolgere un ruolo attivo in questo senso, sia nel promuovere la crescita culturale e la caduta degli stereotipi di genere, sia offrendo e consolidando servizi che vanno incontro alle esigenze delle donne.
Nella nostra città l’amministrazione comunale in questi anni ha aperto lo ‘Sportello donna‘. Inoltre è funzionante, con buoni risultati, la ‘Rete antiviolenza‘ che coinvolge le Scuole superiori , associazioni del territorio, istituzioni socio-sanitarie e l’Amministrazione. Come giudicate queste esperienze?
E quali progetti avete riguardo alle necessità delle donne?
In base alle nostre attività e ai contatti con moltissime donne e uomini, siamo convinte che una società attenta alle esigenze delle donne porti alla crescita generale per tutti i cittadini.
Vi invitiamo a presentare i vostri programmi e le vostre idee e proposte, su questi argomenti, in una serata pubblica giovedì 11 maggio alle ore 21.00 in Biblioteca.
Vi chiediamo cortesemente di darci conferma della vostra presenza.
Grazie
Gruppo UDI ‘Donnedioggi’- Cernusco e Martesana

Elezioni comunali a Cernusco sul Naviglio. Cosa ne pensano candidati/e delle tematiche legate alle donne? Un incontro pubblico per saperne di più

Le donne protagoniste nella società, le donne protagoniste in politica. Non è un slogan ma è una realtà, almeno per quanto riguarda Cernusco sul Naviglio. Per la prima nella storia della città alle prossime elezioni comunali dell’11 giugno ci sarà una nutrita componente femminile.
Tante le candidate al consiglio comunale così come sono diverse le aspiranti prime cittadine donne: La Lega, Fratelli d’Italia e Alternativa Popolare, candidano Paola Malcangio, Forza Italia Ivana Raguzzi mentre il Movimento 5 Stelle presentano Lorella Villa.
Le tante candidature femminili sono un segno di reale cambiamento? Per capirlo il Gruppo UDI ‘Donnedioggi‘- Cernusco e Martesana ha organizzato un incontro pubblico con tutti i candidati/e Sindaco di Cernusco.
Verra poste loro una serie di domande su che cosa pensano delle donne, delle tematiche che le riguardano e come pensano di affrontarle nel loro programma specifico. L’iniziativa si terrà l’11 maggio alle ore 21 alla sala Camerani della Biblioteca di Cernusco in via Cavour, 51.