Altre relazioni possibili contro la violenza sulle donne

Eleonora Cirant (saggista e redattrice di “Cernuscodonna.it”)  e Alessio Miceli (insegnante, Associazione “Maschile Plurale”) presentano i risultati del laboratorio con i ragazzi e le ragazze delle terze media di Cernusco. Interverrnno l’assessora Rita Zecchini e il gruppo Udi Donnedioggi.

Altre relazioni sono possibili  CONTRO LA VIOLENZA sulle DONNE

Mercoledi’ 29 maggio 2013, in Biblioteca, via Cavour, ore 17.30-19.00

Invitiamo i docenti, i ragazzi, i genitori e tutte le persone interessate ad un vero cambiamento nel rapporto tra i generi.
Il seme del rispetto e dell’uguaglianza tra donne e uomini  germoglia con l’educazione dei giovani
L’incontro è organizzato dal Gruppo Udi Donnedioggi e dal Comune di Cernusco
 

Image: 'clavinculo; his manifested intention of becoming a world-famous governor'
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La banalità di ammazzare una moglie

Trasmettiamo il comunicato stampa della Casa delle donne maltrattate di Milano.

Alla trasmissione di Corrado Formigli in onda il 29 aprile 2013 la giornalista Lucia Annunziata, esprimendo opinioni sul grave fatto accaduto a Roma davanti a Palazzo Chigi, ha affermato che l’uomo che ha sparato ai carabinieri ha compiuto un gesto diverso da quello [più normale?] di altri che nella disperazione si tolgono la vita gettandosi da un ponte o sparano alla moglie

Il centro antiviolenza  si domanda

come mai una giornalista attenta e sensibile come Lucia Annunziata abbia potuto così leggermente fare una annotazione di questo tipo. Come se ammazzare la moglie sia ormai diventato quasi un luogo comune e un dato scontato delle reazioni “umane” maschili!

E invita tutti, soprattutto i giornalisti che danno informazioni e commentano notizie, a non banalizzare e rendere scontate tragedie che colpiscono le donne che fanno scelte di autonomia e che vengono punite proprio nelle loro espressioni di libertà.
Se ne riparlerà il 14 maggio alle ore 10,30 alla Conferenza Stampa della Casa delle Donne Maltrattate di Milano dove verranno esposti i dati raccolti dalle avvocate di Cadmi e dai Centri Antiviolenza della Regione Lombardia. Dove si discuterà anche delle archiviazioni, delle mediazioni, e di tutti i percorsi che negano la violenza familiare e la banalizzano in conflitto tra coniugi mettendo a rischio la vita
Milano, 30 aprile 2013

Solidarietà tra donne come antidoto alla violenza

La solidarietà tra donne è un antidoto formidabile al maltrattamento e alla violenza sulle donne, sia dentro che fuori casa. Ne parliamo con Marisa Carta, responsabile del Centro azione donne maltrattate (Cadom) di Monza. Il Cadom di Monza è attivo da 1994, oggi con 40 volontarie, di cui 4 avvocate (penaliste e civiliste) e 3 psicologhe.

La rete contro il maltrattamento

Lavoriamo molto sulla prevenzione, soprattutto nelle scuole, dove l’obiettivo è sia di far capire che le relazioni possono essere non violente, sia di combattere ruoli e stereotipi dentro cui si annida la violenza di genere. Inoltre portiamo avanti progetti di formazione e corsi di approfondimento sia per le volontarieche per operatori e operatrici dei servizi socio-sanitari e delle forze dell’ordine.

In Brianza le operatrici del Cadom di Monza sono state formatrici all’interno del progetto  Artemide, che ha permesso di arrivare alla formazione di un Protocollo d’intesa. Firmato la prima volta nel 2010, è stato riconfermato nel 2012 per il 2013 ed  ha permesso di creare una rete contro il maltrattamento

E’ una rete vasta e complessa, di cui fanno parte le forze dell’ordine, associazioni, Comuni, operatori del terzo settore, medici, operatori di pronto soccorso. Praticam siamo riuscite a coprire quasi tutta la Brianza (solo distretto di Desio è rimasto fuori perché in quel momento il Comune era commissariato)

Le utenti

Nel 2012 sono state accolte 243 donne, 70 da Monza e il resto dalla Provincia. Queste le cause:

  • 42% maltrattamento psicologico,
  • 31% maltrattamento fisico
  • 14% maltrattamento economico
  • 7% stalking (in aumento)
  • 6% violenza sessuale agita dal partner

Il 90% maltrattanti sono italiani.

L’attività nelle scuole

Quando un ragazzo o una ragazza affermano, come ci è capitato: “Sì i miei genitori mi picchiano (in modo violento) però mi vogliono bene”. Noi chiediamo che cosa vuol dire “volere bene”? Cosa vuol dire “rispettare”? Lavoriamo sul rispetto e sul riconoscimento reciproco

Capita a volte di dover spiegare a ragazzi e ragazze cosa sia uno stupro. Capita che emergano fuori anche casi di violenza assistita vissuta da ragazzi e ragazze. Tra i progetti infatti c’è anche la formazione alle insegnanti x riconoscere segni violenza subíta.

Solidarietà femminile come antidoto alla violenza

Con quasi 30 anni di esperienza alle spalle, Marisa si dichiara fermamente convinta che molti casi di maltrattamento sarebbero “stoppati” sul nascere se ci fosse maggiore attenzione da parte delle donne. Dice:

Mi ha colpito una frase, quando è stata uccisa una donna extracomunitaria a Bernareggio e una delle sue amiche ha detto: “lo sapevo che sarebbe finita così”. A parte rimanerci malissimo, mi sono molto arrabbiata. Se io voglio bene a una persona, se sono sua amica,  cerco in tutti i modi di tirarla fuori. Non è che la prendo di peso e la porto in un centro anti-violenza, perché questo non cambierebbe assolutamente niente, nel senso che la donna per rivolgersi a noi deve essere convinta di quello che fa.

Il Cadom di Monza, come tutti i centri antiviolenza, accetta le segnalazioni ma non prende mai appuntamento per terze persone. Cosa può fare, dunque, un’amica? Può spezzare l’isolamento cui nasce e cresce la violenza.

Deve essere la donna che subisce il maltrattamento a telefonare, perché deve essere lei a prendere questa decisione. Però il mio compito è portarla piano piano a prendere questa decisione. Solidarietà nel senso di fare uscire la donna che vive il maltrattamento dal senso di profonda solitudine che vive all’interno del maltrattamento. Le donne che vengono da noi ci raccontano proprio dell’isolamento che vivono anche all’interno della famiglia. Magari con le sorelle che non dicono niente o che dicono “te lo sei scelto tu, gestiscitelo tu il problema”

Quindi solidarietà è appoggio, accompagnamento.

Abbiamo notato che le donne che vengono da noi accompagnate da un’amica, sono quelle che più facilmente iniziano un percorso di uscita dalla violenza. Perché sanno di avere un sostegno, persone che le ascoltano e soprattutto che non le definiscono delle cretine perché hanno subito situazioni pesanti per anni.

Da sole non è possibile farcela, dice Marisa.

La cosa più deleteria che può vivere una donna che subisce un maltrattamento è l’isolamento, di doversi gestire tutto lei. C’è tutto il problema della colpevolizzazione, il fatto di sentirsi adeguata, di non potersi muovere, di non poter tutelare adeguatamente i figli. Tutta una serie di dinamiche da scardinare… da sola non si può.

Al Centro anti-violenza siamo tutte donne

In tutti i centri della rete regionale e nazionale lavorano solo donne.  Siamo partite dall’idea che la donna per parlare dei suoi problemi ha bisogno di trovarsi davanti un’altra donna. Almeno nelle fasi iniziali la figura maschile è una figura, diciamo, compromettente. Questo non vuol dire che non si trovino delle persone estremamente attente, ad esempio tra le forze dell’ordine, con grandi capacità di accoglienza e ascolto. Però noi ci muoviamo sul terreno del rapporto tra donne.

E.C.

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Le donne parlano di violenza

In questa pagina pubblichiamo alcuni brani delle interviste realizzate nel corso del progetto Prenditi per mano. Campagna informativa per contrastare la violenza contro le donne. Un progetto di contrasto alla violenza contro le donne realizzato nel 2010 dall’Associazione BLIMUNDE, con i Comuni di Cernusco S/N, Pioltello, Vimodrone.

Perché le donne sono insicure?

le motivazioni sono tante perché ci si può sentire deboli perché non abbiamo avuto mai situazioni alla pari con chi si confronta con noi. Sul lavoro per esempio o quando sei già mamma devi fare la mamma e non puoi fare altro, invece non è vero e lì ti senti diversa, meno avanti rispetto al compagno.

(…) per quanto riguarda il subire la violenza che non vedo come violenza fisica in questo caso, sono … i sensi di colpa … nel mio caso gioca molto .. del tipo .. se io penso di aver fatto una cosa non del tutto giusta, se poi vengo ripresa, mi si fa notare, oppure vedo qualcosa che non approvo fino in fondo, io non lo faccio presente, sto zitta perché secondo me prima ho sbagliato e quindi il senso di colpa mi schiaccia. … Perché non esco da questo giro? (F1-e)

Perché le donne subiscono violenza?

a me la violenza fa venire in mente la guerra e la guerra che cos’è se non un modo per conquistare, avere più potere? Quando si fa violenza su una persona è perché io ho più potere di te, posso farlo perché sono più forte, devo controllarti. Secondo me è una caratteristica culturale più tipica dell’uomo che della donna, quella di voler affermare il proprio potere (F3-m);
Quando io subisco una violenza reagisco, se non reagisco è perché non ne ho i mezzi: economici e non ho l’attenzione (degli altri intende) perché se una donna scompagina l’ordine che secondo la società è quello che deve essere, ha il deserto intorno. … (F1-r)
(…) però non abbiamo gli strumenti, non siamo allenate come potrebbero essere gli uomini e poi appunto abbiamo tutta la società intorno che ci colpevolizza. La società non vuole che cambi niente, perché deve cambiare? (F 1f)

Cos’è la violenza contro le donne?

È distruttiva perché lascia le donne da sole, le copre di vergogna, le fa sentire diverse da chi la violenza non la subisce.

Subire violenza è quasi una colpa… e anche psicologicamente una si sente inferiore per aver subito una violenza di tipo psicologico e sono proprio quelle che ti fanno sentire inferiore, stupida per averla subita. Quindi è una specie di gatto che si morde la coda (F2-l).
la violenza presuppone la mancanza di rispetto delle persone. … La violenza può essere fisica ma anche più sottile, come affermare il proprio potere su quella persona, di predominio (F3-m).

Le immagini della violenza

Terrore, odio, paura, rancore, disgusto, disprezzo.
(riferendosi alla morte del padre) io non odio, io non ho provato niente, il niente totale e penso che sia la cosa peggiore. … Ho avuto paura di questo niente totale. (…) Il niente è niente. È’ la cosa più brutta di questo mondo. (F3-f)

I luoghi della violenza

La gran parte delle violenze contro le donne avviene tra le mura domestiche ma, spesso, sono indicati i luoghi esterni come quelli che maggiormente “mettono paura”.

Le donne declinano sapientemente quest’apparente contraddizione, imputando ai media e a certi stereotipi culturali l’immagine della violenza come “luogo esterno”, e anche contestualizzando gli avvenimenti:

Penso che le donne possano sentire la paura secondo la loro situazione personale: la persona che vive un contesto familiare insicuro avrà paura anche in casa immagino, se vive una situazione difficile nel lavoro vivrà una situazione di angoscia anche andando al lavoro (F3-m).

Cosa vogliono le donne? E cosa suggeriscono?

Desiderano servizi adeguati, con operatori opportunamente preparati ad accogliere le donne vittime di violenza e molte lamentano la scarsità/assenza di questi servizi sul loro territorio:

creare, a mio giudizio, dei modi (sportelli, telefoni, questi …) accessibili per le donne che si sentono in difficoltà e sole, soprattutto, in modo da non lasciarle da sole, in modo da favorire lo scambio delle informazioni. (F3-p).

Chiedono informazione,

le donne devono sapere con chiarezza quali sono le loro tutele, i loro diritti e riferimenti in materia di violenza. Ma anche quel sapere che aiuta le persone a fare, a cambiare:
innanzitutto spendere più soldi per programmi di questo tipo (rif. al progetto in atto), meno omertà, e più consapevolezza che un abusato può essere un abusante. (…) La violenza non è sempre degli altri, gli altri non sono sempre gli altri, possiamo essere noi (F3-f).

Vogliono un cambiamento educativo e culturale:

La questione culturale, connessa a quella educativa è molto importante:
per me questa è la parte fondamentale: mettere le donne, istruirle fin da piccole, in condizione di scegliere, sapere cosa è giusto per l’uno o per l’altra … (F2-mc)
Anche le famiglie, nel loro piccolo, devono promuovere modelli di parità tra maschi e femmine, di rispetto, condivisione e di scoraggiamento dei comportamenti aggressivi e violenti.

Suggeriscono di costituire dei gruppi di donne volti alla ricerca del lavoro e dello scambio di attività, che possano permettere loro di costruirsi l’indipendenza economica;

Suggeriscono di costruire la solidarietà tra le donne, intesa come momenti collettivi, di auto-mutuo aiuto e anche di azione nel contrasto alla violenza, per la costruzione della consapevolezza di sé e del proprio vissuto, per la promozione di comportamenti e attitudini virtuose:

prendere consapevolezza di sé, avere più autostima, confrontarsi di più con le altre (F2-l);

A cura di Lia Lombardi

Vedi l’abstract della ricerca e la presentazione della campagna

Immagine:
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Non è amore

L’amore non c’entra niente.

Femminicidio: una guerra.Prevenire o curare?

Interviene Alessio Miceli, della Associazione Maschile plurale
Coordina Eleonora Iula, sezione Anpi di Melzo (Associazione nazionale partigiani italiani)
Dibattito organizzato da Anpi Melzo in collaborazione con il Comune di Melzo e il Liceo Giordano Bruno
Letture a cura di Tino Danesi
Martedì 26 marzo ore 20.30
palazzo Trivulzio, Sala Vallaperti, via Dante 2, Melzo
In questo incontro il femminicidio è visto dalla parte degli uomini che si interrogano e provano valutare cosa fare per  cambiare la cultura il modo di pensare maschile. Spiega Maria Piccirillo, dell’Anpi di Melzo:

Appenderemo alle pareti i nomi delle donne uccise nel 2012 ed evidenzieremo, come risulta dai dati forniti dalla Casa delle donne maltrattate di Bologna, che gli omicidi sono compiuti da mariti, figli, conviventi, nipoti.., tutte persone vicinissime alle donne.

L’incontro fra parte di una collaborazione che inizia nel 2012 tra Anpi e liceo scientifico G.Bruno e precisamente con il gruppo teatrale Paersonaetis.
Il progetto prevede di approfondire 3 date (uguali ogni anno: 27 gennaio, 8 marzo, 25 aprile).
Ogni data  è articolata in questo modo: è previsto uno spettacolo teatrale eseguito dal gruppo teatrale coordinato dalla prof.ssa Cristina Ballotta, a cui segue un incontro aperto sul tema inerente la data trattata.
Per l’otto marzo la sera del 9 i ragazzi e le ragazze hanno rappresentato L’ALTRA META’ DEL CIELO al Teatro Trivulzio di Melzo.

Contro la violenza maschile sulle donne educhiamo i giovanissimi

Negli ultimi mesi la cronaca, italiana in particolare, ci ha quasi assuefatti a episodi di violenza contro le donne, che portano addirittura al femminicidio.
Da quando è nato, nel 2009, il Gruppo UDI ‘Donnedioggi’ di Cernusco e Martesana ha fatto e continua a fare iniziative pubbliche di approfondimento del problema e di denuncia della violenza maschile contro le donne, convinto che il rispetto tra uomini e donne sia alla base della civiltà di un Paese.

Contro la violenza maschile sulle donne, educhiamo i giovanissimi al rispetto delle donne!

Per cominciare un’educazione delle giovani generazioni fin dalla preadolescenza, l’Udi di Cernusco ha proposto un laboratorio sperimentale alla scuola media, condiviso dall’Assessora Zecchini e dall’amministrazione comunale.
Il laboratorio, dal titolo Altre relazioni sono possibili. Contro la violenza maschile sulle donne, parte lunedi 4 marzo 2013 alla Scuola media di via don Milani, con le classi Terza D e Terza L, coordinate dalle docenti Marisa Chiappa e Tiziana Buccolieri.
Il laboratorio sarà condotto da Eleonora Cirant, dell’Unione femminile nazionale, e da Alessio Miceli, presidente dell’Associazione “Maschile plurale”: entrambi hanno al loro attivo un’esperienza specifica sul tema con studenti di varie scuole.
I loro obiettivi sono quelli di far riconoscere ai ragazzi e alle ragazze la violenza nelle relazioni quotidiane e cercare di smontare alla radice i comportamenti maschili violenti. Gli studenti comunicheranno poi ai loro coetanei il percorso fatto durante il laboratorio.
Infine, dopo il lavoro con i ragazzi, è prevista la restituzione dei risultati agli adulti ( genitori degli studenti, persone interessate e tutta la cittadinanza) con un incontro serale.
Certamente occorrerà tempo perché un lavoro culturale di questo genere possa dare i suoi frutti, affinché la mentalità di ragazzi e ragazze possa cambiare. Ma le donne dell’UDI sono convinte che questa sia la strada maestra per sconfiggere la violenza sulle donne: educare i ragazzi, già da giovanissimi, al rispetto reciproco tra uomini e donne e a riconoscere il valore di ciascuno, indipendentemente dal sesso cui appartiene.
 

Image: 'Mr Grumpy hits Grumpy Care Bear'
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One billion rising a Cernusco

One billion rising – Svegliati! Balla! Partecipa! è una denuncia che si esprime attraverso la danza e la musica. Il 14 febbraio 2013 in tutto il mondo gruppi di donne danzeranno insieme in piazza, nelle strade, nei luoghi pubblici, per denunciare e contrastare la violenza maschile sulle donne, per sentire e affermare che si è forti se non si è isolate.

A Cernusco le prove sono il 6 febbraio. Il 14 febbraio un primo flash mob sarà realizzato alla stazione della metropolitana, prima di andare a Milano per l’incontro in stazione Centrale alle 19.30.
Per sapere di più su one billion rising nel mondo, e il sito per gli eventi in Italia
Per info a Cernusco: donnedioggi@tiscali.it

I silenzi della violenza

La violenza contro le donne, detta anche violenza di genere nelle sue varie forme – stupro, violenza domestica, delitti d’onore, e traffico di donne – manifesta i suoi alti costi di salute fisica e mentale, nonché di gestione complessiva della vita della donne. E’ un problema di salute pubblica e una grave violazione dei diritti umani fondamentali.

Se ne è parlato durante l’incontro promosso dal Comune di Cernusco sul Naviglio in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne.

Nel corso della serata Lia Lombardi, sociologa, ha sintetizzato numeri e definizioni della violenza sulle donne, accennando anche ai risultati di una ricerca svolta nel 2009 sul territorio di Cernusco, Pioltello e Vimodrone:

Le donne intervistate nei comuni di Cernusco, Pioltello, Vimodrone nel 2009 per il Progetto “Prenditi per mano”, indicano: la solitudine, l’isolamento e i sensi di colpa come elementi generatori e riproduttori d’insicurezze nelle donne.
Altri fattori vengono evidenziati per motivare la riproduzione degli atti violenti contro le donne: la detenzione e gestione del potere
da parte degli uomini.

Susanna Fresko, analista filosofa, ha condotto una sorta di esplorazione analitico-filosofica sul tema dei “silenzi della violenza” alla ricerca di alcune profondità del fenomeno “violenza contro le donne”: dove si incontrano tra loro silenzio e violenza, in quali luoghi? Le possibili risposte e percorsi indagati:

Silenzio come “parola negata” (diritto negato all’espressione di sé), come “parola non creduta” (sordità, cecità, mutismo circostanti), “parola rassegnata” (che non si dà), “parola complice” (quella che, non credendo nel cambiamento o temendolo, preserva lo status quo)

Dalla ricognizione dei “silenzi della violenza” è emersa soprattutto

la capacità del silenzio di condurre i significati, le storie, da una generazione all’altra, smentendo quindi l’idea sempre diffusa, e molto praticata, per la quale mettere a tacere qualcosa, nascondere i fatti, possa preservare dal peso delle eredità, di eventi traumatici così come di qualsiasi cosa.

L’invito dunque è di imparare a riconoscere i diversi suoni del silenzio quando è violento e lavorare affinché ne emergano finalmente parole, vissuti, riconoscimento.

La cultura del silenzio, a cura di Lia Lombardi

I silenzi della violenza, a cura di Susanna Fresko

I silenzi della violenza, a cura di Susanna Fresko (pdf)