Categoria Notizie dallo Sportello donna

Acquisto casa in costruzione

Gentile Avvocato, devo acquistare una casa in costruzione e vorrei sapere alcuni accorgimenti da adottare prima della sottoscrizione del compromesso. In attesa di suo cortese riscontro, ringrazio e saluto

Gentilissima Signora, la compravendita di un immobile in costruzione presenta, nonostante la recente normativa a tutela del promissario acquirente (d.lgs 20.6.2005 n. 122), alcuni rischi legati soprattutto ad eventuali situazioni di crisi che dovessero colpire il costruttore, pertanto, considerando che nella maggior parte dei casi il denaro investito nell’affare assume dimensioni importanti, Le consiglierei di rivolgersi ad un professionista che La possa indirizzare nel caso concreto, all’occorrenza apponendo all’interno dello stipulando preliminare alcune clausole a Sua salvaguardia.

In ogni caso, personalmente farei eseguire, innanzitutto, una visura camerale sulla società venditrice/costruttrice in modo da poter accertare l’esistenza e lo stato della stessa. Secondariamente, è necessario prestare attenzione al rilascio, da parte del costruttore, della garanzia fideiussoria volta a garantire la restituzione delle somme elargite nel caso in cui lo stesso versi in una situazione di crisi.

Infine, Le converrebbe trascrivere presso la competente conservatoria dei Registri Immobiliari il contratto preliminare de quo, mediante l’ausilio di un Notaio, al fine di poter far valere il contratto in caso di eventuale procedura concorsuale (es. fallimento) a carico della società costruttrice.

La saluto cordialmente e Le rammento che la sottoscritta presso lo Sportello Donna è a Sua disposizione per eventuali e più puntuali chiarimenti. Avv. D.M.

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La gelosia del primogenito

L’arrivo di un fratellino o di una sorellina porta ansie paure e gelosia nei figli e alle figlie più grandi. Come affrontarle?

Vanessa ha quasi cinque anni, frequenta l’ultimo anno della scuola d’infanzia e da quando è arrivata Carolina, sua sorella, le capita spesso di avere delle manifestazioni di rabbia, grida, batte i pugni sul tavolo e i suoi ‘capricci’ sono diventati più frequenti.

Silvana, la mamma è molto preoccupata e in parte infastidita dalle reazioni di sua figlia: “Non la riconosco più! Fino a poco tempo fa era così amabile, tranquilla e ubbidiente e adesso non so proprio che atteggiamento tenere nei suoi confronti. Ho provato ad assecondarla, a sgridarla, ad ignorarla … ma non serve a nulla”.

Queste sono le parole di una mamma affaticata e disorientata dal sovraccarico fisico ed emozionale, connesso alla fase di vita che sta affrontando, e che non riesce a comprendere a fondo il significato della rabbia della sua bambina.

La percezione di non poter essere di aiuto a Vanessa, crea in Silvana un cocktail di emozioni negative tristezza, senso di impotenza e rabbia che contribuiscono a creare ‘distanza’ nella relazione con la figlia. Silvana ha bisogno di aiuto, è per questo che si rivolge allo Sportello Donna insieme a Sebastiano, il marito, anche lui disarmato di fronte ai comportamenti della figlia primogenita.

Attraverso i colloqui con la coppia di genitori è stato possibile ricostruire il significato della rabbia di Vanessa; è emerso come la rabbia fosse una modalità, utilizzata dalla bambina, per esprimere la sua paura per la ‘perdita’. Infatti un cambiamento, come l’arrivo di una nuova sorellina all’interno della famiglia, attiva inevitabilmente vissuti emotivi in tale direzione: perdita del senso di onnipotenza infantile, perdita dell’amore esclusivo dei propri genitori, perdita della quantità e a volte anche della qualità del tempo trascorso con i propri genitori,… e talvolta questi cambiamenti potrebbero portare i bambini, soprattutto i più piccoli, a sviluppare il timore di poter perdere ‘l’amore’ dei genitori.

Ecco che la tristezza connessa a queste rinunce e la paura di perdere il bene di mamma e papà portano Carolina a manifestare il suo ‘dolore’ attraverso atteggiamenti caratterizzati da rabbia. Nel momento in cui Silvana e Sebastiano hanno iniziato a leggere i comportamenti della figlia, non più come degli attacchi personali, ma come una manifestazione di malessere, la distanza nella relazione con Carolina si è attenuata e, a seguito di alcune indicazioni psico-educative, le manifestazioni di rabbia sono gradualmente diminuite, fino a diventare degli eventi sporadici ed isolati.

Dott.ssa Chiara Bertonati – Psicologa – Psicoterapeuta
Sportello donna di Cernusco S/N
 
Crediti immagine: Nadia Magnabosco, http://www.women.it/oltreluna/nadiamagnabosco.htm

Mi tradisce, che fare

Il tradimento da parte della persona amata scatena un groviglio di emozioni… leggiamo i consigli della psicologa.

“Eravamo tranquillamente abbracciati sul divano ad un certo punto lui si alza, va in bagno, poi scende, mi dice che ha dimenticato una cosa in box. Risale, suona il citofono. Risponde. Mi guarda e mi chiede di scendere con lui. In quella frazione di secondo capisco, è una donna, un’altra donna, l’altra, lei. Non respiro. Non può essere vero. Mi sembra di morire”.

È la testimonianza di Viola, 29 anni, una bellissima donna, una professionista in carriera, fidanzata da due anni con Fulvio, ‘l’uomo della sua vita’. “Era tutto perfetto, lui era dolcissimo con me, attento, interessato, mi faceva sentire una principessa. Come può avermi fatto tutto questo? Come può esser stato capace di farmi tanto male?”

Viola piange inconsolabilmente, i sui occhi nocciola sono gonfi e il suo sguardo è spento. Ripercorre passo passo la sua storia con Fulvio, ha bisogno di capire ‘perché’ è stata tradita; da lui non ha ricevuto una risposta per lei soddisfacente, anzi lui le ha giurato amore eterno, implorando a gran voce il perdono.

Essere traditi scatena un groviglio di emozioni… tristezza per la perdita, rabbia, vergogna per l’umiliazione, delusione, incredulità. Disperazione per l’intimità del rapporto violata, infranta.

Il bisogno di unicità, vitale per ciascun individuo, non è più soddisfatto: Viola non era più unica per Fulvio. Questa consapevolezza spiazza, disorienta e ferisce. Essere unici, vuol dire avere un’identità ben definita che differenzia dalle altre persone. Con il tradimento Viola diventa ‘uguale’ a tutte le altre.

Il tradimento lascia scoperto il bisogno di sicurezza interiore, legato desiderio di non essere abbandonati e di continuare ad essere ‘oggetto’ degno di amore.

Impotenza, confusione, contrapposizione… “vorrei sfogare tutta la mia rabbia e prenderlo a sberle, però so che subito dopo cercherei di baciarlo” è la conseguenza dell’evento imprevisto e fuori controllo. Occorre del tempo, il tempo per assorbire la novità inaspettata e dolorosa. E poi? E poi chissà… chissà se Viola si darà pace? Chissà se potrà essere un’occasione per rivedere i bisogni che porta nella coppia ? chissà se capirà quali sono stati quelli traditi, negati e mai ascoltati?

Chissà se Viola riuscirà a capire quale sia stato anche il suo ruolo all’interno del rapporto con Fulvio che li ha condotti al tradimento?

È questo l’elemento più importante, ossia arrivare a considerarsi non più come un attore passivo che ha completamente subito il fatto, ma capire quale sia stata la propria ‘parte attiva’. Assumere consapevolezza della ‘propria parte’ è molto utile perché attenua quel senso di imprevedibilità che genera ansia, pensandosi completamente in balia dell’altro.

Dott.ssa Chiara Bertonati, Psicologa – Psicoterapeuta
Sportello donna Cernusco sul Naviglio

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Eredità della casa e asse ereditario

Io e mio marito abbiamo acquistato casa insieme, in proprietà di due terzi di lui e un terzo mio (come scritto sul rogito). Poi ci siamo sposati in regime di comunione dei beni. Mio marito ha un figlio nato prima del nostro matrimonio, mentre io non ho figli ma i miei genitori in vita e dei fratelli. Insieme non abbiamo avuto figli. In caso di decesso di uno dei due, come sarebbe suddivisa l’eredità della casa? Il vedovo o la vedova potrebbe continuare a viverci? Antonia

Gentilissima Signora Antonia,

innanzitutto, preciso che i beni acquistati prima del matrimonio rimangono di proprietà esclusiva del coniuge e non entrano a far parte del regime di comunione dei beni.

Nella fattispecie da Lei prospettata, l’asse ereditario di ogni coniuge è costituito dalla rispettiva quota di proprietà dell’immobile, vale a dire quota di 2/3 della casa familiare in caso di decesso del marito e 1/3 della casa familiare in caso di decesso della moglie.

In particolare: ove dovesse venire meno il marito, eredi legittimi sarebbero il figlio nella misura di 1/2 e il coniuge nella misura di 1/2, ovviamente limitatamente alla quota di proprietà di spettanza del marito.

Nell’ipotesi in cui dovesse mancare la moglie, invece, eredi sarebbero il marito nella misura di 2/3 mentre i genitori e i fratelli (in percentuali differenti tra loro) nella quota di 1/3, sempre considerando unicamente la quota di proprietà della moglie.

Preciso, infine, che al coniuge è riservato il diritto di abitazione della casa familiare (art. 540 c.c.).

Resto a disposizione per qualsiasi chiarimento e porgo i miei migliori saluti

Avv. DM
 
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Quando le mamme non ce la fanno

Una neo-mamma confusa e affaticata chiede consiglio alla psicologa dello Sportello donna

Mi chiamo Natasha, ho 28 anni e sono nata e vissuta fino a quattro anni fa in Polonia. Nel 2008 sono arrivata in Italia da sola, ho trovato lavoro come badante, ho trovato un fidanzato e ci siamo sposati due anni fa. Io sono sempre stata bene, ma da qualche mese faccio più fatica ad uscire di casa, mi viene l’ansia, sono sempre tanto stanca e faccio confusione su tutto.
Sono tanto preoccupata perché ho un bambino piccolo di 10 mesi e spesso sono sola con lui e quando sto così, non mi sento tranquilla. Cosa posso fare per stare meglio?
Grazie. Natasha

Buongiorno Natasha

ad alcune neo-mamme può capitare di vivere una situazione di malessere come quella da lei descritta. La nascita di un bambino destabilizza inevitabilmente, seppur in diversa misura, l’equilibrio sia individuale, sia di coppia, poiché rappresenta un grosso cambiamento nella vita di una persona, in termini di priorità, responsabilità, ruoli, …e talvolta questo periodo iniziale può essere caratterizzato dalle sensazioni che lei descrive.

A volte questi segnali si riducono e scompaiono fisiologicamente, altre volte invece possono avere una durata maggiore e iniziare ad essere vissuti come invalidanti per alcune aree della propria vita. Nel suo caso forse queste sensazioni sono amplificate da un maggior senso di solitudine dettato dall’assenza o dalla ridotta presenza di una rete socio-familiare di supporto, fondamentale in questa fase del ciclo vitale (e forse anche di suo marito?).

Tuttavia queste difficoltà che lei racconta sarebbe utile che venissero approfondite, attraverso consultazione psicologica, al fine di risignificarle all’interno della sua storia personale e familiare.

Suggerisco vivamente di ‘occuparsi’ di tutti questi segnali che il suo corpo e la sua testa le mandano, come manifestazione di un disagio che va contenuto al fine di evitarne un incremento, che trascinato nel tempo potrebbe diventare sempre meno gestibile autonomamente. Ecco il prossimo passo per ‘stare meglio’ è proprio quello di richiedere aiuto ad un professionista.

Se desidera una risposta più approfondita, mi contatti presso lo Sportello Donna di Cernusco S/N.

Può richiedere un appuntamento tutti i giovedì dalle ore 16.00 alle ore 19.00 telefonando oppure recandosi di persona. Il mio giorno di ricevimento è il venerdì dalle ore 15.00 alle ore 19.00. Grazie

Dott.ssa Chiara Bertonati, Psicologa – Psicoterapeuta

Per l’immagine si ringrazia: http://www.women.it/oltreluna/nadiamagnabosco.htm

 

Casa in costruzione problemi legali

La signora ha comprato una casa in costruzione, ed ora che è costruita sorgono dei problemi con la ditta di costruzioni.

Buongiorno avvocato,

sono molto preoccupata perché nel 2009 ho investito tutti i miei risparmi per l’acquisto di una casa in costruzione e ora la società che ha edificato l’immobile rifiuta di addivenire al rogito notarile, cosa devo fare?

Gent.ma Signora,

dal momento in cui Lei ha adempiuto correttamente alla Sue obbligazioni, vale a dire ha corrisposto il prezzo pattuito per la vendita, deve immediatamente notificare al venditore una diffida ad adempiere, ovvero un atto stragiudiziale diretto ad intimare al venditore di addivenire al rogito notarile.

Nel caso in cui il medesimo, tuttavia, rifiuti di addivenire spontaneamente alla stipula del rogito deve intraprendere l’azione giudiziale ex art. 2932 c.c. -Esecuzione specifica dell’obbligo di concludere un contratto- che obblighi il venditore in modo coattivo alla stipula del contratto definitivo.

Preme evidenziare, inoltre, che tali azioni devono essere fatte con una certa solerzia, posto che in tali casi vi è serio pericolo, soprattutto nel caso in cui il preliminare non fosse stato trascritto presso la competente Conservatoria dei Registri Immobiliari, di perdere ogni garanzia.

Le consiglio vivamente, quindi, di recarsi da un legale con tutta la documentazione in Suo possesso, segnalando in ogni caso che lo Sportello Donna è a Sua disposizione per eventuali dubbi e necessità.

Avv. Daniela Meneghelli, Sportello donna Cernusco S.N.

Ho un problema con il cibo?

Nicla è una ragazza che si sente cicciotella e insegue una dieta via l’altra. Quando un’amica insinua il sospetto di avere qualche problema con il cibo, decide di rivolgersi a qualcuno e scrive allo Sportello donna.

Buongiorno
sono una ragazza di quasi 22 anni e ho pensato di scrivere a questo sito perché nell’ultimo periodo non riesco a capire se ho un problema con il cibo. Sono anni che cerco di mettermi a dieta, perché sono un po’ cicciottella e non mi piaccio molto, ma poi va sempre a finire che non resisto e mangio tutto insieme (dolci, salato,…) senza quasi rendermene conto e poi allora mi rimetto a dieta e avanti così senza ottenere alcun risultato.
Non ne ho mai parlato con nessuno e non ho mai pensato che fosse un problema, ma non molto tempo fa un’amica, più grande di me, se ne è accorta e mi ha detto che secondo lei io ‘ho un problema con il cibo’.
Lì per lì, io mi sono molto arrabbiata e le ho detto che si sbagliava, che non si doveva permettere di dire una cosa del genere; poi però le sue parole continuavano a tornarmi in mente come un pensiero fisso e adesso non sono più così sicura che lei si sbagliasse. Non lo so se ha veramente ragione lei, se ho veramente un problema con il cibo, però vorrei capirlo… forse parlarne con una psicologa potrebbe essere una soluzione. Grazie.
Nicla

Buongiorno Nicla

la tua mi sembra proprio un’ottima idea! Le informazioni che mi hai raccontato sono poche e generiche per poter rispondere con certezza al tuo quesito, infatti per fornire una risposta seria ed esaustiva è necessario effettuare una valutazione che vada ad esplorare alcuni aspetti della tua vita, attraverso domande specifiche e mirate.

I pochissimi dati che mi hai fornito, sono sufficienti per far si che io rinforzi assolutamente un contatto con un esperto per approfondire e cogliere il significato di questo meccanismo che agisci intorno all’area del cibo.

La tua reazione iniziale di negazione, dopo quanto detto dalla tua amica, è assolutamente fisiologica, proprio perché quello che hai ascoltato da lei non era ‘gradevole’, per cui la prima modalità che la nostra mente ha di rispondere, in situazioni di questo tipo, è ‘no, non è vero’.

Successivamente trascorso un tempo iniziale di rifiuto e rabbia per l’affermazione della tua amica, segue un’altra reazione che ti permettere di chiederti se hai un problema e di sviluppare in te la motivazione per chiedere aiuto.

Ricorda che esistono diversi tipi di problematiche connesse all’alimentazione, infatti oltre alle patologie più complesse, come l’anoressia e la bulimia, esistono forme di malessere più sfumate e meno cronicizzate che producono comunque uno stato di sofferenza e talvolta possono essere invalidanti per la vita quotidiana della persona.

Se desideri una risposta più approfondita, contattami presso lo Sportello Donna di Cernusco S/N.
Puoi richiedere un appuntamento tutti i giovedì dalle ore 16.00 alle ore 19.00 telefonando oppure recandoti di persona. Il mio giorno di ricevimento è il venerdì dalle ore 15.00 alle ore 19.00. Grazie

 Dott.ssa Chiara Bertonati

Contributo al mantenimento da ex-convivente

Una signora scrive allo Sportello donna di Cernusco per avere informazioni sulla possibilità di ottenere il mantenimento della figlia dall’ex-convivente.

Buon giorno,
scrivo per avere un consiglio sulla possibilità di ottenere il mantenimento per mia figlia che ora ha tre anni. Le spiego: ho conosciuto il mio ex convivente nel 2005 e abbiamo avuto una bimba nel 2009 ma dopo aver scoperto suoi numerosi tradimenti ho deciso di lasciarlo. Lavoro saltuariamente e con molta fatica arrivo alla fine del mese ma il mio ex compagno si rifiuta di versare, anche in minima parte, il mantenimento della piccola. Cosa posso fare? Grazie.

Gentile Signora,
appare evidente che nonostante le Vostra convivenza sia cessata permangono, in capo a entrambi i genitori, il dovere di mantenere, istruire ed educare la prole. Ne discende, dunque, che il padre dovrà necessariamente corrispondere un assegno di mantenimento, proporzionato alle sue sostanze e capacità lavorative. Nel caso in cui quest’ultimo, dunque, non adempia spontaneamente, sarà necessario proporre domanda al Tribunale dei Minorenni volta a tutelare gli interessi di sua figlia e a ottenere sia l’assegno di mantenimento sia la regolamentazione del regime di visita.
Cordiali saluti
Avv. D.M.

Amministratore di sostegno e vendita abitazione

Buon giorno Avvocatessa, le scrivo perché mio marito, nonostante la giovane età, si è recentemente ammalato di demenza senile e sono stata costretta, mio malgrado, a ricoverarlo in una RSA ove riescono a prendersi cura di lui. Da qualche mese, però, è deceduta la madre di mio marito e mio cognato vorrebbe mettere in vendita la casa materna. Mio marito, però, non è in grado di firmare, cosa devo fare? La ringrazio e in attesa di risposta saluto cordialmente.

Gentile Signora,

qualora un soggetto non è più in grado, anche in modo parziale, di provvedere ai propri interessi la legge ha previsto la figura dell’amministratore di sostegno ovvero colui che, previa nomina giudiziale, coadiuva il beneficiario nella gestione e cura dei propri interessi (L. 6 del 9.1.2004). In conseguenza del decesso di Sua suocera, dunque, e per poter alienare l’unità immobiliare caduta in successione, Lei dovrà dapprima proporre ricorso per l’amministrazione di sostegno al Giudice Tutelare del luogo in cui Suo marito risiede e, una volta ottenuto il decreto di nomina, potrà richiedere al Giudice autorizzazione ad accettare l’eredità e, quindi, ulteriore autorizzazione a porre in vendita l’abitazione. Resto a Sua disposizione per ulteriori chiarimenti presso lo Sportello Donna di Cernusco s/N e le porgo i miei migliori saluti.

Amore e violenza

La storia di una donna molto giovane che si rivolge allo Sportello Donna per le difficoltà che sta vivendo nel rapporto di coppia. Teme l’abbadono più del dolore, come molte altre donne invischiate in una relazione violenta.

Giochi relazionali di forza e debolezza, incastri complementari che si autoalimentano, a volte sembrano interrompersi, ma in realtà si fermano soltanto per riprendere come e più di prima. Violenza, violenza domestica, violenza psicologica, violenza sessuale, violenza fisica, violenza economica … le facce attraverso cui si manifesta possono essere molteplici, ma gli effetti sulle donne sono, almeno inizialmente, sempre gli stessi: paura, silenzio, vergogna e negazione.

Talvolta la donna non lo ammette neanche a se stessa e costruisce una narrazione in merito alla violenza esperita, volta a giustificare il comportamento reiterato del suo uomo e la sua scelta di perdonarlo continuamente nella speranza che quella sia davvero stata l’ultima volta.

Così si presenta Manuela, una donna molto giovane che arriva al servizio Sportello Donna di Cernusco S/N, intimorita, disorientata e soprattutto molto preoccupata della possibilità che qualcuno possa scoprire che lei si sia rivolta a me, in particolare suo marito. Fatica a rivelarsi, a fornire i propri dati personali, non vuole che prenda appunti per non lasciare traccia di lei.

Solo quando si sente sufficientemente sicura che tutte le sue richieste di anonimato e riservatezza potranno essere rispettate, inizia a raccontare della sua relazione di coppia: “non è cattivo, lavora tutto il giorno per mantenerci,… poi ogni tanto quando si arrabbia…”, Manuela si blocca, cambia espressione e abbassa lo sguardo. A fatica descrive gli atti violenti che il marito agisce su di lei e subito si affretta ad aggiungere:”… poi però lui si pente,… si mette a piangere e mi chiede di perdonarlo, perché senza di me non può vivere …”.

Donne come Manuela, sembrano temere l’abbandono molto più del dolore e talvolta perfino della morte, ecco perché spesso non riescano a separasi da partner violenti o continuino a ritornare ripetutamente con loro. Spesso sono presenti in queste donne dei nuclei non risolti di dipendenza e paura della solitudine che vanno ad essere attutiti dalla relazione con il partner. La disperazione che queste donne provano quando si separano dai partner violenti non è paragonabile con nessuno stato di disagio vissuto insieme ai compagni. È come se i dolore provocato nella relazione con il partner fosse più ‘sopportabile’ rispetto a quello prodotto dalla separazione da lui.

Mettere un limite sembra proprio che sia impossibile per queste donne, è come se non avessero mai imparato a farlo, un limite alla violenza, alla sopportazione, alle richieste, al soddisfacimento dei bisogni altrui,…. Ecco allora che il primo intervento utile per loro è quello di introdurre un limite che possa garantire loro protezione e quando c’è protezione diminuisce la paura e aumenta il coraggio di rivelare e il desiderio di ritrovare se stesse.

Dr.sa Chiara Bertonati, psicologa e psicotearapueta dello Sportello donna di Cernusco S.N.

[L’immagine utilizzata per questo articolo è di Lucrezia Ruggeri, opere raccolte da oltreluna per l’iniziativa di mail-art, “Alt-ilcorpoèmio”]