Ti è mai capitato di sentirti diversa a seconda della persona che avevi davanti?
Con qualcuno ci sentiamo spontaneamente più libere, leggere, capaci di parlare. Con qualcun altro diventiamo più silenziose, tese o insicure.
A volte basta entrare in una stanza per percepire che “c’è qualcosa nell’aria”, ancora prima che qualcuno abbia detto una parola.
Siamo abituate a pensare che ciò che sentiamo nasca dentro di noi.
Ma è sempre così?
Quanto di ciò che proviamo appartiene soltanto a noi e quanto, invece, prende forma nell’incontro con l’altro?
È una domanda interessante da cui partire per comprendere il concetto di campo relazionale.
Una relazione non è semplicemente “io + te”
L’idea di “campo” ha una lunga storia nella psicologia.
Già nella prima metà del Novecento, lo psicologo Kurt Lewin sosteneva che non possiamo comprendere davvero una persona considerandola isolata dal contesto e dalle relazioni nelle quali è immersa.
Quando due persone si incontrano, infatti, non esistono soltanto due individui separati.
Si crea qualcosa tra loro.
Pensiamo a una conversazione.
Una persona arriva con la paura di essere giudicata e, magari senza accorgersene, si mostra più chiusa. L’altra percepisce questa chiusura e diventa a sua volta più cauta e distante.
La prima avverte quella distanza come una conferma: “Lo sapevo, non posso fidarmi”. E si chiude ancora di più.
Chi ha creato questa situazione?
Difficile attribuirla soltanto a una delle due persone.
È qualcosa che ha preso forma nella relazione.
È questo uno degli aspetti più interessanti del campo relazionale: non esiste soltanto ciò che porto io e ciò che porti tu.
Esiste anche ciò che accade tra noi.
Ci influenziamo più di quanto immaginiamo
Quando incontriamo qualcuno non ascoltiamo soltanto le sue parole.
Percepiamo il tono della voce, uno sguardo, un’espressione, la postura, un silenzio, la vicinanza o la distanza.
Molte di queste informazioni vengono colte senza che ce ne rendiamo conto.
La ricerca psicologica e neuroscientifica ci mostra quanto gli esseri umani siano sensibili gli uni agli altri: la presenza di una persona può contribuire a farci sentire più tranquille, più tese, più aperte o più in allerta.
Pensiamo a qualcosa di molto semplice.
Entriamo agitate in una stanza e incontriamo una persona calma, presente, capace di ascoltarci davvero. Dopo qualche minuto potremmo accorgerci che qualcosa dentro di noi ha iniziato a rallentare.
Oppure accade il contrario: entriamo tranquille in un ambiente carico di tensione e, dopo poco, sentiamo anche il nostro corpo irrigidirsi.
Non significa che “assorbiamo” automaticamente ciò che prova l’altro.
Significa che siamo esseri profondamente relazionali.
Qualcosa di noi emerge solo nell’incontro
Possiamo accorgercene osservando come siamo nelle diverse relazioni.
Forse con un’amica riusciamo a essere leggere e spontanee, mentre accanto a un’altra persona diventiamo più controllate.
Con qualcuno sentiamo di poter parlare liberamente. Con qualcun altro misuriamo ogni parola.
Questo non significa che una delle due versioni di noi sia falsa.
Significa che alcune parti di noi possono emergere proprio nell’incontro con l’altro.
Il campo relazionale ci invita allora a farci una domanda diversa.
Non soltanto:
“Che cosa sta succedendo dentro di me?”
Ma anche:
“Che cosa sta accadendo tra noi?”
A volte questa domanda può cambiare il modo in cui guardiamo una relazione. Ci permette di non cercare immediatamente un colpevole, dentro di noi o nell’altro, ma di osservare anche il movimento che si è creato insieme.
La nostra presenza lascia qualcosa
Uno sguardo che non giudica può far sentire qualcuno più libero di mostrarsi.
Una presenza calma può aiutare un’altra persona a sentirsi più al sicuro.
La possibilità di essere autentiche può permettere anche a chi abbiamo davanti di abbassare, almeno per un momento, le proprie difese.
Forse è proprio questo uno degli aspetti più affascinanti delle relazioni:
non attraversiamo gli incontri senza lasciare qualcosa e senza esserne, in qualche modo, toccate.
A volte accade in modo quasi impercettibile.
Altre volte una relazione può cambiare profondamente il modo in cui vediamo noi stesse, gli altri o il mondo.
E da qui nasce una domanda ancora più grande:
fin dove può arrivare questa connessione?
Tutto ciò che percepiamo dell’altro passa attraverso segnali che il nostro corpo e la nostra mente riescono a cogliere, anche inconsapevolmente?
Oppure esistono aspetti dell’interconnessione umana che ancora non comprendiamo completamente?
È da questa domanda che continueremo nel prossimo articolo.
Articolo a cura di Dott.ssa Noemi Sirtori, Psicoterapeuta presso Spazio Donna.
