La paura di innamorarsi: quando il cuore vuole ma la mente teme

La paura di innamorarsi: quando il cuore vuole ma la mente teme

“Vorrei lasciarmi andare, ma ho troppa paura.”

È una frase che ascolto spesso, in modi diversi, con parole diverse, da molte donne in terapia o nei gruppi che conduco. La paura di innamorarsi, di affezionarsi, di entrare in una relazione profonda e autentica non è una rarità. È, anzi, una delle fatiche emotive più comuni, soprattutto per chi ha imparato molto presto nella vita che amare può voler dire perdere, e che mostrarsi può voler dire essere rifiutate.

Questa paura ha tante facce:

 

  • La paura di aprirsi e raccontare chi siamo davvero.
  • La paura che l’altro ci giudichi, ci veda “deboli”.
  • La paura che, una volta mostrata la nostra vulnerabilità, l’altro si allontani.
  • La paura di illuderci e poi soffrire.
  • La paura di qualcosa che, spesso, ancora non esiste.

 

E allora si rimane in una zona neutra, apparentemente sicura: non mi apro, non mi affeziono, non sento troppo.

Ma questo significa vivere pienamente?

 

Il rischio del contatto: perché l’amore fa così paura?

Aprirsi emotivamente significa spogliarsi: delle difese, delle maschere, delle corazze che ci siamo costruite nel tempo. Per molte donne, questo “spogliarsi” richiama esperienze passate in cui essere autentiche ha significato essere ferite, tradite o non comprese. Il nostro corpo, la nostra mente e il nostro cuore ricordano. E anche se ora siamo adulte e indipendenti, spesso in noi vive ancora una bambina che ha imparato che è meglio non fidarsi troppo, non amare troppo, non esporsi troppo.

 

Carl Rogers, uno dei padri della psicologia umanistica, diceva che “quando qualcuno ci ascolta con empatia e senza giudizio, allora possiamo cominciare a percepire il mondo in modo nuovo e andare avanti. Ma perché tutto questo avvenga, dobbiamo prima permetterci di essere viste, ascoltate, accolte. E qui entra in gioco il grande nodo: la vulnerabilità.

 

Vulnerabilità non è debolezza

La parola “vulnerabilità” spesso viene confusa con debolezza, fragilità o mancanza di valore. Ma Brené Brown, ricercatrice e autrice di riferimento su questo tema, ci ricorda che la vulnerabilità è la culla della connessione umana. È da lì che nasce la vera intimità. Non si può amare, essere amati, sentirsi visti davvero… se non si è disposti a rischiare di mostrarsi così come si è, anche con le proprie paure, i propri nodi, le proprie ferite.

 

Eppure c’è un paradosso: vogliamo essere amate per come siamo, ma spesso facciamo di tutto per non mostrarlo davvero, quel “come siamo”. Ci presentiamo perfette, autosufficienti e imperturbabili ma poi ci sentiamo sole, perché nessuno riesce davvero a entrare in contatto con la nostra verità.

 

L’amore è rischio. Ma è anche possibilità.

Amare (che si tratti di un partner, di un’amica, di un figlio) è sempre un atto di rischio. Non esiste connessione senza esposizione. Non esiste intimità senza coraggio. E sì, questo significa che potremmo soffrire. Potremmo essere rifiutate. Potremmo perdere. Ma significa anche che potremmo essere accolte, amate, comprese. Potremmo finalmente sentirci “a casa”.

Molte donne che incontro mi dicono: “Io non voglio soffrire di nuovo”, e allora si tengono lontane da ciò che potrebbe ferire. Ma così facendo, si tengono anche lontane dalla possibilità di godere a pieno della bellezza dell’incontro. Come dice spesso il maestro spirituale Thich Nhat Hanh, “non possiamo proteggere il nostro cuore dal dolore senza allo stesso tempo proteggerlo dalla gioia”.

 

 

 

 

E se cominciassimo a fidarci un po’ di più di noi stesse?

Una domanda che spesso propongo in terapia è:“E se non fosse una questione di fidarsi dell’altro, ma di imparare a fidarti di te? Del fatto che, se anche qualcosa andasse male, tu sapresti come affrontarlo?”

Perché spesso la paura dell’amore non è solo la paura di cosa farà l’altro, ma è la mancanza di fiducia nelle proprie risorse per affrontare un eventuale dolore. È come se ci dimenticassimo quanta forza abbiamo già dimostrato nella nostra vita. Come se credessimo che un rifiuto ci definisca. Ma non è così. Il nostro valore non dipende da chi resta o da chi se ne va.

 

Il coraggio di restare aperte

Non c’è una strada giusta per tutte. Alcune ferite richiedono tempo, rispetto, pazienza. Ma è una nostra scelta se lasciare che la paura del dolore possa rubarci la possibilità dell’amore .

Spesso quello che temiamo è un’ombra: una proiezione del passato, un’anticipazione del futuro. Ma l’amore accade solo nel presente. E ogni volta che scegli di aprirti un po’, anche solo un po’, stai dicendo a te stessa: “Io merito di sentire. Di vivere. Di essere accolta per come sono.”

E questo è, già di per sé, un atto d’amore immenso.

 

Articolo scritto dalla Dott.ssa Noemi Sirtorri, psicoterapeuta di Spazio Donna