Con l’arrivo della primavera, molte persone si aspettano di rifiorire insieme alla natura. Ma ciò che accade internamente è spesso più complesso: il corpo sembra rallentare proprio mentre la luce aumenta, la mente si agita, e il bisogno di riposo, anziché diminuire, si fa più profondo. È un paradosso apparente, ma biologicamente e psicologicamente spiegabile.
Il corpo si riadatta
Il nostro organismo è regolato da ritmi circadiani, influenzati principalmente dall’alternanza luce-buio. Questi ritmi agiscono su una varietà di funzioni fisiologiche: dalla temperatura corporea, alla secrezione ormonale, fino alla qualità del sonno. La primavera, con l’aumento graduale delle ore di luce e della temperatura, induce un “reset” di questi ritmi. Tuttavia, questo processo richiede tempo e può essere vissuto come uno stress.
In particolare:
- La melatonina, ormone che regola il sonno, si riduce per effetto della maggiore luce, ma non sempre in modo lineare.
- La serotonina, coinvolta nel tono dell’umore e nell’energia psicofisica, tende ad aumentare, ma anch’essa può fluttuare, generando instabilità.
- Il cortisol awakening response (CAR), ovvero il picco di cortisolo che avviene al mattino, può essere amplificato, contribuendo a una maggiore attivazione, ma anche a stati di allerta e tensione.
Attivazione e stanchezza
Nel lavoro clinico osservo spesso come questo periodo sia accompagnato da due fenomeni solo in apparenza contraddittori: un aumento dell’attivazione interna (più pensieri, più progettualità, più urgenza di “fare”) e, al contempo, una sensazione di stanchezza profonda. È una fatica che non viene dal fare troppo, ma dal tentativo del corpo di adattarsi a una nuova condizione ambientale, ormonale ed emotiva.
Il corpo è un sistema autoregolativo e, come ogni sistema, tende all’equilibrio. Ma il cambiamento di stagione può essere percepito come una rottura dell’omeostasi, una richiesta di nuovo adattamento che genera stress. Questo stress non è necessariamente negativo, ma può disturbare le funzioni più sensibili: il riposo, la digestione, la concentrazione.
Il sonno è il nostro termometro psicosomatico
Tra le prime funzioni a essere alterate c’è spesso il sonno.
L’insonnia primaverile è un fenomeno documentato: può manifestarsi con difficoltà ad addormentarsi, risvegli precoci, sonno leggero o sogni disturbati. Dal punto di vista psicologico, il sonno è uno spazio di elaborazione profonda di ciò che il corpo e la mente non riescono a integrare nella veglia.
Il messaggio del corpo potrebbe quindi essere: non “dormo male” solo perché sono stressata, ma anche perché il mio corpo sta tentando, senza riuscirci, di trovare un nuovo ritmo. E se non riesco a lasciarmi andare al sonno, spesso è perché non riesco a lasciarmi andare in senso più generale: il controllo, la vigilanza, l’iperattività mentale sono segnali di una difficoltà più ampia nel permettersi il rilassamento profondo. Il sistema nervoso resta in allerta e il corpo non riesce a sentirsi abbastanza al sicuro da “lasciare andare le redini”.
La tensione trattenuta nel corpo
In psicoterapia corporea parliamo spesso di “tensione di fondo”, ovvero di quella contrazione muscolare, spesso impercettibile ma costante, che accompagna molte persone nella loro quotidianità. La primavera può renderla più visibile: il corpo si risveglia, ma anche ciò che era rimasto sotto la soglia della coscienza tende a emergere.
Tensioni muscolari, difficoltà digestive, aumento dell’irrequietezza o della sensibilità emotiva sono segnali di questo risveglio incompleto, in cui il corpo vorrebbe fluire ma resta, in parte, bloccato. La fatica che ne deriva non è solo fisica: è una fatica psicosomatica, una richiesta di attenzione.
Come sostenere il corpo in questa transizione
L’obiettivo non è adattarsi più in fretta, ma favorire un’integrazione graduale tra corpo, mente e ambiente.
Di seguito alcuni strumenti efficaci e gesti di cura utili in questo periodo:
- Mantenere i ritmi regolari. Avere orari simili per sveglia, pasti e sonno aiuta il sistema nervoso a ricalibrarsi.
- Sostenere un movimento consapevole. Yoga dolce, camminate lente, esercizi di respirazione diaframmatica riducono la tensione e aumentano la variabilità del sistema parasimpatico.
- Dare voce a ciò che sentiamo ed esprimersi creativamente. Scrivere, danzare, disegnare, o semplicemente nominare le sensazioni corporee aiuta a integrare vissuti interiori che altrimenti resterebbero “incapsulati” nel corpo.
- Stare in contatto con la natura. Esporsi alla luce solare al mattino aiuta a regolare la produzione di melatonina e serotonina, migliorando sia il tono dell’umore che la qualità del sonno.
In conclusione, la primavera è una stagione di grande trasformazione, ma anche di vulnerabilità Accogliere la stanchezza, riconoscere la tensione, dare spazio al bisogno di riposo non significa resistere al cambiamento, ma preparare il terreno per un cambiamento autentico e sostenibile.
Perché prima di fiorire, anche la natura riposa. E noi, come parte di essa, non possiamo fare diversamente.
Articolo a cura della Dott.ssa Noemi Sirtori, psicoterapeuta presso Spazio Donna
