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Prevenire e intervenire nelle situazioni di disagio: un’ottica di genere.

Servizi sociali e disagio femminile. Come mettere in luce l’insidioso patriarcato domestico ancora presente, il disagio relazionale nelle famiglie e quindi il rischio di violenza? Una riflessione dell’associazione InFormazione – Università Milano Bicocca, inviata a cernuscodonna.it da Silvia Di Pietro, cittadina cernuschese e socia di InFormazione

All’interno della variegata realtà dei servizi rivolti alle persone si sono diffusi, in particolar modo negli ultimi anni, servizi esplicitamente volti al sostegno della figura femminile, orientati per lo più dagli “studi delle donne”, i quali intervengono ponendo il loro focus specifico ai modelli di identità di genere e al loro evolversi.

Il disagio femminile si inserisce sempre all’interno di un conflitto tra una cultura sociale moderna che riconosce e valorizza il principio di reciprocità e complementarietà tra i due sessi ed al contempo il mantenimento di pratiche, sempre meno esplicite, di discriminazione della donna. Basti pensare alla dimensione professionale dove si tende a far prevalere un approccio di genere che possiamo definire “neutro” che in realtà nasconde spinte incoerenti e contrastanti con il principio di neutralità sopra citato.

Le donne hanno sviluppato una serie di consapevolezze e risorse che permettono di mettere in luce l’insidioso patriarcato domestico ancora presente, il disagio relazionale nelle famiglie e quindi il rischio di violenza. Indicatori empirici, a livello nazionale e oltre, fanno emergere uno stretto rapporto tra il valore dell’autonomia riconosciuto alle donne e il rispetto per l’identità femminile.

Occorre sviluppare nei diversi ruoli professionali la consapevolezza della differenza tra uomo e donna e la diversità dei due disagi, costruire strumenti di lettura del bisogno calibrati in relazione anche al criterio di genere che, ci tengo a specificare non sempre!, può essere fonte di problematiche.

Si tratta di costruire e promuovere luoghi fisici e simbolici dove programmare attività che abbiano lo scopo comune di riconoscere e valorizzare capacità e risorse femminili.

Gli interventi in tale direzione sono accomunati da diversi aspetti:

  • la contestualizzazione del disagio dei minori in relazione al disagio e alla svalutazione all’interno di nuclei familiari del genere familiare che pone la donna-madre in una condizione di subordinazione e svalutazione continua;
  • la consapevolezza pratica all’interno della fase di valutazione e progettazione dell’intervento della differenziazione del disagio ove questo sia legato alla svalutazione dell’identità del genere;
  • lo sviluppo da parte degli operatori di un atteggiamento autoriflessivo di rispetto alla cultura di genere.

Le azioni in tale direzione sono volte a sviluppare l’autostima del sé femminile ove rapporto tra autostima della madre e benessere del figlio è direttamente proporzionale, finalizzate al sostegno della maternità eliminando la categorizzazione della madre “cattiva”, promuovendo quindi la rielaborazione della maternità anche al di là dell’esito negativo della relazione madre-figlio.

La donna deve avere la forza di diventare certezza dentro di sé. Solo allora non sarà più trascinata, ma trascinerà.

Crediti immagine:LYNN RANDOLPH - The Annunciation of the Second Coming
www.artwomen.org/gallery.htm

Quando le mamme non ce la fanno

Una neo-mamma confusa e affaticata chiede consiglio alla psicologa dello Sportello donna

Mi chiamo Natasha, ho 28 anni e sono nata e vissuta fino a quattro anni fa in Polonia. Nel 2008 sono arrivata in Italia da sola, ho trovato lavoro come badante, ho trovato un fidanzato e ci siamo sposati due anni fa. Io sono sempre stata bene, ma da qualche mese faccio più fatica ad uscire di casa, mi viene l’ansia, sono sempre tanto stanca e faccio confusione su tutto.
Sono tanto preoccupata perché ho un bambino piccolo di 10 mesi e spesso sono sola con lui e quando sto così, non mi sento tranquilla. Cosa posso fare per stare meglio?
Grazie. Natasha

Buongiorno Natasha

ad alcune neo-mamme può capitare di vivere una situazione di malessere come quella da lei descritta. La nascita di un bambino destabilizza inevitabilmente, seppur in diversa misura, l’equilibrio sia individuale, sia di coppia, poiché rappresenta un grosso cambiamento nella vita di una persona, in termini di priorità, responsabilità, ruoli, …e talvolta questo periodo iniziale può essere caratterizzato dalle sensazioni che lei descrive.

A volte questi segnali si riducono e scompaiono fisiologicamente, altre volte invece possono avere una durata maggiore e iniziare ad essere vissuti come invalidanti per alcune aree della propria vita. Nel suo caso forse queste sensazioni sono amplificate da un maggior senso di solitudine dettato dall’assenza o dalla ridotta presenza di una rete socio-familiare di supporto, fondamentale in questa fase del ciclo vitale (e forse anche di suo marito?).

Tuttavia queste difficoltà che lei racconta sarebbe utile che venissero approfondite, attraverso consultazione psicologica, al fine di risignificarle all’interno della sua storia personale e familiare.

Suggerisco vivamente di ‘occuparsi’ di tutti questi segnali che il suo corpo e la sua testa le mandano, come manifestazione di un disagio che va contenuto al fine di evitarne un incremento, che trascinato nel tempo potrebbe diventare sempre meno gestibile autonomamente. Ecco il prossimo passo per ‘stare meglio’ è proprio quello di richiedere aiuto ad un professionista.

Se desidera una risposta più approfondita, mi contatti presso lo Sportello Donna di Cernusco S/N.

Può richiedere un appuntamento tutti i giovedì dalle ore 16.00 alle ore 19.00 telefonando oppure recandosi di persona. Il mio giorno di ricevimento è il venerdì dalle ore 15.00 alle ore 19.00. Grazie

Dott.ssa Chiara Bertonati, Psicologa – Psicoterapeuta

Per l’immagine si ringrazia: http://www.women.it/oltreluna/nadiamagnabosco.htm