Arteterapia bellezza e cura

Arteterapia bellezza e cura

artre2Ogni forma e colore sono giusti se c’è contatto con l’anima. Bellezza è corrispondenza alla propria necessità interiore. Beatrice Trentanove cita Kandinsky mentre racconta a cernuscodonna.it qual è senso della propria attività. Beatrice è arteterapeuta e promotrice dell’Associazione ArtTre di Monza, che organizza percorsi di arteterapia e laboratori espressivi e che da marzo a giugno propone il ciclo Creare e crearsi. Le tante vie per giungere a sé, con seminari e momenti esperienziali.

ArtTre è attiva sia nell’area del benessere che della prevenzione e cura del disagio, i due ambiti privilegiati dell’arteterapia.

Arteterapia e benessere

Nell’area del benessere, l’arteterapia è uno strumento di conoscenza di sé e del mondo interiore che può agire a livelli diversi. Aiuta ad esplorare la creatività, una dimensione fondante dell’essere umano che si può esprimere in tutto, anche ma non solo nella forma artistica. Il modo in cui creiamo è il modo in cui ci muoviamo nel mondo. La creatività è la possibilità di guardare il mondo con occhi nuovi.

L’arteterapeuta, spiega Beatrice, sollecita la persona a rimanere in contatto con il proprio sentire. La guida nella ricerca del materiale che più si adegua al proprio bisogno espressivo: tela e colori ma anche materiale di recupero e della natura.

Nella corrispondenza c’è armonia. Ecco perché chi si accosta all’arte-terapia è sempre qualcuno che ha bisogno di mettersi in ascolto di sé.

Ad ArtTre un corso può durare 4-5 incontri, e sono degli assaggi. Oppure può frequentare cicli più lunghi di 8-10 incontri. I gruppi sono formati da un minimo di 4-5 persone. I corsi ad ArtTre (come spesso accade) sono frequentati perlopiù da donne fra i 30 e i 60 anni, raramente uomini.

Questi percorsi, se pur brevi, lasciano il segno. Mai nessuna è venuta tanto per fare. Lasciano sempre tracce di riflessione. Possono sollecitare l’interesse verso il dialogo tra arte e mondo interiore. Come complemento della propria attività professionale, sono seguiti da educatrici e psicologhe.

Arteterapia e fine vita

Dicevamo anche dell’utilità dell’arteterapia nell’area del disagio. In questo caso l’arteterapeuta agisce nelle strutture (scuole, ospedali, servizi).

Beatrice ha lavorato per anni con persone all’ultimo tratto della loro vita, quando la malattia è incurabile ma la morte non è ancora sopraggiunta. E’ l’area di pertinenza delle cure palliative orientate ad alleviare e gestire il dolore fisico, emotivo e spirituale. Spiega Beatrice che

l’arte in questi casi è un momento di distrazione dalla vita ospedaliera, in cui non si pensa alla malattia. Può diventare un momento in cui la persona porta contenuti emotivi. Si entra in relazione di risposta creativa con la vita. Si può sollecitare la persona ad essere presente. Fare sì che vita e morte vadano insieme. Quando si avvicina la morte è ancora vita. E allora, che vita sia.

Il fine vita è un tratto di strada che spesso si svolge in un hospice: un ambiente più accogliente e familiare di quello  dell’ospedale. Beatrice opera oggi nella équipe multidisciplinare dell’hospice di Monza dopo aver fatto esperienza in altre strutture a Milano e Carate Brianza.

A volte agiamo attraverso il disegno e il dipinto, altre con la parola e il racconto. Ad esempio con persone anziane ho raccolto la loro testimonianza. Quando le persone hanno difficoltà motorie ho creato io per loro. Oppure si scelgono immagini insieme e attraverso la tecnica del collage costruiamo. Oppure usiamo la manipolazione dell’argilla.
I contenuti sono quelli dell’esistenza. Per qualcuno può essere la morte che si avvicina. E’ molto presente il rapporto con i famigliari. Se possibile si prendono in carico entrambi. Sono momenti che permettono alle persone di riavvicinarsi.

Arte e ricerca sul femminile

Madonna della PassioneAll’arterapia Beatrice intreccia un percorso artistico personale (iristerradiluna.it).

In particolare Beatrice è impegnata in una ricerca sul femminile, “non legata all’essere donna ma alla parte femminile dell’essere umano”. Una ricerca che Beatrice svolge anche conducendo gruppi di donne.

Le chiediamo come sia possibile definire il femminile fuori dal sistema di potere patriarcale che ha improntato la vita e le relazioni di donne e uomini per millenni e di cui ancora non abbiamo rimosso le fondamenta, agganciate nel profondo del nostro essere (maschi e femmine). Secondo Beatrice

la ricerca del femminile va al di là di un patrimonio culturale di eredità patriarcale. Con il femminile intendiamo il lato riflessivo, mentre il maschile è ciò che si rivela. Annick De Souzenelle, che ha reinterpretato la bibbia, ritraducendola, parla di “femminile dell’essere” “nel cuore del corpo la parola”.

Ass. arTre onlus è in Via Confalonieri 11/13  a Monza,  www.artre.org,  info@artre.org

 
Eleonora Cirant
Crediti immagini: ArtTre, Beatrice Trentanove
 
 

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