Canne al vento

Canne al vento

E’ in corso in questi giorni presso la Biblioteca civica L. Penati una

mostra in omaggio a Grazia Deledda a cento anni dall’opera

La mostra è visitabile fino al 22 settembre, nei seguenti orari: lunedì 14/18; martedì, giovedì e venerdì 9/19; mercoledì 10.30/19; sabato 9/12,30 e 14/18.
La mostra apre Finestra sul Mediterraneo, un percorso che, come spiega l’assessore alle Culture Rita Zecchini:

intende valorizzare le regioni italiane e la conoscenza dei paesi che si affacciano sull’omonimo mare, accomunati da una comune e riconoscibile identità di valori e di interessi.
Si vuole evidenziare l’importanza che assume in sé il Mediterraneo, quale soggetto storico e geografico, in forza della posizione strategica, della dimensione intercontinentale e tradizione storico – culturale

Il percorso prevede iniziative culturali declinate nelle diverse forme artistiche, con conferenze, spettacoli, mostre e concerti e si conclude con eventi all’aperto.
Dal 20 al 22 settembre piazza Matteotti ospiterà infatti gli stand di

Sardegna in piazza

con i tipici prodotti enogastronomici e di artigianato (orario 9/20), mentre sabato 21, alle 16 il Gruppo Folk Iknos animerà la piazza con uno spettacolo di danze popolari sarde.

Grazia Deledda (1871-1936)

Nata a Nuoro nel 1871, Grazia Deledda, prima donna italiana a ricevere il Premio Nobel.
La sua opera feconda è strettamente legata alla sua terra, la Sardegna.
Il romanzo più letto e tradotto, Canne al Vento, contribuì in modo significativo a guadagnarle quella stima che nel 1926 le procurò il premio Nobel per la letteratura e rappresenta un documento valido ed efficace per la ricostruzione del quadro storico, culturale e socio-economico della Sardegna del primo decennio del Novecento.
Mentre l’Italia è impegnata nella guerra di Libia e il ceto sociale borghese si innesta prepotentemente nel tessuto economico e politico, la Sardegna rimane saldamente ancorata ai privilegi delle antiche famiglie della nobiltà contadina.
I personaggi cercano affannosamente il riscatto morale e sociale, ma i loro sforzi si scontrano con la potenza oscura di un destino immutabile, proprio come le canne che non possono non piegarsi alla forza del vento che le agita. Un coro di vite che si fonde con quello di una terra ancestrale e selvaggia, popolata dai personaggi fantastici delle vecchie storie popolari, inondata dalla luce vermiglia dei suoi tramonti sul mare, cullata dal suono malinconico delle fisarmoniche che si perde tra l’inebriante profumo delle euforbie e il manto variopinto delle violacciocche.

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