Dimenticate Bollywood

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Mahasweta Devi, bengalese, è una delle più grandi scrittrici contemporanee, ed ha dedicato tutta la sua vita ai diritti degli esclusi. Nata a Dacca nel 1926, nel Bengala orientale, quando il Bangladesh ancora non esisteva, è residente a Calcutta, e scrive di contadini, braccianti, fuoricasta e adivasi, vittime estreme la cui vita vale meno di quella delle bestie.

Mahasweta Devi definisce i suoi scritti (42 volumi di racconti, romanzi e opere teatrali) “duri, spietati, brutali, letali, necessari”. Perché smascherano la violenza di un’India intrinsecamente feudale, progettata per garantire il benessere alle classi privilegiate attraverso lo sfruttamento di milioni di persone.

E’ lei stessa che afferma:

“Dopo aver letto i miei lavori, il lettore dovrebbe affrontare la verità dei fatti, vergognarsi della vera faccia dell’India […] In India ogni cosa è destinata alle classi privilegiate, cui anch’io appartengo. A noi, e a noi soltanto, sono riservate le possibilità di studiare, di avere accesso al mondo dell’arte, della letteratura e della cultura. […] La mia esperienza mi fa essere perpetuamente arrabbiata, ci sono sfruttatori e forme di sfruttamento imperdonabili.[…] E dal momento che io credo nella collera, in una violenza giustificata, strappo la maschera all’India progettata dal governo, per denudarne la brutalità” (M. Devi, 1998)

E la Devi scrive soprattutto delle donne, ultimo anello di questa catena di sopraffazione, del loro corpo martoriato che rimane l’unico, indispensabile, strumento di lotta e ribellione.

Un corpo oltraggiato, massacrato, denudato, che non dovrebbe nascondersi perché la vergogna non è sua, ma di chi l’ha così brutalmente ferito.

Come il corpo della protagonista di Draupadi, il primo racconto della raccolta La preda, edito da Einaudi nel 2004. Draupadi è una donna della tribù santal ritenuta una pericolosa  terrorista che, dopo essere stata catturata e violentata, in un gesto estremo di oltraggio all’autorità, si presenta nuda davanti al capo della polizia che ha consentito lo scempio del suo corpo, svilendo così la sua autorità e virilità.

“Draupadi è ora in piedi davanti a lui. Nuda, le cosce e il pube chiazzati di sangue rappreso. I seni, due ferite aperte. Cosa sta succedendo? sta per sbraitare. Dritta davanti a lui, con le mani sui fianchi, ride e dice: -L’oggetto della tua caccia, Dopdi Mejhen. Sei stato tu a dirgli di stuprarmi, non vuoi vedere come stati bravi?”.

Allo stesso modo, Mahasweta Devi nei suoi scritti mostra le ferite di quell’indegna violenza istituzionalizzata indiana, prepotente e vigliacca che, una volta smascherata, ha vergogna e paura di se stessa. I personaggi femminili sono quelli che colpiscono più profondamente, figure  di grande forza, capaci di  passioni e di autodeterminazione.

deviCosì è anche Gangor, protagonista del racconto, Choli ke picche = Dietro il corsetto (contenuto ne La trilogia del seno, Filema, 2005), e del film che porta il suo nome, Gangor appunto, per la regia di Italo Spinelli, realizzato in una coproduzione tra Italia e India nel 2010.

Il film narra di Upin, un affermato fotografo di Calcutta, che volendo catturare alcune immagini per denunciare la condizione femminile nei villaggi rurali, fotografa anche Gangor, bellissima ragazza, intenta ad allattare il suo bambino. Proprio quell’immagine verrà pubblicata in prima pagina sul quotidiano per cui lavora, sconvolgendo la vita della ragazza, che da quel momento diventa una reietta della società, avendo dato scandalo con il suo seno nudo. Rimasta sola in preda alla violenza degli uomini del villaggio, viene picchiata, stuprata, violentata anche dalla polizia e costretta a fare la prostituta. Il fotografo, resosi conto troppo tardi di quel che la sua immagine ha provocato, tenta in tutti i modi di salvare la ragazza ma invano. Sarà la stessa Gangor, con coraggio e determinazione a denunciare l’accaduto, portando avanti anche in tribunale la sua difesa.

Nel Sistema bibliotecario Nordest potete trovare:

 La cattura / Mahasweta Devi ; traduzione dal bengalese e cura di Federica Oddera ; con una nota di Paolo Bertinetti. – Roma ; Napoli : Theoria, 1996. – 183 p.

La preda: e altri racconti / Mahasweta Devi ; postfazione e cura di Anna Nadotti ; traduzione dal bengali di Babli Moitra Saraf e Federica Oddera. – Torino : Einaudi, c2004. – 251 p.

Trilogia del seno / Mahasweta Devi ; saggi di Gayatri Chakravorty Spivak ; traduzione dall’inglese e cura di Ambra Pirri. – Napoli : Filema, c2005. – XXIX, 174 p.

Gangor : il coraggio di una donna / un film di Italo Spinelli ; [con] Adil Hussain, Priyanka Bose, Samrat Chakrabarti … [et al.] ; soggetto e sceneggiatura Italo Spinelli, Antonio Falduto ; liberamente tratto dal racconto di Mahasweta Devi ; musiche Iqbal Darbar. – Campi Bisenzio : Cecchi Gori home video, c2011. – 1 DVD (91 min.).

1 commento finora

Vitoria Scritto il10:33 - 04/01/2014

Penso a tutti i militanti del PD che hanno fatto la canmagpa elettorale per lui, a chi gli ha dato il voto eleggendolo,a quei politici onesti(si ce ne sono molti) che s’impegnano per i cittadini.Tutti noi,conoscendo il suo indirizzo il giorno del compleanno di Penati gli invieremo il libro di Totf2 “A livella” cosec la sua famiglia e lui stesso capiranno che il “Danaro non te lo puoi portare dentro la tomba tanto non serve una volta morti siamo tutti uguali”