La locanda

La locanda

Gialāl al-Dīn Rūmī (1207–1273), stimato poeta e mistico persiano, fondatore della confraternita sufi dei dervisci.

L’essere umano è una locanda,
ogni mattina arriva qualcuno di nuovo.

Una gioia, una depressione, una meschinità,
qualche momento di consapevolezza arriva di tanto in tanto,
come un visitatore inatteso.

Dai il benvenuto a tutti, intrattienili tutti!
Anche se è una folla di dispiaceri
che devasta violenta la casa
spogliandola di tutto il mobilio,

lo stesso, tratta ogni ospite con onore:
potrebbe darsi che ti stia liberando
in vista di nuovi piaceri.

Ai pensieri tetri, alla vergogna, alla malizia,
vai incontro sulla porta ridendo,
e invitali a entrare.

Sii grato per tutto quel che arriva,
perché ogni cosa è stata mandata
come guida dell’aldilà.

La Locanda, di Gialal al-Din Rumi, ci invita ad un grande atto di coraggio: ci chiede di  accogliere indistintamente tutto ciò che proviamo.

Rumi ci incoraggia a dare il benvenuto anche ai vissuti più dolorosi, anche quando l’unica cosa che vorremmo fare è scappare da quello che stiamo sentendo, o quando vorremmo trasformarlo in qualcosa di più sostenibile.

Molto di noi hanno imparato che esistono emozioni accettabili ed emozioni che non dovrebbero esistere, pensieri giusti e pensieri da abolire.

Ma è davvero possibile eliminare o cambiare ciò che stiamo vivendo? Nella maggioranza dei casi, lo sforzo che facciamo per modificare la nostra realtà interna produce una sofferenza di gran lunga più intensa rispetto a quello che vivremmo rimanendo in contatto con il nostro vissuto.

Non è possibile cancellare ciò che sentiamo: ogni emozione non vissuta si riversa sul nostro corpo e ha un impatto sul nostro sistema nervoso.

Accogliere non significa subire in modo passivo ciò che accade, significa osservare, ascoltare cosa si sta generando dentro me, scoprire che il corpo cambia temperatura, i muscoli si contraggono o si rilasciano, il respiro modifica il suo ritmo.

Accogliere non significa nemmeno reagire. Al contrario, osservare e scoprire come si manifesta quella specifica emozione, rimanendoci in contatto, può aiutarci a non entrare negli automatismi.

Sembra difficile da credere, ma smettere di andare controcorrente può essere molto confortante e riposante! Possiamo addirittura scoprire che, se rimaniamo in osservazione di ciò che ci sta accadendo e smettiamo di giudicare quell’emozione o pretendere che non esista, la manifestazione stessa dell’emozione potrebbe cambiare forma. Ad esempio, una paura accolta e abbracciata viene esperita con molta meno paura.

È solo facendo amicizia con i nostri vissuti che possiamo realmente iniziare a prendercene cura, aprendo così la strada per cambiamento.

Dott.ssa Noemi Sirtori, psicologa presso Spazio Donna.