KINTSUGI: l’arte di riparare le ferite con l’oro

KINTSUGI: l’arte di riparare le ferite con l’oro

Kintsugi è il nome di un’antica arte giapponese usata per riparare oggetti in ceramica. La tecnica kintsugi consiste nel saldare insieme i frammenti dell’oggetto usando un composto di lacca e oro in polvere.

Lo scopo delle riparazioni eseguite con questa tecnica non è quello di nascondere il danno ma di enfatizzarlo e dargli nuova vita, incorporando la frattura nell’estetica dell’oggetto riparato che in tal modo diventa, dal punto di vista artistico, “unico e migliore dell’oggetto iniziale”. Rispetto all’oggetto in origine, infatti, l’oggetto riparato è più prezioso, sia per la presenza dell’oro, sia per la sua unicità.

Nell’arte del Kintsugi vediamo in atto una straordinaria operazione: l’artista raccoglie i cocci del vaso rotto e coglie in quei frammenti una nuova potenzialità creativa e generatrice. Il vaso riparato è ancora quello di prima e al tempo stesso non è più quello di prima. Ha un’immagine nuova, sembra un altro, eppure è stato costruito a partire dai resti del vaso rotto, ne porta i segni e le cicatrici.

Le ferite, ora riempite d’oro, ricordano al vaso il trauma della sua rottura. Quella stessa esperienza dolorosa, grazie alle mani dell’artista, è divenuta l’occasione per una nuova creazione, per la nascita di qualcosa di bello, prezioso e nuovamente integro.

L’artista è chi sceglie di raccogliere i propri cocci per provare a farne un’opera d’arte, chi con coraggio sceglie di entrare in contatto con le proprie ferite, senza giudizio. Artista è chi decide di toccare le fessure per sentirne lo spazio, chi osserva la parte mancante e lascia che il dolore della ferita diventi parte di un nuovo modo di sentire, di sentirsi vivo/a. Solo in questo momento nasce la possibilità di godere della ricchezza di tale esperienza, una possibilità trasformativa, e la ferita si riempie d’oro.

Allo stesso modo, artista è chi ci sta accanto e ci supporta in questo processo, è il/la terapeuta, l’amico, il compagno/a o

genitore, colui o colei che pur cogliendo la sofferenza, vede bellezza e rinascita dove la persona ancora sente solo dolore e distruzione. Artista è la mano che aiuta a raccogliere i cocci, quella da poter tenere stretta mentre si sfiorano le fessure, quella che mostra la polvere d’oro quando è arrivato il momento di dare nuova vita alle ferite.

 

Vi siete mai sentiti vasi rotti? Avete avuto cura di riempire le vostre ferite d’oro? Avete mai supportato qualcuno nel processo di guarigione e ricostruzione?

 

Articolo a cura di

Dott.ssa Noemi Sirtori, psicologa presso Spazio Donna.