Sindrome da alienazione parentale

Sindrome da alienazione parentale

Sindrome da Alienazione Parentale. Forse una moda, una follia, un’etichetta, un’idea perfetta… davvero esistono professionisti di diverse categorie, sia psicologiche, sia giuridiche che si fidano e affidano a simili affermazioni? Il parere della psicologa dello Sportello donna di Cernusco s/N sulla Sindrome da Alienazione parentale.

Ricordo Pamela, la mamma di Patrizio sei anni e mezzo. Pamela non è mai stata sposata con Luciano, il padre di Patrizio. All’inizio Luciano non avrebbe neanche dovuto riconoscerlo, poi quando è nato la nonna materna ha detto a Pamela: “Chiama Luciano digli che suo figlio è uguale a lui e che deve riconoscerlo”. Pamela così ha fatto. Da quel momento i neo-genitori hanno tentato un breve periodo di convivenza, ma con scarso successo, infatti dopo qualche mese il padre è andato a vivere altrove iniziando una nuova relazione di coppia.

Luciano si interessava al suo bambino, trascorreva del tempo con lui, gli comprava dei regali.

A poco a poco però Patrizio manifestava sempre più difficoltà nel trascorrere del tempo con il padre fino a tal punto da non voler più stare i weekend presso la sua casa. E Pamela? Pamela era preoccupata e non capiva cosa stesse succedendo. Ripeteva in continuazione a Patrizio che ‘doveva andare da suo padre, perché era sua padre’, ma lui non ne volava sapere; ogni qualvolta che arriva Luciano a prenderlo piangeva, urlava e si attaccava alla madre. Pamela si è rivolta allo Sportello Donna.

Attraverso il lavoro psicologico è stato possibile attribuire un senso al comportamento di Patrizio, infatti il bambino aveva colto perfettamente la fatica della madre nel rimanere sola tutte le volte che lui avrebbe trascorso i weekend dal padre e di come fosse poi in ansia nel non vederlo.

Pamela sarà stata una madre alienante? Chissà, personalmente posso dire di avere incontrato solo una madre molto addolorata per aver perso un compagno, confusa dalle reazioni del figlio, spaventata dal vuoto della solitudine e alle prese con tutte le sue fragilità personali. Dubito che modalità punitive e restrittive, così come proposto da Gardner

“il tribunale deve stabilire un sistema di sanzioni efficaci che non deve esitare ad infliggere al genitore alienante, qualora tenti di sabotare il programma terapeutico concordato con lo psicoterapeuta. Le sanzioni sono di grado crescente,fino ad arrivare al carcere”*,

avrebbero portato ad un cambiamento nell’interesse del minore e a benessere di tutti e tre.

Sottolineo inoltre la gravità delle seguenti indicazioni proposte nel modello di Gardner

“il terapeuta dovrebbe ignorare le lamentele del bambino deve avere la pelle dura ed essere in grado di tollerare le grida e le dichiarazioni sul pericolo di maltrattamento”**

atteggiamento rischioso, poiché potrebbe portare alla negazione da parte del professionista di possibili situazioni di abuso. E anche nel caso in cui non fossero reali, non ci chiediamo come mai il bambino le urli?

Trovo questa punteggiatura delle relazioni familiari aggressiva e irriverente nei confronti della sofferenza che interessa bambini e adulti.

Dott.ssa Chiara Bertonati, Psicologa e Psicoterapeuta

Sportello donna Cernusco s/N

* Sazzullo M. “La sindrome di alienazione genitoriale (PAS):psicopatologia e abuso dell’affidamento nelle separazioni. Interventi di confine tra psicologia e giustizia.” LINK, n. 8, gennaio 2006, pp. 6-18.

**Crisma M. et al. 2007 “L’occultamento delle violenze sui minori: il caso della sindone da alienazione parentale” Rivista di sessuologia, 31(4), pp. 263 – 270.

Crediti immagine
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