Enrica e le sue amiche di carta

Enrica e le sue amiche di carta

Sabato 23 in Biblioteca a Cernusco si è tenuta la presentazione del libro Enrica e le sue amiche di carta delle Edizioni Libera Università delle donne. Si tratta di Ricordi, lezioni e scritti di Enrica Tunesi, una delle insegnanti della nostra associazione, la Libera università delle donne, morta nel 2009.

La presentazione del libro è stata voluta da chi l’aveva incontrata e apprezzata, soprattutto per celebrare il ricordo di un’amicizia e di uno scambio durati dieci anni, dal 1998 al 2008.

La sala Camerani era quasi piena, insolitamente affollata per un sabato pomeriggio: parenti, amici, associate della LUD, ma anche ascoltatori che non avevano né conosciuto Enrica né letto il libro, tante facce nuove, un pubblico vario insomma. E’ stato un bell’incontro, un’esperienza significativa, una comunicazione realizzata. Enrica aveva scritto:

“Penso agli amici come a un coro greco: capaci di accompagnarmi, di ascoltare, di piangere, di gioire, di commentare con me la vita. Naturalmente la parte è intercambiabile: certe volte non io sono protagonista, ma loro, e la funzione di accompagnamento passa a me”.

Credo che in Biblioteca siamo stati un po’quel “coro greco”: tanti e tante sono intervenuti con il loro apporto personale. Mi sembra che sia avvenuto uno scambio autentico: il mondo interiore di Enrica con le persone e le cose che amava è diventato un po’ anche quello dei presenti.

Nel corso degli anni il gruppo Lud di Cernusco aveva costruito con lei un potentissimo legame fatto di carta stampata che le faceva dire:

“Noi che leggiamo, ci inseriamo in un mondo che sentiamo vivo, vero, anche se non è il nostro mondo”.

La sua predilezione andava alle scrittrici di area anglosassone, il suo scopo era quello di farle rivivere e più ci riusciva con noi, più ci sentiva vicine, anche se in passato aveva dichiarato di non desiderare né maestre né allieve. Io invece la consideravo una maestra capace di trasmettere l’amore per i libri:

“…Il fuoco vero alla mente lo dà la poesia, la filosofia, la letteratura. Amo di me le letture che ho fatto, le cose che so attraverso di loro, certo più di mie eventuali qualità morali…”.

E diceva ancora:

“Io vivo di parole e per le parole in continuazione. Io impazzisco di gioia se ascolto una bella poesia… Amo le parole che diventano coscienza, carne e sangue, emozioni…”.

Non so pensare a una più appassionata dichiarazione d’amore, a una più netta assegnazione di valore. Le sue amiche di carta sono le scrittrici ottocentesche come Jane Austen, Emily e Charlotte Bronte, Mary Shelley, la Marchesa Colombi, ma anche le autrici moderne e contemporanee: Margaret Atwood, Alice Munro, Amelie Nothomb, Anna Kavan, Angela Carter, Irene Nemirovski, solo per citarne alcune.

Enrica mirava a cogliere la specificità della loro scrittura:

“cioè quello che le donne in quanto tali sanno esprimere e che non è di tutte le scrittrici”.

E non solo le loro parole le si stampavano in testa, come dichiarava, ma anche le storie inventate o tratte da materiale autobiografico si imprimevano in lei. Alice Munro ha detto in un’intervista:

“Le situazioni non sono autobiografiche, tutte le emozioni certamente lo sono”.

Questo mi sembra particolarmente vero per Enrica. Amiche di carta sono anche i personaggi femminili cui le autrici avevano dato vita: Jane Eyre, la sposa Denza, la pazza Bertha, la ragazzina Antoinette, la signorina Fubuki Mori e tante altre più e meno note. Donne che raccontano e donne raccontate erano davvero diventate parte del suo mondo interiore e questo lo si capiva al volo sentendola parlare.

scansione0002Ci ha insegnato, con quello che sapeva e con quello che era. E noi abbiamo imparato. Ora c’è anche un libro suo, nato dal lavoro di recupero e trascrizione dei suoi manoscritti. Il mio ricordo di lei non ha vacillato in questi anni dopo la sua morte, ma certamente il libro che raccoglie i suoi appunti per le lezioni e altri scritti autobiografici, gli ha dato forza, ha aggiunto emozione, ha fatto crescere il sentimento dell’amicizia che è una preziosa forma d’amore.

Vorrei invitare a leggere il libro di Enrica, a entrare in contatto col “tono della sua voce” che propone una lettura, un personaggio o una scrittrice; per me questo tono aveva finito per contare quasi di più delle storie che ci presentava.

Sono sicura che Enrica, donna intelligente e ironica, borghese e trasgressiva, ricca di spirito e di buon senso, amante del gotico del noir e delle fiabe, possa comunicare molto di sé anche a chi non l’ha conosciuta . Nel penultimo scritto del libro, intitolato Feminist woman?, parla del suo particolare percorso nel femminismo a partire dall’iniziale fastidio provato quando, donna stanca e annoiata, aveva cominciato a sentirne parlare, all’accostamento alle dissidenti del Movimento di Liberazione della Donna alla palazzina Liberty. Di quel periodo annota questa riflessione:

“Apparentemente io ero fortunatissima: avevo un marito in carriera, due figli bellissimi e una tranquilla vita famigliare. Il vuoto che sentivo dentro e che era la mia infelicità era difficile da dire: non mi possedevo e quindi non potevo raccontarmi.”

Erano gli anni ’70:

“mi ci voleva un grande coraggio a piantar lì i bambini e a uscire di sera per tornare a casa tardissimo… Mio marito si aspettava invano che da queste uscite venisse fuori qualcosa di buono per lui… Io ero animata da una specie di puntiglio disperato …”

In seguito l’esperienza della Libreria delle Donne, poi abbandonata, l’aveva incentivata a leggere di tutto in pochi anni, comperava i libri che entravano a far parte della sua biblioteca e dava loro una chiave di lettura femminista; anche al cinema esercitava la stessa ottica e le sembrava di capire e gustare meglio.

Quando l’abbiamo conosciuta noi, oltre vent’anni più tardi, scriveva: aveva imparato a raccontarsi, quindi voglio pensare che finalmente si possedeva.

Ora il libro di Enrica è l’occasione di un ultimo abbraccio che è sempre possibile rinnovare: basta riaprirlo ogni volta che lo desideriamo. E contemporaneamente se ne aprono decine di altri dove incontriamo di nuovo le sue e le nostre amiche di carta.

Rosaura Galbiati

Lascia un commento

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.