Il peso invisibile dei sensi di colpa… e il potere di scegliere di non assumerli più

Il peso invisibile dei sensi di colpa… e il potere di scegliere di non assumerli più

In occasione del mese dedicato alla lotta contro la violenza sulle donne, vogliamo portare l’attenzione su una forma di violenza più silenziosa, ma altrettanto profonda: quella dei sensi di colpa che molte donne portano sulle spalle giorno dopo giorno.

Una violenza sottile, culturale, che si insinua nei pensieri, nei gesti quotidiani, nel modo in cui ci relazioniamo a noi stesse e agli altri.

Durante l’ultimo incontro del gruppo di sostegno di Spazio Donna è emerso con forza questo tema: il senso di colpa come filo rosso che attraversa la vita di tante donne. Abbiamo provato a distinguerlo da concetti affini, come il rimpianto, legato a ciò che non abbiamo fatto, e il rimorso, che nasce da qualcosa che abbiamo fatto e che vorremmo non aver fatto. Il senso di colpa ha una natura diversa: è un giudice interno, spesso ereditato da modelli esterni, che ci fa sentire “non adeguate”, “non meritevoli” e “sbagliate”, spesso anche per il solo fatto di pensare a noi stesse.

Il senso di colpa si attiva quando non rispondiamo ai ruoli che la società, la famiglia, la cultura ci hanno cucito addosso. Accade quando una madre si concede un momento per sé e subito pensa di trascurare il figlio. Quando una donna, dipendente economicamente dal partner, sente di non avere il diritto di chiedere o di desiderare di più. Quando non si riesce ad adempiere a un’aspettativa sociale, quella di essere sempre presenti, accoglienti, forti, sorridenti, e ci si sente in difetto.

È come se esistesse un copione invisibile che definisce ciò che una “brava donna” dovrebbe essere, e ogni volta che ci discostiamo da quel copione il senso di colpa arriva a rimetterci in riga.

Ma chi ha scritto quel copione?

E soprattutto, vogliamo ancora seguirlo?

I sensi di colpa non nascono nel vuoto. Sono il risultato di secoli di educazione alla cura e alla sottomissione, di una cultura che ha insegnato alle donne a mettere i bisogni degli altri davanti ai propri, a giustificarsi, a chiedere permesso anche per esistere.

Ma questa consapevolezza può diventare anche la nostra forza.

Perché comprendere che quel senso di colpa non è tutto nostro, ma è stato appreso, ci permette di iniziare a scegliere. Scegliere quali colpe vogliamo assumerci, quelle che nascono da un reale senso di responsabilità, da un legame autentico, e quali invece vogliamo restituire alla società che ce le ha imposte. Possiamo dire basta ai sensi di colpa che ci tengono piccole, silenziose, immobili.

Difendersi dal senso di colpa non significa diventare egoiste, ma riconoscere il diritto alla reciprocità. La cura di sé è parte della cura dell’altro. Ricevere è parte del dare. Abbiamo il diritto di chiedere, di dire no, di cambiare idea, di non essere perfette.

Ogni volta che una donna sceglie di non farsi schiacciare dal senso di colpa, sta compiendo un atto di libertà. Un piccolo gesto di resistenza quotidiana che, nel tempo, diventa trasformazione collettiva.

Questo mese, in cui ricordiamo e denunciamo ogni forma di violenza, vogliamo ricordare anche questo: liberarsi dai sensi di colpa imposti è una forma di autodifesa.

È un passo verso la possibilità di vivere relazioni più autentiche, libere da doveri invisibili, costruite sull’equilibrio e sulla consapevolezza.

Perché la libertà non è solo un diritto politico. È anche la libertà interiore di non sentirsi in colpa per essere sé stesse.

 

 

Articolo a cura di Dott.ssa Noemi Sirtori, psicologa presso Spazio Donna