Iliade il poema della forza riletto da Weil e Bespaloff

Iliade il poema della forza riletto da Weil e Bespaloff

All’interno del programma annuale della nostra associazione, è finito il 29 marzo scorso un mini-corso in quattro lezioni, cui è stato dato un titolo evocativo: Pensare il presente ascoltando il passato. Due pensatrici del Novecento, Simone Weil e Rachel Bespaloff, rileggono l’Iliade.

Questo titolo è anche un’indicazione, una possibilità: che il nostro presente possa trarre “nutrimento” dall’indagare un passato che a prima vista può apparire estraneo alle esigenze dell’oggi.

Weil e Bespaloff, tra il 1938 e il 1940, anni cruciali che introducono alla 2°guerra mondiale, rileggono l’Iliade, e anche se indipendentemente l’una dall’altra, ne fanno emergere aspetti inesplorati e illuminanti; nascono due saggi, rispettivamente: ”L’Iliade, poema della forza” e “Dell’Iliade”.

Le due pensatrici “… tenendo gli occhi bene aperti sul loro tempo, riconoscono nel poema omerico una fonte di ispirazione e di orientamento per l’Europa devastata dai sogni di potenza di Hitler e, poi, dalla sua guerra, e individuano nella forza, sia pure diversamente intesa, il tema essenziale dell’Iliade.” Non c’è l’intenzione né la pretesa di riassumere il corso, tanto più che il livello altissimo delle lezioni fa sentire quasi inadeguate a parlarne, ma se qualcosa può arrivare a chi non ha partecipato, si può affrontare il discorso.

L’insegnante Bruna Colombo ha applicato ancora una volta il metodo di pensiero di Simone Weil, di cui è profonda conoscitrice, quello di non precipitare mai le conclusioni quando si procede nell’analisi di un argomento. In quattro partecipati incontri, con l’inusuale presenza di due uomini (richiamo “virile” della forza?), il discorso si è snodato attraverso un percorso di analisi, in cui si facevano via via più chiari, i nessi e le possibili conclusioni, mai date per definitive, di un argomento tanto impegnativo e sempre attuale.

Il nucleo centrale è stato il tema della forza, che è centrale all’Iliade, più degli eroi protagonisti che hanno colpito il nostro immaginario grazie alla scuola e ai film di successo. Si sono analizzati gli effetti che essa produce su chi ne è vittima, ma anche su chi la esercita, forza di cui si subisce il fascino, ma che rivela anche il suo carattere autodistruttivo. E’ sbagliato infatti credere che si possa padroneggiarla perché chi la esercita ne è sempre dominato, come inebriato, se la usa oltre il limite. La forza è nella natura e negli esseri umani e tende a espandersi se non incontra ostacoli, per fortuna il pensiero può interferire in direzione dell’equilibrio. Per questo credo sia sempre sbagliato usare la forza in una situazione di disparità di potere: quando le forze sono squilibrate non vi può essere giustizia.

Ma anche nell’Iliade, poema bellico per eccellenza, si riconosce il rovescio della forza e della guerra in alcuni momenti di grazia, dietro il quale si può intravedere la pace, quando sono in gioco i sentimenti, l’amore in tutte le sue forme: l’incontro prima del duello mortale, tra Ettore e Andromaca in cui l’uomo esprime la consapevolezza della distruzione e la pena per la possibile schiavitù della moglie (in tutte le guerre il corpo della donna è terreno di conquista), oppure l’incontro tra Achille e Priamo, supplice per riavere il corpo massacrato del figlio.

Il corso mi ha dato molto, impossibile raccontare tutto, so che ci ha lasciato materia a sufficienza per continuare a pensare; non è un caso che ora che si sta avvicinando il 25 aprile, mi tornano in mente tutte le riflessioni fatte sulla guerra, sulle responsabilità del presente di fronte alle generazioni che verranno. Si è detto che siamo responsabili di ciò che salviamo del passato, perché non tutto va bene, trasmettere è selezionare, e la responsabilità dell’eredità diventa più impellente tanto più è disorientato il presente.

Come scrive Simone Weil nel ’43: “Il futuro non ci porta nulla, non ci dà nulla; siamo noi che, per costruirlo, dobbiamo dargli tutto, dargli perfino la nostra vita. Ma, per dare, bisogna possedere, e noi non possediamo altra vita, altra linfa che i tesori ereditati dal passato e digeriti, assimilati, ricreati da noi”.

Rosaura Galbiati (Libera università delle donne di Cernusco)

Foto scattata durante il corso

2 commenti

LORENZO MICHELINI Scritto il18:38 - 23/12/2012

Meraviglioso, complimenti! Vorrei tanto aver l’occasione di conoscervi. Con molti amici qui in Toscana si cerca…si prova…si sbaglia, ma si fa, insieme il tentativo di non slegare il futuro dal passato, per molti è un fare inconsapevole, ma vale tanto lo stesso. Si fa, per es., il canto improvvisato in Ottava rima e si trova a “sfidarsi”, a “duellare” un trentenne con un 85enne, o due che insieme fan quasi due secoli, ma si canta dal contadino alle primarie, con inserimenti femminili di poetesse di tutto rispetto e nel fare cose antiche si percepisce un che di atemporale, che però se lo si approfondisce troppo quasi si rischia di vederlo svanire, però lo si fa: ereditato dal passato, digerito, assimilato, ricreato. Grazie, Lorenzo Michelini

pierangela Scritto il21:11 - 09/10/2013

grazie professoressa per il suo riassunto, in merito al llibro della weil.
avrei bisogno alcune dritte in merito :
la persona e il sacro, riflessioni sulle cause della liberta’ e dell’oppressione sociale.
grazie prof.sa colombo.