Le aspettative che uccidono i sogni

Le aspettative che uccidono i sogni

Il contesto culturale, la religione, la classe sociale e il contesto famigliare nel quale si nasce possono esercitare una grande influenza sulle possibilità e sulle opportunità che una bambina o un bambino hanno di seguire le proprie predisposizioni innate, di dare voce ai propri talenti e di seguire i propri sogni.

Il contesto culturale, la religione, la classe sociale e il contesto famigliare nel quale si nasce possono esercitare una grande influenza sulle possibilità e sulle opportunità che una bambina o un bambino hanno di seguire le proprie predisposizioni innate, di dare voce ai propri talenti e di seguire i propri sogni.

Può accadere che, alla nascita del figlio, i genitori già abbiano un’idea rispetto al ruolo che dovrà assumere il proprio bambino, ciò che dovrebbe diventare, cosa dovrebbe fare o non fare, i sogni che dovrebbe riuscire a realizzare. Consciamente o inconsciamente, capita che i genitori si aspettino che un figlio o una figlia siano l’estensione dei bisogni, delle ambizioni o della vita non realizzata dei suoi genitori.

Se questo ruolo non viene percepito dal figlio come adatto a sé , potrebbe generarsi a livello psicologico un senso di abbandono emotivo nel bambino che, divenuto adulto, imparerà a non prestare ascolto ai suoi sogni.

Un bambino con una grande predisposizione per l’arte o la creatività manuale potrebbe nascere, per esempio, in una famiglia dove ciò che più importa è la realizzazione intellettuale o economica. Se questo bambino non dovesse trovare sufficiente riconoscimento e supporto rispetto alla sua unicità, rischierebbe di abbandonare i suoi sogni ed interessi per tentare di sentirsi riconosciuto e parte della famiglia.

Nelle famiglie dove domina la figura del genitore ambizioso, il figlio può imparare presto che l’approvazione è condizionata. Sarà apprezzato e meritevole di amore quanto più si conformerà alle aspettative.

Le aspettative del genitore possono essere esplicite e dichiarate o implicite e manifestate attraverso il comportamento non verbale o la comunicazione di messaggi indiretti (espressioni di disappunto, il non rivolgere lo sguardo o la parola al figlio, complimenti all’altro figlio che risponde alle aspettative, confronti con amici o parenti, ecc.).

Anche la critica costante verso le amicizie e le frequentazioni del figlio, può inibire la spontaneità del bambino/ragazzo, rendendolo estremamente insicuro nelle relazioni e portandolo a tradire le proprie emozioni e sentimenti.

Quando si trovano costretti a reprimere la propria personalità in evoluzione per paura di sentirsi rifiutati o per timore di perdere l’approvazione, i bambini perdono contatto con i propri sogni, con gli interessi e i loro bisogni, imparando a tacere le voci di protesta dentro di loro. Il risultato è un “bambino tradito e abbandonato”, che continua a vive nell’adulto che diventa.

 

Articolo a cura di Dott.ssa Noemi Sirtori, psicologa presso Spazio Donna