Questioni di genere femminile e maschile nelle professioni

Questioni di genere femminile e maschile nelle professioni

Un termine declinato al femminile suona ancora strano, ma probabilmente facendoci l’abitudine sarebbe normalissimo.

È  tutt’ora argomento di discussione quotidiana in ambienti scientifici, politico, giornalistici e culturali  far rientrare nella lingua italiana corrente, sia scritta che parlata, alcune concordanze grammaticali che tengano conto del genere femminile a  cominciare proprio dalle professioni.
In effetti l’assegnazione e l’accordo di genere in italiano trovano difficoltà quando si tratta di indicare una professione di rilevanza, quindi prestigiosa, ritenuta da sempre prettamente di ruolo maschile, come architetto, chirurgo, direttore, ingegnere, ispettore, medico, notaio, procuratore, rettore, revisore dei conti,  oppure quando il ruolo é prettamente istituzionale come assessore, cancelliere, consigliere, deputato, funzionario, ministro, sindaco.

Le difficoltà che si provano quando determinati ruoli sono ricoperti da donne sono diverse, l’uso del genere maschile infatti è talmente comune e consolidato nel tempo,  che quando si tratta di capire il perché si continua a scegliere il genere maschile, si ricorre a motivazioni che riguardano la neutralità del genere maschile, la bruttezza di alcuni termini volti al femminile e l’incertezza sul “si potrà dire
assessora o magistrata”?

Ma quali sono le ragioni per le quali vengono preferite le forme maschili, dal momento che le corrispondenti forme femminili sono perfettamente compatibili con i meccanismi morfologici di formazione delle parole dell’italiano? Ecco alcuni validi interventi che possono contribuire a spiegare e allo stesso tempo a promuovere la forma al femminile:

“Politicamente o linguisticamente corretto?” Maschile e femminile: usi correnti della denominazione di cariche e professioni
Un estratto del lavoro di Alma Sabatini ”Il sessismo nella lingua italiana (1987)” sulla parità fra donna e uomo e il concetto di identità di genere
“Mi ascoltavano perché ero abile. E ho capito che potevo incidere”, la testimonianza di Daria De Pretis, Rettrice Università degli Studi di Trento

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