Cernusco celebra la giornata contro la violenza sulle donne. Alla Bottega del libro un drappo e decine di scarpe rosse ci ricordano che non bisogna abbassare la guardia

La giornata internazionale contro la violenza sulle donne è il 25 novembre ma Cernusco sul Naviglio ha giocato d’anticipo e ha voluto celebrare questa importante appuntamento con due giorni d’anticipo.
Giovedì 23 novembre, infatti, alla “Bottega del libro” si è svolta la presentazione del libro “Dipende da dove vuoi andare” di Stefania Convalle
Un romanzo che tratta il tema del femminicidio e dell’amore violento senza soffermarsi sui particolari più morbosi attaverso la storia di due donne Anna e Maria. Alla presentazione erano presenti anche il sindaco di Cernusco, Ermanno Zacchetti, l’assessora alla cultura Mariangela Mariani e quella alle Pari opportunità, Luciana Gomez che ha presentato lo Sportello Donna.
Davanti alla libreria è stata anche montata un’installazione per denunciare tutte le violenze sulle donne: un drappo rosso e molte scarpe rosse, lasciate da chiunque vuole partecipare all’iniziativa. Un fenomeno quello del femminicidio che non accenna a diminuire. Nei primi 10 mesi del 2017, infatti, sono state uccise 114 donne quasi quanto in tutto il 2016. 

Sulle pari opportunità continuiamo ad arrancare: Italia al 14° in Europa. Ma è in tutto il vecchio continente che qualcosa non funziona

L’Italia sulle pari opportunità arranca. A sostenerlo è uno studio compiuto dall’Istituto europeo per l’uguaglianza di genere (Eige). Al primo posto in Europa c’è un paese scandinavo, la Svezia, all’ultimo la Grecia.
Per stabilire la classifica l’Eige ha creato uno speciale indice articolato in sei domini principali: lavoro, denaro, conoscenza, tempo, potere e salute. Oltre a questi ci sono due domini satelliti: violenza contro le donne e diseguaglianze intersezionali. La situazione dell’Italia rimane ancora critica ma qualche progresso c’è stato: tra i domini principali dell’indice di Eige il nostro paese ha registrato un lieve miglioramento per quanto riguarda il potere e la conoscenza.
Ma a preoccupare è il livello troppo basso di pari opportunità in tutta l’Europa. “Stiamo avanzando a passo di lumaca – ha affermato Věra Jourová, commissaria per la giustizia, i consumatori e la parità di genere. – I nuovi risultati dell’indice sull’uguaglianza di genere ci dicono che la disuguaglianza è presente in tutti gli ambiti di vita; ciò significa che l’Europa ha il dovere di agire. Quest’anno proporrò ulteriori misure per promuovere il ruolo delle donne e assicurare pari retribuzione a parità di mansione. Puntare all’uguaglianza non vuol dire cercare di rendere le donne più simili agli uomini, ma creare un ambiente in cui entrambi i sessi abbiano pari opportunità di scelta e piena partecipazione alla vita sociale, lavorativa e familiare”.
 

Donne ai vertici nel mondo del lavoro? In Italia qualcosa si muove ma la parità di genere è ancora un miraggio

Forse non in tanti si ricordano che nel 2011, quando ancora al governo c’era Silvio Berlusconi, fu approvata una legge (120/2011, cosiddetta Golfo-Mosca) che introduceva le quote di genere nei consigli di amministrazione. Appena entrata in vigore si accese una discussione su i favorevoli e i contrari. Ma a distanza di sette anni si può fare un bilancio sugli effetti per la carriera delle donne?
Un primo dato può spiegare bene quanto ha inciso la Golfo-Mosca: nel 2008 le donne che sedevano nei consigli di amministrazione erano 170, il 5,9% del totale delle poltrone. Otto anni dopo, nel 2016, il numero è salito a 687, il 30,3% del totale (dati Openpolis).
Tuttavia è importante non fermarsi al freddo numero ma analizzare cosa c’è dietro. In primo luogo è necessario sottolineare che la legge prevede un obbligo di quote di genere dal primo rinnovo del cda e per tre mandati consecutivi; dal quarto decade l’obbligo. Un punto voluto da chi ha scritto la legge con un obiettivo preciso: generare un cambiamento di mentalità nel mondo del lavoro italiano tale da, in un futuro non troppo lontano, non dover più obbligare per legge delle quote di genere. Solo tra qualche anno, quando le società entreranno nella fase del quarto rinnovo, si potrà scoprire i reali effetti di questa legge.
Ma c’è un altro dato da analizzare: Se è vero che sono aumentate le donne nei consigli di amministrazione è altrettanto vero che solo pochissime di queste hanno dei ruoli rilevanti. Sono solo 17, infatti, le donne le amministratrice delegate; il 2,5% degli incarichi femminili. In conclusione si può quindi affermare che la 120/2011 è stata una legge necessaria per smuovere l’immobilismo del mondo del lavoro italiano ma che è solo il primo passo per arrivare alla parità di genere.

Questa casa non è una azienda. La recensione dello spettacolo per la Giornata internazionale della Donna scritto da Donnedioggi

Anche Cernusco sul Naviglio ha festeggiato la “Giornata internazionale della Donna”. In particolare la sera dell’8 marzo è andato in scena lo spettacolo “Questa casa non è un’azienda”, organizzato dal gruppo Udi, Donnedioggi- – Cernusco sul naviglio e Martesana (MI). Riproponiamo una recensione dello spettacolo scritta da Rosaura Galbiati, componente di Udi.
C’è un teatro che può allargare la mente e contrastare la banalità di uno sguardo di superficie, un teatro che può far riflettere, discutere, invitare a reagire e anche a combattere. Con questo intento il gruppo Udi Donne di Oggi Cernusco e Martesana, in occasione della Giornata Internazionale della Donna, ha proposto lo spettacolo “Questa casa non è un’azienda” di Luna e L’altra Teatro. Un titolo appropriato per parlare in modo semplice di temi complessi quali lavoro di cura, crisi ed economia della riproduzione.
Lo spettacolo analizza con intelligente ironia i problemi che investono la vita e il ruolo sociale della donna, perno dell’economia domestica. Le quattro attrici interpretano diversi personaggi: l’attempata farmacista Andreina, l’immigrata Jasna, la manager Sofia, madre in difficoltà, la colf Gina, la vitale vecchietta Iole e l’operaio Mario, unica figura maschile che esprime le sue personalissime teorie economiche. Il nodo comune alle esistenze diverse si coglie nel contrasto ideologico o “di classe” tra le protagoniste, ma al centro c’è la crisi, quella economica globale e le crisi personali con i differenti tentativi di rimanere a galla.
Tutti i protagonisti si interrogano sulla situazione, parlano della casa e intanto indagano il rapporto tra donna ed economia portando allo scoperto stereotipi, falsità che diventano realtà e rivelando verità nascoste sulla cosiddetta “economia della riproduzione” che riguarda valori d’uso e servizi ma non produce merci, che grava quasi interamente su spalle femminili. Si capisce come i due aspetti della vita delle donne, quello produttivo e quello riproduttivo, si intersecano continuamente, si intravede come le condizioni di uomini e donne non siano il prodotto di un destino biologico, ma soprattutto costruzioni culturali e sociali dove i rapporti si esprimono attraverso la divisione del lavoro tra i sessi e tra le classi.
Si mettono in scena infatti anche le relazioni sociali dove i rapporti sono diseguali, gerarchici e fitti di contraddizioni. Trova la giusta espressione il “lavoro emotivo” di colf e baby-sitter, immigrate che si occupano di bambini e case non loro, all’interno di una catena che le vede lasciarsi alle spalle ed affidare ad altri le proprie famiglie, con i conseguenti fenomeni di alienazione. Si coglie la tendenza del nostro sistema a trasformare in merce e in oggetto di consumi i corpi e la vita nei suoi legami più intimi, con la creazione di nuove ingiustizie e contraddizioni su scala globale.
Si intuiscono meccanismi nascosti dell’economia moderna come il taglio delle spese del welfare, il ricorso a forze lavoro a basso costo proveniente da paesi più poveri e lo sfruttamento del lavoro femminile invisibile all’interno delle pareti domestiche. I personaggi sono ritagliati in modo creativo e realistico insieme, si esprimono in una quotidianità che sa mostrare la marginalità esistenziale e sociale, la solitudine, le fughe lungo l’abitudine in una estenuante ritualità. Si alternano al centro della scena con i loro monologhi, vivono nelle stesso luogo ma sembrano conoscersi appena e pur avendo qualcosa in comune non si riconoscono.
I racconti sono accompagnati da strumenti musicali improvvisati ma da sonorità ricercate; voci e suoni descrivano un universo femminile che fa sorridere e commuovere, che irrita, inquieta e smarrisce, ma offre anche un antidoto alla rassegnazione. Emergono spezzoni di vita e attraverso le emozioni, i disagi, i ricordi piccoli e le battute di spirito, l’ironia trova sempre una via per esprimersi nonostante il tema sia tutt’altro che leggero. Le attrici hanno un tocco personale che rende interiori i movimenti, i suoni e gli sguardi, hanno talento. Si sono occupate di tutto: testo, regia, musiche, recitazione. E’ evidente che dietro lo spettacolo c’è un solido lavoro corale, un impegno personale profondo che risale al 2013.
Hanno incominciato da “Se dico casa…”, uno splendido monologo poetico di Rosangela Pesenti, che conclude lo spettacolo e che ora è diventato un prezioso libretto. E della casa, tema ispiratore e filo conduttore dello spettacolo, l’autrice scrive: “….Riparo materiale e simbolico, deposito di memorie e sperimentazioni, luogo di abitudini e mutamenti, nella casa si svolge la vita quotidiana e si intrecciano le relazioni a tutte le età. Le case sono le pagine su cui scriviamo le nostre storie più intime, testimoni mute che assorbono ed esprimono pensieri e sentimenti di chi le abita”. Tutto vero, come credo rimanga vera, purtroppo, la definizione che Anna Harendt aveva dato della casa come “luogo privato della più rigida disuguaglianza” opposto allo spazio pubblico, centro della libertà e del potere.
Rosaura Galbiati UDI Donnedioggi – Cernusco sul naviglio e Martesana (MI)

8 marzo, lo sciopero si avvicina: in piazza anche le donne precarie del mondo universitario

L’8 marzo si avvicina e si avvicinano anche le manifestazioni per rivendicare i diritti delle donne. Una mobilitazione che sta interessando molti settori della società. Perché le donne sono ancora discriminate in ogni contesto in cui si trovano: dai rapporti interpersonali alla famiglia, dalla scuola al mondo del lavoro. E anche l’università non fa eccezione.
Nel mondo accademico, infatti, sono poche le donne che raggiungono posizioni di vertice nonostante i loro risultati formativi siano nettamente migliori rispetto a quelli degli uomini in tutte le discipline. Tra i professori ordinari solo il 20% sono donne, mentre le rettrici sono solo 6 su 81 (fonte ricercatorinonstrutturati.it). Inoltre sono molte le donne costrette a lavorare con contratti precari e che per questo non possono godere dei diritti basilari per la maternità quando decidono di avere un figlio.
Allo sciopero dell’8 marzo promosso dal movimento “nonunadimeno“, quindi, aderiranno anche le donne del mondo dell’università; per protestare contro la violenza di genere, ma anche per denunciare le discriminazioni contro tutte le donne che lavorano nel mondo accademico. Lo hanno annunciato sul loro portale le donne del portale ricercatorinonstrutturati.it, una organizzazione spontanea di assegnisti, borsisti di ricerca e dottorandi nata per discutere della condizione dei ricercatori in Italia.

Gli studenti di Cernusco in piazza contro la violenza sulle donne. Rita Zecchini, assessore alle Pari Opportunità : «Sono loro la nostra speranza»

Centinaia di ragazze e di ragazzi hanno ballato in piazza per dire no alla violenza sulle donne. E’ stata questa la risposta di tutta la città di Cernusco sul Naviglio a un fenomeno che è ancora troppo diffuso nel tessuto della nostra società. Il flash mob è andato in scena davanti alla sede del Comune venerdì 25 novembre, la giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Hanno partecipato gli studenti dell’Itsos “Marie Curie” e dell’Ipsia “Majorana” insieme alla Rete Antiviolenza. “Questa manifestazione con così tanti ragazzi in piazza – ha detto l’assessore alle Pari Opportunità di Cernusco – Rita Zecchini, – mi fa pensare che c’è una speranza per cambiare questo mondo”.