Categoria Notizie dallo Sportello donna

Lo Sportello Donna: una presenza importante sul territorio

Un articolo pubblicato su  la 27esima ORA di Corriere.it , evidenzia uno studio di Patrizia Farina del dipartimento di Sociologia e Ricerca sociale dell’Università Milano Bicocca, da cui emerge che la donna che subisce violenza non é necessariamente disoccupata e non autonoma ma anzi molto spesso ha una posizione sociale ben definita.
Il dato colpisce, non solo perché offre lo spunto per parlare di un servizio come lo Sportello Donna, ma anche perché rileva che il disagio ed il bisogno di supporto interessano tutte le donne, indipendentemente dal ceto sociale di appartenenza e dal grado di scolarizzazione.

Negli anni il lavoro svolto dagli sportelli  ha rappresentato e rappresenta una porta aperta per le donne, un punto di riferimento, che insieme ad altri servizi sul territorio forma una rete di sostegno, di aiuto e di informazione nei casi più diversi.
I disagi che arrivano allo sportello sono diversi e spaziano dal bisogno di sostegno legale e/o psicologico dovuto alla separazione dall’ex compagno, al mancato pagamento degli alimenti da parte dell’ex-marito per il mantenimento dei figli, alla convivenza conflittuale perché la coppia appartiene a culture diverse, alla depressione legata alla solitudine, fino ai casi di maltrattamento e di violenza psicologica.

A questo proposito va detto che lo Sportello Donna di Cernusco sul Naviglio e dintorni è attivo dal 2008 e da marzo 2014 è affiancato anche da quello di Pioltello, in seguito ad una convenzione sottoscritta dalle due Amministrazioni comunali con l’Associazione BLIMUNDE.
L’intervento del servizio è  facilitato dal passaparola, dai volantini diffusi sul territorio e dagli operatori dei servizi sociali e territoriali.
Inoltre hanno funzionato bene le reti amicali, parentali e di volontariato, che hanno accompagnato le donne in difficoltà.
Alla luce dei fatti di cronaca, avere sul territorio uno o più sportelli, rappresenta un grande valore aggiunto e una presenza sicura di ascolto e di aiuto rivolto alle donne.
Qui tutte le indicazioni per lo sportello donna di Cernusco S/N, Pioltello e dintorni

Legge 40 sulla fecondazione eterologa: a che punto siamo?

La Corte Costituzionale interviene sempre più spesso per colmare i vuoti legislativi o per rendere attuali leggi che non sono al passo con i tempi.
E’ il caso della legge 40/2004 sulla procreazione medicalmente assistita, che ha costretto a migrare verso altri paesi, in particolare la Spagna, coppie non fertili che volevano realizzare il sogno di avere un figlio.

La sentenza dello scorso 9 aprile ha cancellato il divieto di fecondazione eterologa dando come motivazione quella che “avere figli esprime la libertà di autodeterminarsi”.
Quest’ultimo intervento si aggiunge ad altri, avvenuti nel corso di un decennio, che hanno stravolto la legge come la fine del divieto di produrre più di tre embrioni, la rimozione dell’obbligo di impianto contemporaneo di tutti gli embrioni prodotti, e la bocciatura del divieto di diagnosi pre-impianto.

Grazie a quest’ultima sentenza, e prima ancora che le linee guida del Ministro della Salute Beatrice Lorenzin sulla fecondazione eterologa fossero rese esplicite, le prime gravidanze sono già in atto con la donazione di gameti esterni alla coppia.
A questo proposito Filomena Gallo, segretario dell’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica, in un’intervista a Nextquotidiano commentava:

“Chi ha bisogno può rivolgersi a un centro di fecondazione medicalmente assistita e chiedere l’applicazione della tecnica se si hanno i requisiti. In caso di diniego siamo pronti a tornare in tribunale, perché la tecnica è lecita e non applicarla costituisce una lesione di diritti fondamentali”.

Diversi sono i quesiti che si pongono ora riguardo il percorso per iniziare la fecondazione eterologa che deve tener conto sì di procedure ma anche di informazione. Prima di tutto la coppia sposata o convivente interessata alla donazione di gameti deve sapere che può accedere ad un centro pubblico o privato e avviare le visite specialistiche. Fra i requisiti richiesti è necessaria la certificazione di assoluta infertilità per uno o entrambi i partner e lo stato di buona salute della coppia.
Dal punto di vista pratico, e in attesa di uniformare le procedure a livello nazionale, aspettando quindi che anche le altre regioni si muovano in questo senso,  la regione Toscana, ha fatto da capofila, seguita poi da Liguria ed Emilia Romagna, affrontando le numerose problematiche sorte. Un esempio è il pagamento del ticket, che potrà essere gratuito oppure commisurato al reddito.
Fonti  e letture consigliate:

http://www.lagravidanza.net/
http://www.lagravidanza.net/
http://www.wired.it/
http://www.ansa.it/
http://www.wired.it/
http://www.voxdiritti.it/

 
E-book FrancoAngeli“La procreazione medicalmente assistita e le sue sfide. Generi, tecnologie e disuguaglianze” di Lia Lombardi, Silvia De Zordo.
Il libro affronta gli aspetti critici e l’impatto delle tecnologie riproduttive sulle donne, sugli uomini e sui percorsi genitoriali in genere, tenendo sempre presente la questione delle diseguaglianze e dei rapporti di potere insiti nelle relazioni tra i generi, così come nella relazione tra medico e paziente, e tra legislatore e cittadino/a.
 
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“Etica Oggi. Fecondazione eterologa, “guerra giusta”, nuova morale sessuale e altre questioni contemporanee” di Michela Marzano.
Il libro affronta come regolarsi rispetto alla fecondazione eterologa, all’eutanasia, ai diritti degli animali e agli organismi geneticamente modificati. Che cosa resta oggi della “liberazione sessuale” degli anni Sessanta e Settanta? Con Michela Marzano l’etica non si interessa più solo di questioni astratte, ma anche e soprattutto dei “nuovi” problemi del nostro tempo, che riguardano da vicino chiunque, per via della sua professione o del suo impegno, si confronti con scelte difficili. 

 
8856841738.01._SX150_SCLZZZZZZZ_“Il divieto di donazione dei gameti. Fra Corte Costituzionale e Corte Europea dei Diritti dell’Uomo” di Marilisa D’Amico Benedetta Liberali
Il libro  si propone di fornire un inquadramento sistematico dei diversi profili di illegittimità espressa dalla Corte Costituzionale sulla legge n. 40/2004 sulla procreazione medicalmente assistita, con particolare attenzione alla dimensione sovranazionale che sempre più caratterizza la tutela dei diritti e la materia della procreazione assistita, in particolare a seguito della pronuncia resa, su analoga questione, nei confronti dell’Austria dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo.
 

Expo e le donne, due concorsi dedicati al mondo femminile in vista di Expo 2015

WEWomen for EXPO è un progetto di Expo Milano 2015  in collaborazione con il Ministero degli Affari Esteri e la Fondazione Arnoldo e Alberto Mondadori. 

E’ UN NETWORK CHE INTENDE RAGGIUNGERE E COINVOLGERE IL MAGGIOR NUMERO POSSIBILE DI DONNE DI TUTTI I PAESI a favore del loro ruolo nella vita quotidiana e professionale, vista come motore di crescita e di cambiamento in tutto il mondo.

WEWomen for EXPO propone due concorsi volti a valorizzare il mondo delle start up al femminile:

WE-Progetti delle Donne, un concorso teso a valorizzare il talento femminile e a sostenere l’iniziativa, l’intraprendenza, la creatività e l’imprenditorialità delle donne tramite la promozione e la premiazione di progetti di start up di imprese femminili.
WE-Progetti per le Donne, un concorso volto a dare visibilità e riconoscimento ai progetti che abbiano delle ricadute significative sul miglioramento della qualità della vita della donna.

 WEWomen for EXPO si sviluppa attraverso quattro progetti:

La Tavola del mondo: consiste in un collegamento via tv e via web che riunirà attorno un tavolo, il primo maggio 2015, giorno dell’inaugurazione di Expo, le rappresentanti di WEWomen for EXPO provenienti da ogni parte del mondoartiste, scienziate, esponenti della società civile, rappresentanti di ONG e associazioni.

Il Romanzo del mondo: una grande narrazione mondiale, fatta di racconti brevi, di memorie, di emozioni profonde legate al cibo.

Global Creative Thinking:  un gruppo di creative internazionali sarà chiamato a realizzare la prima installazione multimediale e multisensoriale ispirata al nutrimento, che al termine dell’evento verrà donata alla città di Milano.

Concorsi per imprenditrici:  una sezione speciale sarà dedicata alle capacità imprenditoriali femminili.

 I concorsi terminano il 31 Ottobre 2014. Per partecipare è necessario registrarsi e inviare la propria candidatura al sito.
 
 
 
 

Approvata in Francia la legge sulla parità reale tra uomo e donna

Ill 23 luglio è stata approvata a grande maggioranza dal senato francese la legge sull’uguaglianza reale tra uomo e donna.
L’ argomento chiave di questa legge quadro, il cui progetto completa i testi adottati in questi ultimi decenni in materia di eguaglianza professionale e di violenza sulle donne, ha come principale novità la riforma del congedo parentale, al fine di stabilire pari responsabilità tra padre e madre rispetto alla prole.

Se non c’è uguaglianza sulla responsabilità dei genitori, non può esserci uguaglianza nelle professioni e quindi nel mondo del lavoro per le donne

ha affermato la ministra e portavoce del governo per i diritti delle donne Najat Vallaud-Belkacem.

Il congedo parentale ha come novità principale la durata del distacco lavorativo in occasione della nascita del primo figlio che viene portato a un anno, mentre per il secondo figlio il congedo viene ampliato a tre anni, a condizione che almeno sei mesi siano goduti dal padre.

Altri aspetti della legge riguardano:

il divieto ai concorsi di bellezza per le minori di anni 16
le maggiori tutele per le donne che vogliono abortire: con la nuova legge l’aborto è diventato un diritto a prescindere dalle motivazioni. Fino ad oggi una donna per abortire doveva dichiarare di essere povera, sola, oppure di essere in “situation de détresse”, cioè in condizione di disagio e disperazione
l’aumento delle pene quando non vengono pagati gli assegni di mantenimento
la garanzia sugli alimenti da parte dello Stato quando il genitore separato non provveda e con l’obbligo di restituire la somma anticipata
le violenze coniugali; il giudice potrà espellere il coniuge violento con un provvedimento immediato senza attendere la condanna penale
il numero telefonico unico nazionale “3919” per rispondere alle chiamate che denunciano violenze coniugali, mutilazioni sessuali o matrimoni forzati
le gare di appalto pubbliche; le aziende che pagano più l’uomo che la donna a parità di mansione non potranno più parteciparvi
l’amministrazione pubblica; le comunicazioni devono essere inviate con il cognome della donna e non con quelle del marito

La novità di questa legge francese consiste nel fatto che influisce in ogni aspetto della vita della donna, introducendo i necessari correttivi alle leggi già esistenti,  implicando quindi l’effettiva applicazione di quest’ultime sostanzialmente poco applicate a causa di molte resistenze, come successo in Italia per la legge 194, molte volte inapplicata a causa di un numero elevato di coloro che si oppongono per obiezione di coscienza.
C’è da auspicare che la Francia, pioniera in questo percorso, possa diventare un modello per ripensare alla normativa vigente anche qui in Italia.

Questioni di genere femminile e maschile nelle professioni

Un termine declinato al femminile suona ancora strano, ma probabilmente facendoci l’abitudine sarebbe normalissimo.

È  tutt’ora argomento di discussione quotidiana in ambienti scientifici, politico, giornalistici e culturali  far rientrare nella lingua italiana corrente, sia scritta che parlata, alcune concordanze grammaticali che tengano conto del genere femminile a  cominciare proprio dalle professioni.
In effetti l’assegnazione e l’accordo di genere in italiano trovano difficoltà quando si tratta di indicare una professione di rilevanza, quindi prestigiosa, ritenuta da sempre prettamente di ruolo maschile, come architetto, chirurgo, direttore, ingegnere, ispettore, medico, notaio, procuratore, rettore, revisore dei conti,  oppure quando il ruolo é prettamente istituzionale come assessore, cancelliere, consigliere, deputato, funzionario, ministro, sindaco.

Le difficoltà che si provano quando determinati ruoli sono ricoperti da donne sono diverse, l’uso del genere maschile infatti è talmente comune e consolidato nel tempo,  che quando si tratta di capire il perché si continua a scegliere il genere maschile, si ricorre a motivazioni che riguardano la neutralità del genere maschile, la bruttezza di alcuni termini volti al femminile e l’incertezza sul “si potrà dire
assessora o magistrata”?

Ma quali sono le ragioni per le quali vengono preferite le forme maschili, dal momento che le corrispondenti forme femminili sono perfettamente compatibili con i meccanismi morfologici di formazione delle parole dell’italiano? Ecco alcuni validi interventi che possono contribuire a spiegare e allo stesso tempo a promuovere la forma al femminile:

“Politicamente o linguisticamente corretto?” Maschile e femminile: usi correnti della denominazione di cariche e professioni
Un estratto del lavoro di Alma Sabatini ”Il sessismo nella lingua italiana (1987)” sulla parità fra donna e uomo e il concetto di identità di genere
“Mi ascoltavano perché ero abile. E ho capito che potevo incidere”, la testimonianza di Daria De Pretis, Rettrice Università degli Studi di Trento

Donne e gatti: un legame speciale

Chi con i gatti ci vive, sa benissimo che tra gli umani e i felini c’è un forte attaccamento ed una comunicazione vera e propria, c’è intesa, e molto spesso sono proprio le donne che amano avere la compagnia di questi amici tanto da circondarsene non solo a casa ma anche sulle bacheche elettroniche del web. 

Il misterioso legame tra gli amati felini e le donne è stato messo in luce da una ricerca condotta dalla studiosa Manuela Wedl, dell’Università di Vienna, che aveva come oggetto di studio le caratteristiche e i benefici dell’interazione con questi animali.

Dall’indagine si è rilevato che l’interazione  riduce lo stress e ha un effetto positivo sulla salute. Più in generale lo speciale rapporto a due che si crea con il gatto aiuta a sviluppare le capacità di apprendimento e di empatia nelle persone.

Studiando la relazione, la ricerca ha distinto per genere, focalizzando il comportamento dei gatti a seconda se fossero in presenza di donne o uomini. Da qui la constatazione che i gatti interagisco di più con le donne perché quest’ultime entrano maggiormente in relazione con loro attraverso la voce, parlano di più con i loro animali e hanno una presenza maggiore in casa, un maggior contatto fisico, attraverso il gioco e le coccole.

Lo studio mette in evidenza come il comportamento del gatto è più influenzato dal genere femminile proprio per le sue caratteristiche specifiche, determinando così il comportamento e il benessere del felino.

Manuela Wedl, definisce questa relazione tra gatti e donne “molto intensa”.

 
 
 

Divorzio? Cambiano i tempi

A 40 anni di distanza dal referendum del 1974, che ha confermato anche in Italia la legge sul divorzio, l’Italia taglia i tempi necessari all’ottenimento dello scioglimento dal momento della separazione.

La Camera dei Deputati ha infatti approvato a grande maggioranza (381 si e 30 no), la riduzione a sei mesi dei tempi necessari  nel caso di divorzio consensuale, e a dodici mesi se c’è disaccordo tra i coniugi.
I tempi necessari sono indipendenti dalla presenza o meno di figli minori, che comunque, influiranno esattamente come oggi sulle decisioni del giudice. Il testo passa ora al Senato, ma vista la maggioranza superiore al 90% non dovrebbero esserci particolari problemi perché la nuova legge diventi esecutiva entro giugno.
I nuovi limiti saranno validi anche per le procedure di divorzio già iniziate nei due anni precedenti e potranno velocizzare i tempi per arrivare all’udienza di scioglimento. Per quanto riguarda l’eventuale comunione dei beni, questa sarà operativa già dalla prima notifica da parte del giudice riguardante la separazione.

La legge italiana, anche se modificata, rimane comunque piuttosto distante da quelle di altri Paesi europei: in Francia se la decisione di porre fine all’unione è consensuale non è necessario alcun periodo di separazione e non serve nemmeno l’udienza dal giudice, in Gran Bretagna se si dichiara che vi è stato da parte dell’altro coniuge un “comportamento che rende insostenibile la prosecuzione del rapporto” il giudice può dichiarare immediatamente sciolto il matrimonio.

Sono indecisa, non so a chi devolvere il 5 per mille delle tasse

Si avvicina il momento della dichiarazione dei redditi e con esso anche la concreta possibilità di destinare una piccola parte delle tasse a un’iniziativa benefica a propria scelta o, in alternativa, a uno degli oltre 8000 comuni italiani.

Il momento della scelta implica essere preparate e sapere quindi a chi devolverli. La scelta eventuale di destinarli ad un comune per quanto possa sembrare astratta, può essere invece un’azione concreta  e facilmente controllabile soprattutto in una realtà relativamente piccola.

Una realtà come Cernusco, per citare un contesto di 31.050 di abitanti (M 14.839, F 16.211) , nel 2012,  l’ultimo anno di cui sono disponibili i dati, il ricavato verrà utilizzato esclusivamente per attività sociali.
Sono stati  501 i cernuschesi che hanno scelto di destinare il loro 5 per mille al comune di Cernusco Sul Naviglio che a sua volta ha destinato i 17.000 euro raccolti al sostegno a minori in difficoltà e ai disabili, raggiungendo  il cinquantunesimo posto tra tutti i comuni italiani superando così anche grossi centri con oltre 100.000 abitanti.

“L’aiuto ai minori rappresenta una delle voci di spesa più importanti nel bilancio delle politiche sociali,” commenta l’Assessore Rita Zecchini – “da tempo la nostra Amministrazione è attiva da un lato sull’assistenza e dall’altro su progetti specifici legati alla prevenzione del disagio, che per noi ricoprono un valore strategico. Il mio grazie va a chi ci ha aiutato e a chi vorrà farlo anche quest’anno, speriamo in numero sempre più consistente.”

Per destinare la quota del cinque per mille al comune di residenza è sufficiente apporre la firma nell’apposito riquadro, senza bisogno cioè di inserire il codice fiscale del ricevente visto che l’attribuzione avverrà automaticamente.

La scelta deve essere una sola,  sicuramente  conoscerne l’utilizzo dà valore e motiva la decisione.
Sul sito dell’Agenzia delle Entrate, il motore di ricerca consente di poter effettuare una selezione per provincia, denominazione, codice fiscale.

Posso dare a mio figlio solo il mio cognome?

L’Unione Europea condanna l’Italia perché “dare ai figli il cognome della madre è un diritto”.
I genitori devono avere il diritto di dare ai figli anche solo il cognome materno. È questa la decisione della Corte europea dei diritti umani di Strasburgo che ha condannato l’Italia per aver violato i diritti di una coppia di coniugi che volevano dare alla figlia il cognome della madre invece di quello del padre.
Nella sentenza, che è diventata definitiva in aprile 2014, i giudici fanno presente al nostro Paese il dovere di “adottare riforme legislative o di altra natura” per rimediare alla violazione riscontrata.

A fare ricorso alla Corte di Strasburgo è stata una famiglia milanese, alla quale lo Stato italiano ha impedito di registrare all’anagrafe la figlia Maddalena, nata nel 1999, con il cognome materno anziché quello paterno.
Durante i vari gradi di giudizio sono nati altri due figli, un’altra femmina e un maschio.
Tutti e tre, attualmente hanno anche il cognome della donna, in base a un’autorizzazione concessa per via amministrativa. “Si TRATTA DI UNA SPECIE DI CORTESIA CHE VIENE FATTA – dice la madre – Non è la stessa cosa del poter scegliere di usare il cognome materno”.
La coppia, che sin da allora si è battuta per vedersi riconosciuto questo diritto, ha vinto oggi a Strasburgo. I giudici della Corte hanno infatti condannato l’Italia per avere violato il diritto di non discriminazione tra i coniugi in congiunzione con quello al rispetto della vita familiare e privata.

In particolare, i giudici sostengono che “se la regola che stabilisce che ai figli legittimi sia attribuito il cognome del padre può rivelarsi necessaria nella pratica, e non è necessariamente una violazione della convenzione europea dei diritti umani, l’inesistenza di una deroga a questa regola nel momento dell’iscrizione all’anagrafe di un nuovo nato è eccessivamente rigida e discriminatoria verso le donne”.
Nella sentenza i giudici sottolineano anche che la possibilità introdotta nel 2000 di aggiungere al nome paterno quello materno non è sufficiente a garantire l’eguaglianza tra i coniugi e che quindi le autorità italiane dovranno cambiare la legge o le pratiche interne per mettere fine alla violazione riscontrata.